“Lasciamoci conquistare dallo sguardo di Gesù, come San Matteo”

Durante la messa ad Holguín, papa Francesco celebra la festa del pubblicano che diventò apostolo ed invoca l’intercessione della Vergine della Carità del Cobre sul popolo cubano
 
Holguín, Cuba, 21 Settembre 2015 (ZENIT.org) Luca Marcolivio
 
La vicenda di San Matteo, il pubblicano convertito e conquistato dalla chiamata di Gesù Cristo, è di grande attualità ed è in forte sintonia con la storia di Cuba e del suo popolo.

Nel giorno della festa liturgica dedicata all’apostolo ed evangelista, papa Francesco ha presieduto la messa a Plaza de la Revolucion, ad Holguín, dove è stato accolto dal vescovo locale, monsignor Emilio Aranguren Etcheverría.

Durante l’omelia, il Pontefice ha ricostruito la storia della vocazione di Matteo (cfr Mt 9,9-13), un “gioco di sguardi” con il Signore che si è rivelato “in grado di trasformare la storia”.

È stato proprio lo “sguardo di Gesù” che ha avuto la forza di “smuovere” il pubblicano e “farlo alzare”. Matteo apparteneva a una categoria di “peccatori”, “traditori” e “malvisti”, che vivevano “isolati e disprezzati dagli altri”: con loro non si poteva parlare, né tantomeno pregare.

L’occhio di Gesù su Matteo è però diverso: il suo sguardo di “misericordia” apre il cuore del pubblicano, rendendolo “libero”, guarendolo e conferendogli “una speranza” e “una nuova vita”, come avviene anche con Zaccheo, Bartimeo, Maria Maddalena e Pietro. “Anche se noi non osiamo alzare gli occhi al Signore, Lui ci guarda per primo”, ha commentato il Santo Padre.

Del resto, ognuno di noi è “un peccatore su cui Gesù ha posto il suo sguardo”, ha aggiunto Francesco, invitando a “fare, a casa o in chiesa, un momento di silenzio per ricordare con gratitudine e gioia quella circostanza, quel momento in cui lo sguardo misericordioso di Dio si è posato sulla nostra vita”.

Gesù esprime un amore che “ci precede” e uno sguardo che “anticipa le nostre necessità”; Egli guarda “oltre le apparenze, al di là del peccato, del fallimento o dell’indegnità” o della “categoria sociale a cui apparteniamo”. Guardando alla “dignità di figlio, a volte sporcata dal peccato”, Gesù cerca proprio “coloro che si sentono indegni di Dio, indegni degli altri”.

Conquistato dallo sguardo d’amore di Cristo, Matteo risponde positivamente al suo “Seguimi”. All’amore consegue la missione. Lasciato il banco delle imposte, dietro al quale era abituato a “riscuotere” e “prendere dagli altri”, Matteo, imitando Gesù, inizia a “dare” e ad “offrirsi agli altri”.

Così come è avvenuto per questo apostolo, l’amore di Gesù “guarisce le nostre miopie e ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto”, ci invita a superare “i nostri pregiudizi, le nostre resistenze al cambiamento degli altri e anche di noi stessi”.

La sfida di Matteo per noi, oggi, si esprime in una serie di interrogativi: “credi che sia possibile che un esattore si trasformi in un servitore? Pensi che sia possibile che un traditore diventi un amico? Pensi che sia possibile che il figlio di un falegname sia il Figlio di Dio?”.

L’invito di papa Francesco è quello di lasciarsi “guardare dal Signore nella preghiera, nell’Eucaristia, nella Confessione, nei nostri fratelli, soprattutto quelli che si sentono abbandonati, più soli”.

Lasciandoci “guardare dal Signore nella preghiera, nell’Eucaristia, nella Confessione, nei nostri fratelli, soprattutto quelli che si sentono abbandonati, più soli”, possiamo imparare a “guardare come Lui guarda noi”, a condividere “la sua tenerezza e la sua misericordia con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà”.

In ognuno di noi, Cristo “vede sempre quello che c’è di più autentico in ogni persona, che è appunto l’immagine del Padre”, ha aggiunto il Pontefice.

Con riferimento alla realtà della Chiesa cubana, il Santo Padre ha sottolineato come essa stia “lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo”, con una “menzione speciale” per le cosiddette “case di missione” che, “data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria”.

Bergoglio ha concluso l’omelia invocando l’intercessione della Vergine della Carità del Cobre, “che Cuba ha accolto tra le sue braccia aprendole le sue porte per sempre”, chiedendole di mantenere il suo sguardo misericordioso sul popolo cubano, in particolare sulle “persone che possono avere l’impressione che per loro non c’è posto”.
 
(fonte: Zenit, 21.09.15)