La risposta più convincente ai problemi del nostro tempo

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(…) In tutto questo, lasciatemi dire, riconosciamo l’ironia di Dio. All’invadenza del potere, che avanza apparentemente incontrastabile, Cristo non oppone un altro potere, ma una scalcagnata compagnia umana, «una compagnia di uomini» scelti da Lui, perché la Sua presenza non venga mai a mancare nel tempo e nello spazio, e con essa, come disse una volta Giussani con un’immagine stupenda, «contende palmo a palmo il terreno alla notte» (L. Giussani, Tutta la terra desidera il Tuo volto, San Paolo, Cinisello Balsamo-Mi 2015, p. 116). Ne abbiamo avute molte di testimonianze…
Quando vedo alcuni dei nostri ragazzi che si vogliono bene come non si crede più possibile oggi, in un modo così puro, intenso e insieme trasparente, spalancato a tutti, vedo in loro la risposta più convincente e contagiosa ai problemi che riempiono le discussioni sulla morale del nostro tempo. Concedetemi di leggervi quello che scrive un nostro ragazzo di 24 anni a un amico:
 

«Io la amo. Ed amo Cristo, sì finalmente posso dire che Lo amo! Lo amo e voglio dargli tutto… voglio dare tutto per il Suo Regno, voglio spendere il resto della mia vita per il Suo Regno, perché sono felice, perché sono grato. Lui mi ha conquistato. (…) E questo attraverso di lei. Amo Lui attraverso di lei e amo lei così tanto, perché capisco che me l’ha data Lui. Il mondo è cambiato per me, io sono cambiato. Tutto è simile a prima eppure tutto è nuovo. (…) Tu lo sai, ho vissuto così tanto tempo tormentato dal desiderio di vederLo Presente nella carne, una carne che potessi vedere e toccare… e poi un fiore è spuntato. All’improvviso. E l’Amore del Padre ha sfolgorato nel mio cuore e nella mia vita. Ora amo la vita, l’amo così tanto, ed amo persino tutto quel che ho sofferto, si lo amo, amo la mia sofferenza perché era sofferenza degna di essere vissuta: la mia sofferenza era il tormento del desiderio di vedere l’Incarnazione, di vedere Cristo incarnarsi nella mia vita… Questo è vivere. Questo è Vita».

 
La bellezza di una compagnia sacramentale come la nostra (…) è che rende possibile voler bene così, perché un ragazzo non potrebbe parlare del suo amore per la ragazza in questo modo senza Cristo, senza l’esperienza dell’umano che nasce nella nostra compagnia: realmente Cristo «compie l’umano». La risposta di Dio alla «crisi» dei tempi non è un discorso, ma l’avvenimento di una bellezza, una bellezza disarmata, appunto. Quale bellezza? Il fatto che l’Infinito, il Divino, possa entrare dentro la carne del rapporto tra un uomo e una donna in carne ed ossa, trasfigurandolo e potenziandone la capacità affettiva al punto tale da renderlo un’immagine di Sé, gloria Sua. Dentro e attraverso il segno, il Mistero si rende realmente già ora sperimentabile, al punto che attraverso l’amore reciproco tra un uomo e una donna, così come nell’amicizia vera, nella comunione cristiana, è realmente l’Infinito che si rende presente. Insomma, questa Bellezza è incontrabile in un segno, in una realtà umana, fragile e “scalcagnata” quanto si vuole, eppure in cui brilla una Presenza che non è di questo mondo. Questo segno è la Chiesa che il movimento ci ha insegnato ad amare. Chi vive del rapporto con questa Presenza tende a riempire tutta la realtà di positività e di speranza.
 

(Dagli appunti degli interventi di D. Prosperi e J. Carrón alla Giornata d’inizio anno degli adulti e degli studenti universitari di CL)