Il sasso che fece sanguinare l’immagine di Maria

Il santuario di Re, in Val Vigezzo

di Margherita Del Castillo
 
Re è un piccolo paese della Valle Vigezzo (provincia del Verbano, in Piemonte) orientale che deve il suo nome all’espressione dialettale “ri”, ovvero torrente, oggi celebre per un episodio miracoloso avvenuto sul finire del XV secolo. A quell’epoca era uno dei tanti villaggi disseminati nella valle, con una piccola chiesetta, dedicata a San Maurizio, sulla cui facciata un affresco riproduceva una dolcissima Madonna del Latte.

Una sera di aprile del 1494 un uomo, soprannominato Zuccone dai suoi compaesani, stizzito per aver perso al gioco della piodella organizzato proprio di fronte alla chiesa,  tirò una pietra contro l’immagine della Vergine che cominciò a sanguinare dalla fronte. L’effusione del sangue profumato durò quasi un mese ed è attestata da documenti dell’epoca, sottoscritti dalle autorità cittadine. Subito dopo il miracolo, attorno alla santa immagine si costruirono un altare e una cappella inglobata nella chiesa già esistente, che all’inizio del Milleseicento, dato il numero sempre crescente di fedeli e pellegrini che qui accorrevano, venne strutturalmente modificata e ampliata. Nel nuovo Santuario l’effigie miracolosa viene lasciata al centro della chiesa e alle sue spalle, una decina di anni più tardi, vengono aggiunti i preziosi stalli del coro in legno intagliato. Sul fondo una pala ottocentesca di Lorenzo Peretti raffigura il martire romano Maurizio, titolare della primitiva chiesa e dell’attuale parrocchia.

Il 1627 è l’anno della consacrazione. Nel corso del Settecento l’altare ligneo viene sostituito con un’ara di marmi preziosi, concepita come una nicchia per proteggere l’affresco al fianco del quale due angeli sono in adorazione mentre putti alati, sulla cuspide, sorreggono la corona della Regina del cielo e della terra. Sul retro dell’altare in un tabernacolo è custodita una piccola ampolla di vetro con i resti del sangue sgorgato dall’affresco e una pezza di seta cosparsa di chiazze rosso scuro con cui si asciugò il viso di Maria durante l’episodio miracoloso.

L’anonimo autore dell’immagine sacra, sulla fine del XIV secolo, rappresentò Maria con in grembo il Bambino benedicente e nella mano destra tre rose, simbolo della Sua Verginità e del Rosario. Un cartiglio ai Suoi piedi recita le seguenti parole, proprie degli antichi padri della Chiesa: in gramio Matris sedet sapientia Patris , “in grembo alla Madre sta la sapienza del Padre”, rivelando il compito missionario di Maria, madre e nutrice del Verbo incarnato.

Ricorrendo il quattrocentesimo anniversario del miracolo, si decise di realizzare un tempio grandioso che intersecasse la chiesa di San Maurizio. Il progetto fu affidato all’architetto Collamarini che realizzò, in pietra locale, una chiesa bizantineggiante, come suggeriscono le tre grandi cupole che dominano la valle, mentre lo spazio interno è caratterizzato da due ordini di colonne monumentali sulle quali formelle, in smalto su rame, raffigurano la Via Crucis. Nell’agosto del 1958  il santuario venne inaugurato definitivamente. Fu l’occasione per papa Pio XII di insignirlo del titolo di Basilica Minore.
 
(fonte: lanuovabq.it, 31.10.15)