Con la sentenza della Consulta avanza la “cultura dello scarto”

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Roma 11nov2015 –  Con la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 pubblicata oggi, la ‘cultura dello scarto’ compie un altro passo avanti in Italia. Inserendo definitivamente i principi dell’eugenetica nell’ordinamento italiano, sarà dunque possibile eliminare gli embrioni portatori di malattie genetiche.

L’embrione è ormai ridotto a un bene di consumo, da usare e gettare se difettoso. Il prossimo passo sarà la produzione di esseri umani allo stadio embrionale per la riparazione di soggetti adulti malati, non identificati sufficientemente in tempo per non farli nascere.

A prevalere sono ancora una volta logiche di discriminazione a vantaggio del più forte lungo un pendio scivoloso per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche”. Lo afferma in una nota Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita.

Con l’odierna sentenza cade il divieto assoluto di selezione degli embrioni: la Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico le patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull’aborto.

La sentenza, la 229/2015, depositata oggi, è stata redatta dal giudice Rosario Morelli. La questione di costituzionalità  era stata sollevata dal Tribunale di Napoli nell’ambito di un procedimento penale contro un gruppo di medici rinviati a giudizio con l’accusa di realizzare la produzione di embrioni umani con fini diversi da quelli previsti dalla legge 40, effettuando una selezione eugenetica e la soppressione di embrioni affetti da patologie. La Corte Costituzionale aveva già  stabilito in una recente sentenza l’illegittimità  costituzionale della legge 40 sulla fecondazione assistita nella parte in cui vietava l’accesso alla fecondazione e alla diagnosi pre-impianto alle coppie fertili affette da gravi patologie genetiche e dove sussistano le stesse condizioni che consentono l’aborto terapeutico. Alla luce di questa decisione, contenuto nella sentenza del 2015, “quanto è divenuto così lecito, per effetto” di questa pronuncia, “non può dunque – per il principio di non contraddizione – essere più attratto nella sfera del penalmente rilevante”, si legge nella sentenza odierna.
 
fonte: siallavita