Chiesa indietro di 200 anni? La risposta di Francesco: «non ci interessa adeguarci al mondo»

Francesco papa

(dal sito UCCR)
 
«Che la Chiesa sempre abbia l’identità disposta da Gesù Cristo; che tutti noi abbiamo l’identità che abbiamo ricevuto nel battesimo, e che questa identità per voler essere come tutti, per motivi di‘normalità’, non venga buttata fuori». Queste le parole di ieri mattina del Santo Padre, durante l’omelia a Santa Marta, che rilevano ancora una volta l’adeguatezza del Pontefice nel mantenere la giusta rotta della Chiesa, emarginando contemporaneamente alcune correnti gnostiche che la stanno infestando, tra cui il progressismo-sessantottino e il tradizionalismo-socciano.

Leggendo queste parole ci è venuta subito in mente la famosa intervista al card. Carlo Maria Martini: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni». La sua critica fu sopratutto rivolta al non adeguamento al mondo della morale sessuale, «dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un’autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?», si chiese. Così come parlò delle “famiglie allargate” e dei divorziati: «La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?».

Il compianto cardinale fu un uomo di grande spessore intellettuale e morale e il suo pensiero fu giustamente oggetto di riflessione. A lui rispose ilcard. Camillo Ruini: «A mio parere, occorre distinguere due forme di distanza della Chiesa dal nostro tempo. Una è un vero ritardo, dovuto a limiti e peccati degli uomini di Chiesa, in particolare all’incapacità di vedere le opportunità che si aprono oggi per il Vangelo. L’altra distanza è molto diversa. È la distanza di Gesù Cristo e del suo Vangelo, e per conseguenza della Chiesa, rispetto a qualsiasi tempo, compreso il nostro ma anche quello in cui visse Gesù». Ci sembra una risposta corretta e adeguata.

Rispetto alla prima distanza, la persona di Papa Francesco è diventata certamente un antidoto al peccato e allo scandalo causato da molti sacerdoti. La Chiesa, nonostante venga scalfita mediaticamente quasi quotidianamente da notizie terribili che riguardano uomini di Chiesa, riesce comunque a mantenere una stima generale e un’autorità morale a livello mondiale. Questo è dovuto certamente al fatto che i sacerdoti e i vescovi con cui i fedeli hanno a che fare quotidianamente nella loro vita parrocchiale sono veri uomini di Dio, le notizie sui giornali di qualche mela marcia non riuscirà mai a mettere in difficoltà chi ha un’esperienza personale positiva. Inoltre, come dicevamo, anche chi non vive un’esperienza di fede riesce comunque a guardare positivamente alla Santa Sede proprio grazie alla luminosità di Francesco, il quale, con il suo stile, ha il dono di far sentire il Vangelo attuale e interessante per le domande di tutti.

Lo stesso Santo Padre, nell’omelia di ieri già citata sembra aver indirettamente risposto al card. Martini, spiegando che l’interesse per la Chiesa è quella di mantenere un’identità cristiana, indipendentemente dai tempi in cui vive, da ciò che dice la “normalità” del momento. La mondanità, ha detto commentando una lettura del Libro dei Maccabei, è dire: «Mettiamo all’asta la nostra carta d’identità; siamo uguali a tutti. La mondanità ti porta al pensiero unico e all’apostasia. Non sono permesse, non ci sono permesse le differenze: tutti uguali. E nella storia della Chiesa, nella storia abbiamo visto, penso ad un caso, che alle feste religiose è stato cambiato il nome – il Natale del Signore ha un altro nome – per cancellare l’identità».

«Mi ha sempre colpito», ha aggiunto Papa Francesco, «che il Signore, nell’Ultima Cena, in quella lunga preghiera, pregasse per l’unità dei suoi e chiedesse al Padre che li liberasse da ogni spirito del mondo, da ogni mondanità, perché la mondanità distrugge l’identità; la mondanità porta al pensiero unico. Incomincia da una radice, ma è piccola, e finisce nell’abominazione della desolazione, nella persecuzione. Questo è l’inganno della mondanità, e per questo Gesù chiedeva al Padre, in quella cena: ‘Padre, non ti chiedo che di toglierli dal mondo, ma custodiscili dal mondo’, da questa mentalità, da questo umanismo, che viene a prendere il posto dell’uomo vero, Gesù Cristo, che viene a toglierci l’identità cristiana e ci porta al pensiero unico: ‘Tutti fanno così, perché noi no?’. Questo, di questi tempi, ci deve far pensare: com’è la mia identità? E’ cristiana o mondana? O mi dico cristiano perché da bambino sono stato battezzato o sono nato in un Paese cristiano, dove tutti sono cristiani? “Ma, facciamo come tutta la gente, non siamo tanto differenti’, si cerca sempre una giustificazione, e alla fine contagia, e tanti mali vengono da lì». Ed infine: «Che la Chiesa sempre abbia l’identità disposta da Gesù Cristo; che tutti noi abbiamo l’identità che abbiamo ricevuto nel battesimo, e che questa identità per voler essere come tutti, per motivi di ‘normalità’, non venga buttata fuori. Che il Signore ci dia la grazia di mantenere e custodire la nostra identità cristiana contro lo spirito di mondanità che sempre cresce, si giustifica e contagia». Una bella risposta a tutti coloro che vorrebbero“adeguare” la Chiesa alla volontà del mondo, alle mode del momento, allo spirito dei tempi così da abbellirla e avvicinare ingannevolmente le persone (come fa qualche oratorio riempiendo le sale ludiche di videogiochi).

E’ vero, Papa Francesco ha scritto una bella introduzione all’opera omnia del card. Martini uscita un mese fa, nella quale ha valorizzato le riflessioni dell’ex arcivescovo di Milano e la sua predisposizione al dialogo. Tuttavia sappiamo anche che quest’ultimo ha pesantemente criticato l’enciclica Humana Vitae di Paolo VI, in cui venne riproposta la morale sessuale tradizionale della Chiesa, nonostante la pressione subita da spiriti progressisti. «Il Gesù dei Vangeli non avrebbe mai scritto l’Humanae vitae», disse il card. Martini, «Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari. Saper ammettere i propri errori e la limitatezza delle proprie vedute di ieri è segno di grandezza d’animo e di sicurezza. La Chiesa riacquisterà credibilità e competenza».

Ed invece Papa Francesco ha deciso di proseguire le orme di Benedetto XVI, non soltanto rendendo beato Paolo VI, ma anchevalorizzando pubblicamente la sua contestata enciclica: «Penso al Beato Paolo VI. In un momento in cui si poneva il problema della crescita demografica, ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui guardò anche oltre: guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo». E nel marzo 2014: «la sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro». Aggiungendo: «Paolo VI non è stato un arretrato, un chiuso. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo-Malthusianismo che è in arrivo».

Soltanto le persone libere sanno mantenere la direzione mentre tutti gli altri corrono dalla parte opposta, prendendosi gioco di loro e facendo caricature sulle loro idee e convinzioni. Grazie a Papa Francesco per la sua adeguatezza nel guidare questa Chiesa aderente a Gesù Cristo, indietro di 2015 anni.
 
(fonte: UCCR, 17.11.15)