Il fisico Roberto Cingolani: «se penso all’Universo annuso la trascendenza»

Roberto Cingolani

Segnaliamo una bella intervista del giugno scorso a Roberto Cingolani, fisico italiano e direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT).

Il noto scienziato si è soffermato sui contenuti dell’enciclica di Francesco, “Laudato sì”, nella quale il Papa ha riflettuto anche sul ruolo della scienza e della tecnologia, nonché di argomenti come il clima, l’ecologia e l’inquinamento che rovinano la Creazione di Dio. «Chi trova strano che un Papa parli di scienza non ha letto l’enciclica, perché io, al contrario, vi ho riscontrato un atteggiamento molto scientifico», ha spiegato Cingolani. Nemmeno «vedo un atto d’accusa in quanto l’obiettivo della scienza non era la deriva che il Papa descrive e che è sotto gli occhi di tutti. Semmai, l’accusa ricade sullo sciagurato uso che l’uomo fa delle conoscenze scientifiche e sulla mancanza di una cultura della sostenibilità».

C’è spazio anche a una riflessione più personale da parte del fisico italiano, autore del recente libro Umani e umanoidi. Vivere con i robot (Il Mulino 2015). «Io non ho la grande fede del Papa, ma il mio concetto di trascendenza è quello del disagio dell’ignoranza: cioè sentirsi impotentemente ignoranti di fronte a misteri che sono fuori dalla portata del nostro cervello e rispetto ai quali ciascuno trova il suo disegno del divino. Io lo trovo in questo limite, che, beninteso, è una sconfitta per chi come me crede che tutto sia nella conoscenza. Come nanotecnologo mi impressiona l’idea di un Architetto che con sei atomi ha fatto tutto quello che c’è di organico e di biologico: io, lei, un mobile, un cavallo… cambia solo la disposizione nello spazio di questi atomi. Chi l’ha fatto era un genio di portata illimitata. Di fronte a questa trascendo. Se poi penso all’universo devo accettare l’esistenza di un infinito insondabile o di un nulla – pre Big Bang – altrettanto irraggiungibile dalla mente. E mi trovo a trascendere anche lì. In quei momenti annuso la trascendenza».

E’ sempre bello poter sfatare il mito -nato nell’illuminismo scientista- degli scienziati asettici, privi di stupore e incapaci o disinteressati a riflessioni sul senso della vita e su Dio. Rimaniamo anche colpiti da come tantissimi scienziati, impegnati seriamente nel loro lavoro, “annusino la trascendenza” anche in assenza di una fede personale (la quale non nasce da riflessioni o studi ma da un incontro, un’esperienza personale). Fu anche l’esperienza di Albert Einstein che più volte si accorse, studiando l’universo, di non poter negare la convinzione di uno «spirito immensamente superiore»: «La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio» (citato in Isaacson, “Einstein: His Life and Universe”, Simon e Schuster, pag. 27).
 
fonte: UCCR, 21.11.15