Papa Francesco apre al preservativo ? Ma anche no!

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(da chihaorecchiintenda.altervista.org)

 
Papa Francesco apre al preservativo nella lotta alla diffusione dell’Aids in Africa?

E’ questa la conclusione alla quale pare siano giunti i molti quotidiani all’indomani della risposta di Papa Francesco alla domanda rivolta da un giornalista sudafricano a bordo dell’aereo papale che da Bangui lo ha riportato a Roma: “Il preservativo serve ad arginare il diffondersi dell’Aids?”

Prima di leggere bene la risposta di Papa Francesco, leggiamo alcuni titoli presenti nei media spulciando in rete. Ecco alcuni titoli:

– Aids, il Papa apre sul condom: «È uno dei modi per bloccarlo» (Corriere della Sera)

– Aids, Papa: “Condom uno dei metodi, ma la grande ferita da guarire è un’altra” (Repubblica)

– Papa Francesco: “Il preservativo per arginare il diffondersi dell’Aids? É uno dei metodi, ma non è il problema” (L’Huffington Post‎)

– Papa Francesco apre all’uso del preservativo: “Un modo per bloccare l’Aids” (fanpage.it)

 
Ora che abbiamo letto alcuni titoli, possiamo notare come essi lascino chiaramente intendere che Papa Francesco apre al preservativo. Ma è così ? Realmente il Papa ha voluto proporre questa quale soluzione efficace al problema annoso della diffusione dell’Aids in Africa, leggiamo cosa il Papa ha realmente detto dalle sue testuali parole:
 

“La domanda mi sembra troppo piccola, mi sembra anche una domanda parziale, si è uno dei metodi. La morale della Chiesa si trova in questo punto davanti a una perplessità: il quinto o il sesto comandamento? Difendere la vita o il rapporto sessuale aperto alla vita? Ma questo non è Il problema più grande. Mi fa pensare alla domanda che rivolsero a Gesù: è lecito guarire il sabato? Non parliamo se si può usare questo o quel cerotto per una piccola ferita. La malnutrizione, lo sfruttamento, il lavoro in schiavitù, la mancanza di acqua potabile, questi sono i problemi. Non parliamo se si può usare tale cerotto per una tale ferita. La grande ingiustizia è una ingiustizia sociale, la grande ingiustizia è la malnutrizione. Non mi piace scendere a riflessioni casistiche quando la gente muore per mancanza di acqua e per fame. Pensiamo al traffico delle armi. Quando non ci saranno più questi problemi credo che si potrà fare la domanda: è lecito guarire di sabato? Perché si continuano a fabbricare armi? Le guerre sono il motivo di mortalità più grande. Non pensare se è lecito o non è lecito guarire di sabato. Fate giustizia, e quando tutti saranno guariti, quando non ci sarà l’ingiustizia in questo mondo possiamo parlare del sabato“.

 
Ecco qui il video dove poter ascoltare le sue parole:

http://video.corriere.it/video-embed/4d4efc0c-985e-11e5-b53f-3b91fd579b33
 

E’ chiaro che di fronte alla solita banalizzazione dei tanti problemi africani da parte dei giornalisti il cui scopo pare esclusivamente quello di strappare qualche titolo su qualche apertura del Pontefice su qualche argomento scottante, Papa Francesco abbia avuto, come sempre con tanta umanità, allargare l’orizzonte della domanda che certamente è troppo piccolo. “Non mi piace scendere a riflessioni casistiche quando la gente muore per mancanza di acqua e per fame.” 
Ecco il senso del suo discorso.

Non si può ridurre il problema dell’Aids alla sola diffusione di preservativi. Certo è uno dei metodi, peraltro già utilizzati anche dai missionari cattolici nella lotta al contagio. Ma non è il metodo migliore. Il problema però è un altro e il Papa cerca di sottolinearlo. C’è una ingiustizia diffusa in Africa che riguarda tanti altri aspetti gravissimi. Si tratta di rimboccarci le maniche tutti e combattere questa ingiustizia sociale. Non basta lavarsi le mani diffondendo preservativi, mentre tanti africani muoiono di fame, soffrono la mancanza di acqua potabile, lottano contro la schiavitù, ecc.

La domanda è piccola e parziale, sottolinea giustamente Papa Francesco, per dire ai giornalisti che hanno evidentemente un chiodo fisso che è quello di cercare aperture su argomenti particolari solo per poter dire chiaramente cosa è lecito e cosa non è lecito secondo la Chiesa. Quindi, Papa Francesco apre al preservativo?

Assolutamente no, apre all’uso dell’amore e della ragione insieme per aiutare tutti gli uomini che hanno bisogno di salvezza e di giustizia, di amore e di misericordia.

La Chiesa è umana e lotta per gli uomini e per la loro salvezza, è chiaro che laddove è necessario permette l’uso del preservativo, ma certamente non lo adotta come prima e unica soluzione, dal momento che non è la soluzione migliore.

BenedettoXVI

Ecco perché non vi è alcuna apertura di Papa Francesco al preservativo in Africa.
La posizione della Chiesa sull’argomento resta la medesima già affrontata e discussa con chiarezza dal precedente Papa Benedetto XVI, quando rispondeva in questi termini alla medesima domanda:
 

Domanda: “Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio?”.

Papa Benedetto XVI: “Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno”.

E continuò spiegando che:

«Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità».

«Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’HIV. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità».

 
Insomma, chi ha orecchi per intendere intenda.
La posizione della Chiesa è sempre la ricerca del bene dell’uomo. Sempre. Ovunque. Con chiunque.

Anche questa volta purtroppo c’è stato bisogno di fare delle precisazioni per rispondere ai titoloni di molti giornalisti che cercano ciò che non c’è per giustificare ciò che non è lecito e buono per nessun uomo.

Vorrei anche lasciarvi alcuni articoli dove si può capire meglio come viene affrontato con successo il problema, citando l’esempio dell’Uganda: 
 
Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi

O uno studio di Harvard che conferma quanto detto da Papa Benedetto XVI sul tema: Harvard: sul preservativo e l’Aids aveva ragione il Papa
 
(fonte: chihaorecchiintenda.altervista.org)

 
 

Quella reazione di Francesco alla domanda su AIDS e preservativo

di Andrea Tornielli

(La Stampa, 1.12.15)
 
Una risposta completa e complessa da parte del Santo Padre di ritorno dall’Africa
 
Non era mai accaduto finora che Francesco, al quale durante le conferenze stampa sull’aereo sono state poste domande di ogni genere, reagisse come è accaduto ieri sul volo Bangui-Roma, quando un giornalista tedesco esperto di Africa gli ha chiesto, dopo aver parlato della diffusione epidemica dell’AIDS, se non fosse il caso per la Chiesa di cambiare posizione sul no al preservativo. Il Papa ha definito la domanda «parziale», quindi l’ha paragonata a quelle che venivano poste a Gesù dai dottori della legge per poterlo accusare. Quella citata dal Pontefice è riportata nel capitolo 12 del Vangelo  di Matteo: «È lecito o no guarire di sabato?».  

Francesco ha ricordato che sì, il condom «è uno dei metodi» per limitare la diffusione dell’infezione e che «la morale della Chiesa si trova su questo punto di fronte a una perplessità», dovendo tenere presente sia la necessità di preservare la vita delle persone evitando che vengano infettate, sia di difendere l’esercizio di una sessualità aperta alla trasmissione della vita. «Ma questo non è il problema – ha aggiunto il Papa – Il problema è più grande». «È obbligatorio guarire!» ha spiegato, facendo propria la risposta di Gesù che guarì il malato di idropisia nonostante fosse sabato. E ha continuato: «La malnutrizione, lo sfruttamento, il lavoro in schiavitù, la mancanza di acqua potabile, questi sono i problemi. Non parliamo se si può usare tale cerotto per una tale ferita. La grande ingiustizia è una ingiustizia sociale, la grande ingiustizia è la malnutrizione. Non mi piace scendere a riflessioni casistiche quando la gente muore per mancanza di acqua e per fame. Pensiamo al traffico delle armi. Quando non ci saranno più questi problemi credo che si potrà fare la domanda: è lecito guarire di sabato? Perché si continuano a fabbricare armi? Le guerre sono il motivo di mortalità più grande. Non pensare se è lecito o non è lecito guarire di sabato. Fate giustizia, e quando tutti saranno guariti, quando non ci sarà l’ingiustizia in questo mondo possiamo parlare del sabato». Bergoglio ha dunque invitato a uno sguardo realista sulla realtà e sui mali dell’Africa.

Il ricordo non può che correre a un’altra intervista sull’aereo e a un altro Papa alla sua prima visita in Africa. Era il marzo 2009 e a Benedetto XVI venne posta una domanda simile sul presunto scarso «realismo» della Chiesa nella lotta all’AIDS durante il volo da Roma a Yaoundé, in Camerun. «Io direi il contrario – fu la risposta – Perché la realtà più presente e più efficiente nella lotta contro l’AIDS è proprio la Chiesa cattolica… Direi che non si può superare questo problema solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice. La prima: umanizzazione della sessualità, cioè rinnovo spirituale umano che comporta nuovo modo di comportarsi l’un l’altro e secondo una vera amicizia soprattutto verso le persone sofferenti, e una disponibilità anche con sacrifici e rinunce personali per essere vicini ai sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano con sé veri e visibili progressi».

Il riferimento del Pontefice al fatto che la semplice distribuzione a pioggia di preservativi non risolve il problema era fondato sui fatti.Le campagne anti-AIDS che hanno avuto successo sono state quelle basate sul richiamo alla fedeltà della coppia, sull’invito a ritardare i rapporti sessuali precoci tra adolescenti, e sul preservativo consigliato per certe categorie più a rischio (omosessuali, persone tossicodipendenti, prostitute). In Uganda una campagna con queste prerogative aveva fatto sì che si passasse, nel decennio 1991-2001, dal 15 al 5 per cento di popolazione infettata.

C’è poi da ricordare che aperture all’utilizzo del profilattico in particolare per categorie a rischio o nei rapporti di coppia in caso di un coniuge sieropositivo, non sono nuove nella Chiesa: in questo senso si erano espressi negli ultimi decenni i cardinali Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi, Javier Lozano Barragán, Georges Cottier. A dire lo stesso, provocando reazioni varie e anche qualche mal di pancia, sarà nel 2010 Benedetto XVI, nel libro intervista con Peter Seewald «Luce del mondo».

«Concentrarsi solo sul profilattico – aveva risposto Papa Ratzinger – vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità».

Il Papa però aggiunge: «Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole». Tuttavia, conclude, «questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’HIV. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità».

Dunque nel caso preciso di chi si prostituisce, il Pontefice nel libro intervista ammetteva l’uso del condom al fine di non infettare il cliente, anche se questo dovrebbe essere solo «un primo passo verso la moralizzazione». Tra l’altro, nel testo originale tedesco, Benedetto XVI non aveva usato la parola «prostituta» al femminile ma il termine al maschile, «prostituto». A questo proposito, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi aveva osservato che per il Papa non era importante che il soggetto fosse al maschile o al femminile: «Il punto è la responsabilità nel tener conto del rischio della vita dell’altro con cui si ha il rapporto. Se lo fa un uomo, una donna o un transessuale è lo stesso».
 
(fonte: Aleteia)