Dove incontriamo Dio?

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La risposta di Padre Angelo Bellon, dal sito Amici Domenicani
 

Caro Cesare, (…)

1. La prima maniera di incontrare Dio è quella di mettersi in ascolto della sua Parola.
Leggere le Sacre Scritture è la stessa cosa che incontrare Dio: Dio che parla, che cerca il nostro cuore, che lo interpella e lo provoca ad una risposta concreta.
Penso al santo Padre Domenico, che prese in mano le Scritture, come primo atto si faceva il segno della croce (si metteva alla presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo), poi le baciava, poi le stringeva al petto…
Benedetto XVI nella Verbum Domini (esortazione post sinodale sulla Parola di Dio) ha scritto al n. 4: “Nella XII Assemblea sinodale, Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio e hanno simbolicamente messo al centro dell’Assemblea il testo della Bibbia per riscoprire ciò che nel quotidiano rischiamo di dare per scontato: il fatto che Dio parli e risponda alle nostre domande”.
Questo dunque è il primo modo in cui incontriamo Dio.
E lo incontriamo perché lui si rende vicino e prende l’iniziativa.
Questo incontro non è frutto del nostro arbitrio, ma della sua volontà.

2. La seconda maniera di incontrare Dio si attua attraverso la celebrazione dei sacramenti, e principalmente nel sacramento dell’Eucaristia.
Qui Gesù Cristo è presente in corpo, sangue, anima e divinità.
Nessun altro incontro eguaglia quello che si verifica nella Santa Comunione.
È un incontro in cui Gesù ci dona la sua vita divina e cioè la sua santità.
Se vissuto bene, è l’incontro trasformante per eccellenza.

3. La terza maniera ancora tipicamente cristiana è quella di trovarlo dentro di sé, nell’anima in grazia.
Il Signore ha detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Gli Apostolihanno inteso bene la straordinaria novità delle parole del Signore. E tutti quelli che ci hanno lasciato qualche lettera l’hanno messo in evidenza.
Così S. Giovanni: “Dio è carità; e chi rimane nella carità, rimane in Dio e Dio in lui” (1 Gv 4,16). E ancora: “Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito”(1 Gv4,12-13).
Anche S. Paolo mostra di aver recepito in questa direzione l’insegnamento del Signore. Scrive infatti: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor3,16); e ancora: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor6,19).
In maniera ancor più netta egli afferma che la carità è stata diffusa nei nostri cuori attraverso “lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm5,5)e che pertanto abita in noi.
Quando nella lettera agli efesini scrive: “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori” (Ef 3,17) sembra compendiare in questo mistero tutto il senso della vita cristiana.
Anche S. Pietro è cosciente di questa realtà quando dice: “Non vi sgomentate di loro (quelli che vogliono farvi del male), né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1 Pt 3,14-15).

4. Poi, oltre queste tre presenze, incontriamo il Signore nella preghiera, se è fatta in grazia.
Inoltre lo incontriamo nel prossimo, perché è immagine di Dio e il Signore ha detto che tutto quello che facciamo a lui lo ritiene fatto a Sé (Mt 25,40).
Infine lo troviamo anche nei testimoni, e cioè nei Santi e negli amici di Dio.
Ma le prime tre fondamentali sono quelle che ti ho indicato in questa risposta.

Auguro anche a te di incontrarlo spesso, anzi di stare sempre con Lui, al punto da dire con San Pietro: “È bello per noi Signore restare qui” (Mt 17,4).
Per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.

Padre Angelo


Pubblicato 10.03.2014

fonte:  amicidomenicani.it