La preghiera degli amici di Dio

Schermata-2015-03-14-alle-01.57.56

«La preghiera di Gesù per la salvezza del mondo è infinita in ragione della divinità di Colui che prega, e nulla certamente potrebbe esserle aggiunto in intensità; ma essa non è destinata ad annullare la nostra, essa è fatta, al contrario, per provocarla, suscitarla, elevarla. E’ la preghiera del Capo, che richiede che ad essa si partecipi, che richiede di crescere in estensione, di propagarsi per tutto il Corpo. Il Salvatore desidera aggregarsi del membri che, a loro volta, pregheranno per il mondo, e che, trascinati da Lui, potranno essere secondo il loro posto con Lui, in Lui, per Lui, salvatori degli altri. Il mistero dell’adesione al Cristo, che è il Capo, crea il mistero della comunione del santi in vista della corredenzione del mondo. “Ora – dice l’Apostolo – mi rallegro delle mie sofferenze per voi; e ciò che manca alle tribolazioni del Cristo, lo compio io nella mia carne, per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col., I, 24). Tale mistero di corredenzione viene insegnato nel Vangelo. Come pensare che Dio abbia bisogno di noi per estendere il Suo regno? Eppure sta a noi supplicarlo di inviare degli operai per il raccolto: “Vedendo le folle, Gesù ebbe pietà, poiché quella gente era stanca e prostrata come pecore che non hanno di che pascolare. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe di mandare gli operai per il raccolto”” (Mt., IX, 36-38). Quando i discepoli domandano a Gesù di insegnare loro a pregare egli suggerisce loro il Padre Nostro, e le tre prime richieste paradossali che si dovranno rivolgere a Dio, saranno che il Suo nome sia glorificato, che venga il Suo regno, che sia fatta la Sua volontà. Queste cose divine avverranno dunque, in parte, dipendentemente dalle nostre iniziative umane. Bisogna concludere che, secondo il fervore della preghiera degli amici di Dio, verranno decise, in più larga parte, le effusioni delle grazie premurose sia ordinarie sia miracolose, i progressi della città di Dio, i progressi della conversione del mondo. Se il curato d’Ars non fosse stato un santo, molte anime, senza dubbio, non sarebbero state salvate; e tuttavia è cosa certa che tutte quelle che si sarebbero perdute, sarebbero state perdute per loro colpa. Si comprende, sotto questo punto di vista, l’ardore travolgente che consuma il cuore degli amici di Dio, la veemenza e l’insaziabilità del loro desideri. Santa Caterina da Siena si sente responsabile del disordini del suoi tempi; Maria dell’Incarnazione, orsolina, supplica il Padre eterno di rendere giustizia a Suo Figlio, poiché Gli ha promesso in eredità tutte le nazioni; santa Teresa di Lisieux vorrebbe annunciare il Vangelo contemporaneamente in tutte le parti del mondo. E’ anche facile indovinare che questi contratti di amore, per i quali le creature pattuiscono con Dio di pagare per i peccatori, non si concludono che a prezzo di sofferenze indicibili e ai agonie che devono assomigliare a quella del Salvatore».
 
(Charles Journet, “Il male”, Borla, Torino 1963, p. 198)