Bomba demografica? Una bufala, ora lo dice anche l’Onu

Bomba demografica

(dal sito uccronline.it)
 
Gli ultimi dati pubblicati dall’ONU sono chiari: la  bomba demografica è una bufala. Si tratta di una leggenda secondo la quale l’alta densità di popolazione inibirebbe la prosperità umana per cui, secondo radicali/ecologisti/abortisti pratiche come la sterilizzazione, la contraccezione e l’aborto sarebbero indispensabili per controllare l’aumento demografico.

Ricordiamo tutti quando Marco Cappato, leader dei radicali italiani, nel 2009 invitava a «superare i veti ideologici del fondamentalismo clericale e natalista» e attuare la «strategia di “Rientro dolce” della popolazione mondiale che il Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito già da tempo indica come scelta vitale per il futuro del pianeta». I Radicali sono gli unici (assieme all’opinionista Giovanni Sartori) a credere ancora in Italia alle sciocchezze del Club di Roma il think-tank che negli anni ’60 profetizzava cataclismi entro 40 anni.

Tante bugie, lo abbiamo dimostrato nel nostro specifico dossier, e oggi lo si legge nel “World Population Prospects” per il 2015, lo studio delle tendenze demografiche globali realizzato ogni anno dalla Population Division del Department of Economic and Social Affairs dell’Onu.

Addirittura, secondo i ricercatori, siamo di fronte al problema inverso: l’anno prossimo, per la prima volta dal 1950, la forza lavoro complessiva delle economie avanzate diminuirà, e calerà del 5% entro il 2050. La frenata riguarderà anche i Paesi emergenti come la Cina, dove l’inversione di tendenza è già cominciata, e si capisce dalla decisione di mettere fine alla politica del figlio unico. La popolazione in età lavorativa diminuirà del 26% in Corea del Sud, del 28% in Giappone, del 23% in Italia e Germania.

Contemporaneamente il tutto è stato ribadito dall’economista Greg Ip, della Carleton University, sul Wall Street Journal, il maggior quotidiano al mondo di affari e finanza. Analizzando gli effetti globali del calo demografico diffuso delle nascite ha scritto: «nel 1798 Thomas Malthus, un saggista britannico, sostenne che l’umanità si sarebbe riprodotta più rapidamente di quanto potesse aumentare la produzione alimentare, causando fame e povertà.  Aveva torto. Nel corso dei secoli diciannovesimo e ventesimo, la popolazione del mondo occidentale è cresciuta rapidamente, con un crollo nel biennio 1918-19 a causa della prima guerra mondiale e della pandemia di influenza ‘spagnola’. Ma l’aumento della produttività agricola si è dimostrato più che in grado di alimentare le bocche dei più». Ha quindi confermato che i Paesi la cui popolazione cresce, sono destinati a svilupparsi anche dal punto di vista economico. Tuttavia, all’inverno demografico non risponde nemmeno l’immigrazione: «I Paesi che forniscono più immigrati negli Stati Uniti, Messico e Cina, stanno a loro volta invecchiando, e la forbice di persone che cerca una vita migliore all’estero si sta restringendo». La situazione è dunque preoccupante non certo per la bomba demografica, ma per l’inverno demografico, tanto che Paesi come Singapore, Australia, la provincia canadese del Quebec (e la stessa Europa), hanno incoraggiato e offerto finanziamenti alle famiglie per aumentare il numero di figli.

Se non bastasse tutto questo, bisognerebbe far leggere a malthusiani e radicali, le parole del prof. Angus Deaton, neo-vincitore del premio Nobel per l’Economica, nonché professore di Economia e Affari Internazionali alla WWS e al Dipartimento di Economia a Princeton e tra i massimi esperti sulla povertà nel mondo. Nel suo libro La grande fuga. Salute, ricchezza e origini della disuguaglianza (Il Mulino 2015), ha parlato della grande fuga dalla povertà: nei sei decenni che ormai ci separano dalla seconda guerra mondiale, infatti, possiamo osservare riduzioni senza precedenti nei tassi di mortalità e una rapida crescita del reddito medio, ovunque nel mondo. Il filo conduttore del libro è evidenziare come, nonostante o grazie all’aumento del numero di abitanti della Terra, lo sviluppo economico abbia permesso a miliardi di persone di uscire dalla povertà. «Dal 1945 il reddito è aumentato e le condizioni di salute migliorate quasi ovunque nel mondo», ha scritto il neo-premio Nobel. «Il mondo è oggi più sano di quanto sia forse mai stato nella storia. La gente vive più a lungo, è più alta e forte, e i bambini hanno meno probabilità di ammalarsi e di morire» (p. 83).

Il prof. Deaton si è opposto fortemente all’idea che la diminuzione dei tassi di incremento della popolazione sia un viatico verso un maggiore benessere (ovvero, secondo il motto malthusiano, riduciamo le bocche da sfamare, ce ne sarà di più per tutti). Ha infatti escluso che ci siano buone ragione per una forma di «controllo delle nascite da parte di soggetti estranei, quali governi stranieri e istituzioni internazionali». I chierici del mondo ricco hanno tradito i dannati della terra, pensando che una dimensione tanto privata e tanto importante del loro essere uomini e donne fosse “pianificabile” da altri. Ma prima ancora che la prognosi, era la diagnosi ad essere sbagliata. «A dispetto dei profeti di sventura, l’esplosione della popolazione non ha precipitato il mondo nella carestia e nella miseria più nera. Anzi, l’ultimo mezzo secolo ha visto non solo la riduzione della mortalità che ha prodotto l’esplosione, ma anche una fuga di massa proprio da quella povertà e quelle privazioni che avrebbero dovuto essere causate dall’aumento della popolazione stessa».

La “grande fuga” è per l’appunto quella dalla bufala malthusiana. Speriamo una volta per tutte.
 

(fonte: UCCR)