Star Wars: la storia delle storie

(dal sito Cattonerd)
 
E se “Star Wars” e la Bibbia parlassero della stessa storia?

Giungendo nelle sale il VII episodio della saga di George Lucas non mi posso esimere dallo scrivere la mia sul fenomeno di “Star Wars”, su cui di recente si è parlato moltissimo. Vabbè, lo sappiamo, alcuni ne sono esaltati, altri continuano a versare qualche lacrimuccia per la dissoluzione dell’universo espanso, e c’è addirittura chi si andrà a vedere per la prima volta la trilogia originale per non essere insultato dagli amici nerd e/o cinofili.
Io invece colgo l’occasione per provare ad esplicare quella che reputo la formula narrativa che sta alla base del grande successo di “Star Wars”: riconfermare il vecchio, superandolo con il nuovo. 
 

Vecchio e nuovo… testamento?!

 Tim Sale:  “Ecco cos’è che fanno i veri maestri: riescono a rendere nuovo il vecchio.”

Han e J, SWVII

A quest’immagine corrisponde un misto di nostalgia e stupore che solo le generazioni anni ’70-80 possono davvero capire

Ripeto, di recente si è detto tutto e di più riguardo “Star Wars”, ma per carità cristiana vi semplificherò il discorso con un’estrema sintesi: “Star Wars” è apparentemente una saga cavalleresca o, più semplicemente, un viaggio dell’eroe che deve salvare il regno, ma con un’ambientazione “innovativa”: lo spazio stellato di una galassia lontana lontana. È, dunque, uno “space fantasy” che rispetta fedelmente precisi archetipi. Ossia, un manipolo di cavalieri e una dama (la principessa Leila), guidati da un cavaliere-sacerdote (lo Jedi Luke Skywalker), disposti a tutto per salvare il Regno (la Galassia) dal mago malvagio usurpatore del trono (l’imperatore Darth Sidious) e il suo cavaliere nero (Darth Fener), per riportate così l’equilibrio nella Forza perdutosi per colpa di quest’ultimo.

Leila-DellOtto

In realtà la saga di “Star Wars” non pretende minimamente di proiettare l’epica medievale nello spazio. Anzi, fa molto di più. Infatti Lucas se ne frega alla grande di rispettare delle regole fini a se stesse, quelle dell’epica cavalleresca, o di rifarsi ad una data tradizione (mitica, religiosa, letteraria, ecc…).

L’universo di “Star Wars” può apparire dapprima come “sincretista”, con nomi e riferimenti presi a piene mani da molteplici tradizioni religiose, incluse quelle pagane, o capovolgendo i ruoli delle fiabe e dei poemi cavallereschi in modo del tutto inaspettato, come quando Leila salverà la vita di Han. In pratica, la principessa che salva l’eroe o l’amato. Ma più chiaramente Lucas ripropone in modo nuovo e brillante le strutture narrative e gli elementi insiti nei miti che da sempre accompagno l’uomo. Pertanto ridurre “Star Wars” ad una riproposizione dei miti di tradizione giudaico-cristiana, quindi biblica, e/o medievale è senz’altro una forzatura. Sostenere che Lucas si sia limitato a copiare dai miti, pagani e non, è addirittura una bestemmia!
Lucas unisce fantasy e fantascientifico, paganesimo e cristianesimo, nuovo e vecchio, superando e riconfermando entrambi.

 

Estrema conseguenza

Star Wars, di Hong Jacga

Il fumetto digitale di Hong Jacga è un mix di vecchio e di nuovo, sugli anni perduti di Luke Skywalker

Ovverosia, con tale espressione, intendo una storia ben riuscita, tecnicamente perfetta, il cui autore ha saputo raccontare fino in fondo. Lucas, come ogni buon sceneggiatore che si rispetti, esplora profondamente la storia cominciata dal IV episodio, il film originale del ’77, portandola fino alle sue estreme conseguenze. Le storie topiche o capaci di entrare per sempre nell’immaginario collettivo, a prescindere che siano reali o di finzione, rispettano fedelmente questo principio… e lo fanno tutte, incluse quelle bibliche! Eh si, la Bibbia è soprattutto un insieme di storie paradigmatiche ed esistenziali.

Nell’Antico Testamento si viene introdotti all’attesa messianica: l’umanità decaduta nell’oscurantismo del peccato ha nei confronti di Dio una profonda paura, contrapposta al desiderio di conoscerLo. La prima estrema conseguenza, quella che dà alla Bibbia la sua ragione di esistere, scaturisce dall’avventura di Abramo nel momento in cui si scoprirà che Dio non soltanto è creatore di tutte le cose, ma è alleato dell’umanità. (Sì, è un colpo di scena!) Quindi ci promette ciò che più di ogni altra cosa desideriamo: la salvezza.

Ha così inizio l’attesa di un salvatore (Gesù, ovvero Luke!), fatta di profezie, promesse e speranze.

 

Una nuova speranza

Star Wars, ep

La locandina del primo “Star Wars”, “Star Wars: Una nuova speranza”

Tutto questo lo ritroviamo in “Star Wars”, nel capostipite della saga, ovviamente non a caso ribattezzato “Star Wars: Una nuova speranza“. L’attesa di un riscatto per mezzo di un salvatore è ben resa dall’antica profezia Jedi di colui che riporterà l’equilibrio nella Forza. Luke Skywalker da povero sfigato o di spirito (Mt 5, 3), quello che vive nella zona più remota (Tatooine è un po’ la Nazareth della Galassia… no?) e a cui non è permesso dallo zio nemmeno diventare un pilota di caccia stellare, diverrà cavaliere jedi, intraprendendo un viaggio che lo porterà a scoprire la sua vera identità: il prescelto della profezia.
 

Luke Skywalker… come Gesù?

Luke, Vader e Palpatine

Piuttosto che un male esterno, Darth Sidious appare come il possibile Io di Anakin. Fateci caso, i discorsi tra Anakin e Palpatine sembrano quasi dei monologhi interiori…

La parte di “Star Wars” indubbiamente meglio riuscita è proprio quella più autenticamente cristiana: Luke Skywalker è, sì, il messia, ma non secondo la miope visione supereroistica che gli Jedi immaginavano in principio. È chiamato a un atto di riparazione totale: il perdono. La difficoltà è tutta lì: accettare il perdono senza alcun tentativo di rivalsa, la stessa difficoltà che portò una parte del popolo ebraico a rifiutare Gesù Cristo (Lc 23, 37). Senza togliere un’altra estrema conseguenza inaccettabile e ancora più sconvolgente per un ebreo: Dio e creatura possono davvero incontrarsi in un’unioneipostatica.

Luke compie un’operazione analoga, oltrepassando gli schemi imposti dai suoi maestri e riparando completamente al male commesso, salvando addirittura colui da cui ha avuto origine la caduta della Repubblica e l’inizio dell’oscurantismo imperiale: Anakin Skywalker. Questo ribaltamento è inizialmente anche solo impensabile, al punto tale che Obi Wan arriverà a sacrificarsi, lasciandosi volutamente uccidere da Darth Vader nel tentativo di per dissipare nel giovane allievo Luke ogni minimo scrupolo. Solamente grazia alla sconvolgente scoperta delle origini del male Luke capirà qual è la sua vera missione:

Darth Vader: “Luke, i am your father.”

Si può presumere che Luke desideri salvare il genitore anche per salvare se stesso, recuperando le proprieorigini. Entrando nell’ottica della relazione (ehi, Darth Fener è mio padre!) Luke permette, così, alla Forza di portare a compimento l’eucatastrofe. Il Figlio dell’uomo salva l’uomo, Adamo, e dà di nuovo a quest’ultimo la possibilità di redimersi. O di adempiere alla sua vocazione (Anakin mette fine ai Sith, perchè anche lui parte della profezia messianica.) Questo avviene, difatti, ne “Il ritorno dello Jedi“.

 

Conclusione

Non essendoci più altre strade da percorrere, “Star Wars” si rivela una storia magnificamente paradigmatica. Per questo motivo è un racconto assolutamente mitico o sacro… almeno per noi nerd (e c’è addirittura chi l’ha davvero trasformata in una religione!). La sua narrazione è esaustiva, completa. E se si opera un ricalco della storia di Anakin e Luke Skywalker, sovrapponendola a quella di Cristo e dell’uomo decaduto, non soltanto il discorso da me appena esposto vi apparirà decisamente più chiaro, ma vi delineerà le stupefacenti estreme conseguenze della storia della salvezza raccontata dalla Genesi all’Apocalisse.
 

fonte: cattonerd.it