Papa Francesco: “Con il demonio non si può dialogare!”

di ANDREA TORNIELLI
 
Lo afferma Papa Francesco parlando senza leggere il testo dell’omelia e alzando la voce: «Se ricordiamo le parole che abbiamo sentito nel Vangelo, Gesù non risponde al demonio con nessuna parola propria, ma risponde con le parole di Dio, le parole della Scrittura. Mettiamocelo bene in testa: con il demonio non si può dialogare, non è possibile dialogare. Perché vincerà sempre. Solo la forza della parola di Dio può vincere». Afferma anche: la ricchezza, la vanità e l’orgoglio, sono le tre tentazioni con cui «il cristiano si confronta quotidianamente», tre tentazioni che «cercano di degradare, di distruggere e di togliere la gioia e la freschezza del Vangelo». Francesco celebra la messa a Ecatepec, che in lingua nàhuatl signfica «collina ventosa», una città unita alle periferie della capitale federale, abitata per lo più da pendolari che lavorano a Città del Messico. Per il Vescovo di Roma, un bagno di folla: nell’area campestre del Centro di Studi superiori hanno trovato posto oltre 300mila persone. Per entrare hanno avuto un biglietto gratuito fatto stampare dalla conferenza episcopale. Ma ne sono stati messi a disposizione pochi rispetto alle richieste. «Nella mia parrocchia di Toluca, a tre ore di pullman da qui – racconta Angelica, un’anziana signora che ancora trema di freddo avvolta nel poncho di lana marrone – ne hanno distribuiti soltanto 100. Ma adesso siamo qui e siamo felici!».

Il palco è enorme, con una grande croce metallica incastonata in una struttura squadrata di legno. Sul davanti, un enorme tappeto decorativo con il fondo nero che raffigura elementi floreali e animali, tipici della tradizione indigena. Un’opera realizzata unendo vari pezzi preparati da un gruppo di artigiani.

Il Vangelo del giorno parla delle tentazioni di Gesù nel deserto. Il Papa, dopo aver ricordato che la Quaresima «è un buon momento per recuperare la gioia e la speranza che ci dà il sentirci figli amati dal Padre» spiega: «Il nostro Padre è il Padre di una grande famiglia, è Padre nostro. Sa avere un amore, ma non sa generare e creare “figli unici”. È un Dio che sa di famiglia, di fraternità, di pane spezzato e condiviso. È il Dio del “Padre nostro”, non del “padre mio” e “patrigno vostro”».

Ma questo sogno «si trova sempre minacciato dal padre della menzogna, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società di pochi e per pochi». Una società di pochi e per pochi». Quante volte, ricorda Francesco, «sperimentiamo nella nostra carne, o nella nostra famiglia, in quella dei nostri amici o vicini, il dolore che nasce dal non sentire riconosciuta quella dignità che tutti portiamo dentro. Quante volte abbiamo dovuto piangere e pentirci, perché ci siamo resi conto di non aver riconosciuto tale dignità negli altri. Quante volte – e lo dico con dolore – siamo ciechi e insensibili davanti al mancato riconoscimento della dignità propria e altrui».

La Quaresima, è un tempo «per smascherare quelle tre grandi forme di tentazione che rompono, dividono l’immagine che Dio ha voluto plasmare. Tre tentazioni di Cristo… Tre tentazioni del cristiano che cercano di rovinare la verità alla quale siamo stati chiamati. Tre tentazioni che cercano di degradare e di degradarci».

La prima è la ricchezza, cioè l’impossessarsi «di beni che sono stati dati per tutti, utilizzandoli solo per me o per “i miei”. È procurarsi il pane con il sudore altrui, o persino con la vita altrui. Quella ricchezza che è il pane che sa di dolore, di amarezza, di sofferenza. In una famiglia o in una società corrotta è il pane che si dà da mangiare ai propri figli».

La seconda tentazione è la vanità, cioè «quella ricerca di prestigio – spiega il Pontefice – basata sulla squalifica continua e costante di quelli che “non sono nessuno”. La ricerca esasperata di quei cinque minuti di fama che non perdona la “fama” degli altri».

La terza è l’orgoglio, ossia «il porsi su un piano di superiorità di qualunque tipo, sentendo che non si condivide la “vita dei comuni mortali” e pregando tutti i giorni: “Grazie Signore perché non mi hai fatto come loro”». Tre tentazioni «con cui il cristiano si confronta quotidianamente», che «cercano di degradare, di distruggere e di togliere la gioia e la freschezza del Vangelo. Che ci chiudono in un cerchio di distruzione e di peccato».

Fino a che punto «siamo consapevoli di queste tentazioni nella nostra persona, in noi stessi?», domanda il Papa. «Fino a che punto ci siamo abituati a uno stile di vita che pensa che nella ricchezza, nella vanità e nell’orgoglio stanno la fonte e la forza della vita? Fino a che punto crediamo che il prenderci cura dell’altro, il nostro preoccuparci e occuparci per il pane, il buon nome e la dignità degli altri sono fonti di gioia e di speranza?».

«Abbiamo scelto Gesù e non il demonio – spiega ancora Francesco – vogliamo seguire le sue orme, ma sappiamo che non è facile. Sappiamo che cosa significa essere sedotti dal denaro, dalla fama e dal potere. Perciò la Chiesa ci dona questo tempo, ci invita alla conversione con una sola certezza: Lui ci sta aspettando e vuole guarire il nostro cuore da tutto ciò che lo degrada, degradandosi o degradando. È il Dio che ha un nome: misericordia. Il Suo nome è la nostra ricchezza, il Suo nome è la nostra fama, il Suo nome è il nostro potere». Il Papa ha fatto ripetere ai fedeli la frase del salmo: «Mio Dio in cui confido».

All’Angelus, al termine della cerimonia, Francesco ha aggiunto: «Desidero invitarvi nuovamente oggi a stare in prima linea, a essere intraprendenti in tutte le iniziative che possano aiutare a fare di questa benedetta terra messicana una terra di opportunità. Dove non ci sia bisogno di emigrare per sognare; dove non ci sia bisogno di essere sfruttato per lavorare; dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l’opportunismo di pochi. Una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte».

Il Papa si ferma a pranzare al seminario diocesano di Ecatepec, quindi nel primo pomeriggio riparte in elicottero per Città del Messico, dove ha in programma una visita all’ospedale pediatrico «Federico Gómez».

Prima di dirigersi a Ecatepec, Papa Francesco era uscito dalla Nunziatura di Città del Messico per salutare la folla e fermarsi ad abbracciare alcuni malati in sedia a rotelle. Poi, lungo il tragitto verso l’eliporto militare «Campo Marte», il Pontefice aveva fatto fermare la Papa-mobile per scendere a salutare un gruppo di suore di clausura che sostava davanti al portone del monastero.
 

fonte:  Vatican Insider, 14/02/2016