Educare i giovani all’amore. Due lezioni inedite di Karol Wojtyla

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Due conferenze degli anni Settanta in cui Karol Wojtyla spiega cos’è l’amore, come maturano i giovani, come si usa la libertà. Un corso prematrimoniale attualissimo nel giorno in cui si ricorda la sua scomparsa
 
(da Tempi.it, 2 aprile 2016)
 
Oggi ricorre l’anniversario di morte di san Giovanni Paolo II. A 11 anni di distanza da quel sabato sera, la casa editrice La Scuola pubblica Amore e desiderio (54 pagine, 6,5 euro) un volume che contiene le trascrizioni di due conferenze che l’allora arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla tenne nel 1973 (L’insegnamento dell’amore che dovremmo porre alle basi della preparazione al matrimonio della gioventù universitaria) e nel 1977 (La problematica della maturazione dell’uomo: aspetto antropologico-teologico) e che finora non erano mai state diffuse. Due brevi lezioni sull’amore in chiave educativa e pastorale in cui il futuro santo afferma di non voler parlare di «amore in astratto, o parlare in modo quanto mai teorico. Desidero illuminare subito questo tema dal punto di vista delle esigenze e dei compiti della pastorale universitaria».

PAPA DELLA FAMIGLIA. «I due testi pubblicati – scrive nell’introduzione Giuseppe Mari, ordinario di Pedagogia generale all’Università Cattolica – sono testimonianze straordinarie dell’impegno che l’allora arcivescovo Wojtyla profuse nel campo dell’educazione dei giovani all’amore (…). Tema che sarebbe tornato frequentemente durante il pontificato arrivando a costituirne uno dei motivi conduttori (per questa ragione Francesco ha attribuito al Pontefice polacco il titolo di “Papa della famiglia” durante l’omelia pronunciata nella liturgia di canonizzazione» di Giovanni Paolo II)». Le lezioni scaturiscono dall’esperienza di Wojtyla come sacerdote dei giovani universitari. Dalle domande di quei ragazzi, dalle risposte ai loro dubbi nascono questi interventi che si legano strettamente alla Gaudium et spes, uno dei documenti storici più importanti e influenti prodotto dal Concilio Vaticano II. L’amore così descritto in queste pagine è come quello definito dallo stesso Karol Wojtyla nell’opera La bottega dell’orefice (1960): «Una sfida continua. Dio stesso forse ci sfida affinché noi stessi sfidiamo il destino».
Di seguito pubblichiamo alcuni brani dei due interventi.

1973 – L’insegnamento dell’amore che dovremmo porre alle basi della preparazione al matrimonio della gioventù universitaria

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Dobbiamo porre lo stesso amore alla base della preparazione al matrimonio di tutti i cristiani, e addirittura di tutti gli uomini, semplicemente (…). La pastorale universitaria è la pastorale dei giovani, che vogliono ascoltare noi sacerdoti parlare di amore e ai quali noi proviamo a parlare su questo tema. E non si tratta solo di parlare, si tratta anche di insegnare. Questa è la prima cosa (…). Non si tratta qui di definizioni. L’amore è prima di tutto realtà (…). La Gaudium et spes, all’inizio, parla di tutte le distorsioni che questa grande realtà interpersonale, l’amore fra marito e moglie, l’amore familiare, ha subìto e subisce, soprattutto ai nostri tempi (…).
Penso che solo così si spieghi la contestazione insistente dell’enciclica Humanae vitae soprattutto in questo ambito (…). Ed ho notato che proprio l’ambito della cultura europea, quello a cui siamo legati molto da vicino, a cui noi dell’Oriente aderiamo, a cui in pratica apparteniamo, è l’unico ambito in cui si critica l’Humanae vitae (…). Nella nostra pratica pastorale e nella vita, bisogna parlare di questo amore non come una realtà bell’e pronta, subito matura, ma come un certo compito, una fatica da intraprendere. Ed essa è anche un dono. Si può dire che è un dono ogni amore umano che si risvegli nel cuore del ragazzo, della ragazza dei vostri gruppi di pastorale. La capacità di amare è un dono. C’è una certa disposizione al dono, alla realizzazione concreta di se stessi sulla base di questa visione, che è stata formata dall’intera tradizione cristiana, come ha ricordato il Concilio, e io ho richiamato pochi minuti fa. Ma non è solo una realtà donata, è anche data come compito (…).
Chiaramente bisogna interpretare questo dono, questo talento in modo evangelico: sapendo quello che su di esso ci ha detto Gesù, cioè che questo talento può essere ben usato, ma può venire anche sprecato. Questo pericolo, questa minaccia all’amore umano, la minaccia di uno sfruttamento, di un uso consumistico, è oggi particolarmente grande (…). Bisogna quindi che nella nostra attività pastorale, in tutti i nostri modi possibili, insegniamo che l’amore non è soltanto un fatto tra coloro che si amano, ma è un fatto tra loro e Dio (…). Per questo il matrimonio è un sacramento, è il sacramento di Gesù Cristo. Cosa significa? Significa che è l’introduzione nella sua azione salvifica. Non si tratta di null’altro che introduzione dell’amore umano in questo Grande Amore che è Dio rivelato e attivo in Cristo.

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1977 – La problematica della maturazione dell’uomo: aspetto antropologico-teologico

Vogliamo riflettere brevemente sulla problematica della maturazione (e della maturità) dell’uomo da questo punto di vista. Riflettere è fondamentale per tutta la tematica generale della nostra sessione, cioè per la giustificazione della purezza prematrimoniale come esigenza, che l’intera etica cristiana ha presentato e presenta (…). L’indirizzo fondamentale della maturazione del soggetto umano in tutti i campi della vita e dell’agire, e in modo particolare in quello che ci interessa, quando ci occupiamo del problema della castità prematrimoniale, è l’uso responsabile della libertà. La responsabilità è in un certo modo la prova principale della maturazione personale dell’uomo (…). Fondamentale, per l’uomo e perciò per la maturazione personale, è il carattere contemporaneamente “di relazione”. L’uomo matura come persona attraverso la relazione con le altre persone, e matura contemporaneamente a queste relazioni (…).
La castità prematrimoniale possiede in questo contesto un doppio significato. Prima di tutto è espressione di quella maturità spirituale che dovrebbero possedere le persone prima di decidersi per il matrimonio. Contemporaneamente è indicatore e in qualche modo banco di prova del peso della maturità per il matrimonio, o anche, prendendo le cose più alla larga, per ogni altra vocazione. Si sa che la vocazione sacerdotale o religiosa richiede anch’essa una più severa castità sulla via verso la quale conduce. In particolare, tuttavia, penso qui alla castità prematrimoniale come banco di prova proprio per il matrimonio (…).
La maturazione dell’uomo è strettamente legata all’educazione. Si tratta qui prima di tutto dell’educazione come processo intrapreso nei confronti dei bambini e dei giovani attraverso gli educatori, primi fra i quali sono e devono essere i genitori. Essi sono anche i testimoni più prossimi della maturazione di una persona e dei rapporti che intercorrono fra maturazione ed educazione (…). Chiaramente la maturità non significa essere in un qualche modo indipendenti, avere la voglia, a volte irrefrenabile, di decidere di sé senza riguardo alla gerarchia oggettiva dei valori, senza riguardo alle ragioni reali e al contenuto del comportamento umano. Questo tipo di indipendenza dei ragazzi in periodo di crescita fisica è sempre stato un problema, oggi è diventato uno dei problemi più importanti. Le persone “indipendenti” e non mature sono una minaccia importante per la cultura e per la moralità della società, e prima di tutto un pericolo per se stesse. Indubbiamente uno dei sintomi di questo pericolo è il modo di trattare la questione della castità prematrimoniale. Il cristianesimo porta in sé un’enorme attenzione per la maturità umana, che corrisponde all’amore di Dio manifestato in cristo nei riguardi dell’uomo. L’amore si esprime con il desiderio di una dimensione piena di bene per coloro che amiamo. Proprio questo desiderio, come intenzione fondamentale e poi come basilare piano di azione: educazione e autoeducazione, passa attraverso tutto quello che diciamo sul tema della castità prematrimoniale e tutto ciò che cerchiamo di fare a questo riguardo.
 
Foto Ansa