Aborto e obiezione di coscienza. Attacco del Consiglio d’Europa

 Nuova pronuncia del Comitato europeo dei diritti sociali, un organismo del Consiglio d’Europa, sull’applicazione della Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Il Comitato ha stabilito che l’Italia “viola il diritto alla salute delle donne” che vogliono abortire, poiché esse incontrano “notevoli difficoltà” nell’accesso ai servizi per l’Ivg, anche per l’alto numero di medici obiettori di coscienza.

Il testo della pronuncia è di qualche settimana fa, ma è stato pubblicato oggi sul sito web del Consiglio d’Europa, l’organizzazione per i diritti umani di cui fanno parte 47 Stati. Il ricorso – il secondo sull’argomento – al Comitato di Strasburgo era stato presentato dalla Cgil nel 2013. Il sindacato contestava alle autorità italiane la mancata applicazione di fatto della legge sull’interruzione di gravidanza, la 194/1978, considerandola una violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea (Diritto alla salute) e anche all’articolo E dello stesso documento, per la discriminazione dei medici non obiettori.

E se la segretaria generale della Cgil Susanna Camussoparla di “sentenza importante” (occorre ricordare però che il Comitato non è un organo giudiziario e dunque non emette sentenze), molto scettica si dimostra invece il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin: “Mi riservo di approfondire con i miei uffici, ma sono molto stupita perché dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi che risalgono al 2013. Il dato di oggi è diverso. Non c’è alcuna violazione del diritto alla salute”, ha aggiunto il ministro.Gli ultimi dati ufficiali, contenuti nella Relazione sull’attuazione della legge 194 presentata a novembre 2015, parlano di aborti in calo, per la prima volta sotto quota 100.000 (per la precisione 97.535) nel 2014, di diminuzione del tempo di attesa tra rilascio della certificazione e intervento.

Riguardo l’esercizio dell`obiezione di coscienza e l`accesso ai servizi Ivg, si conferma quanto già osservato su base regionale e, per la prima volta, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale: non emergono criticità nei servizi di Ivg.

In particolare, emerge che le interruzioni di gravidanza volontarie vengono effettuate nel 60% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole, Molise e Basilicata.

Il numero dei punti Ivg, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di Ivg è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti Ivg è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra Ivg e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti Ivg non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 5 strutture in cui si fa un`Ivg, ce ne sono 7 in cui si partorisce.

Infine, considerando le Ivg settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, e considerando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1,6 a settimana, un valore medio fra un minimo di 0,5 della Sardegna a un massimo delle 4,7 del Molise.

Gigli: l’obiezione di coscienza è un diritto

“Ci risiamo, il Consiglio d’Europa non tollera proprio la presenza in Italia di una larga maggioranza di medici che antepone il precetto ippocratico di non uccidere a ogni altra considerazione. L’obiezione di coscienza non è una concessione, ma un diritto che, al pari del diritto alla vita, lo Stato democratico può soltanto riconoscere, se vuole distinguersi dai regimi autoritari. Contro la criminalizzazione degli obiettori, il Movimento per la Vita Italiano continuerà ad operare in ogni sede, ribellandosi verso qualunque forma di discriminazione a danno dei professionisti della salute che rispettano la vita”.

Lo ha affermato il deputato Gian Luigi Gigli, capogruppo di “Democrazia Solidale-Centro Democratico” e presidente del Movimento per la Vita Italiano. “In una società – prosegue – che non fa nulla per dare alle donne la libertà di essere madre, senza condizionamenti economici o lavorativi, e in cui vengono ogni giorno cancellati i punti nascita, si pretende che l’aborto – sottolinea Gigli – possa invece essere eseguito nell’ospedale sotto casa. I dati ufficiali del governo italiano hanno dimostrato che tempi di attesa per le donne, distanza dell’ospedale che effettua l’aborto dalla residenza e carichi di lavoro per i non-obiettori siano del tutto funzionali. Abbiamo il timore che l’obiettivo, in realtà, sia quello di scoraggiare e penalizzare gli obiettori, attraverso concorsi riservati e percorsi di carriera agevolati per i medici disponibili a eseguire aborti. In pericolo non è la salute delle donne, ma il primato della coscienza, quando il diritto positivo e le istituzioni mettono in discussione i diritti naturali, primo tra i quali il diritto alla vita”

Scienza & Vita: casomai discriminati gli obiettori

“A me risulta che si verifichi esattamente il contrario, e semmai sono discriminati gli obiettori. Si fa molto rumore per nulla, o per molto poco, la questione è ideologica”. Così Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza e Vita, commenta all’Adnkronos il pronunciamento del Consiglio d’Europa.
 
fonte: Avvenire, 11.04.16