La misericordia di Papa Francesco… (domanda al sacerdote)

San_Domenico

“La misericordia predicata da Papa Francesco non è mal intesa e fonte di equivoci?”.
 
La risposta di P. Angelo Bellon (dal sito Amici Domenicani)
 

Carissimo,

1. è facile equivocare sul concetto di misericordia.
Per molti è sinonimo di chiudere un occhio o anche di chiuderli tutti e due e lasciar correre.

2. Gesù nella parabola del buon samaritano ci mostra la vera misericordia:
“Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno»” (Lc 19,33-35).

Come vedi, ha usato misericordia chi si è preso cura di qual tale massacrato dai briganti e l’ha portato alla guarigione.
Sant’Agostino dice che “la misericordia è la compassione del cuore per le miserie altrui per cui uno si sente spinto a soccorrerlo” (De Civitate Dei, 9,5)..
E San Tommaso: “Spetta alla misericordia donare ad altri e, ciò che più conta, sollevare le miserie altrui” (Somma teologica, II-II, 30,4).
E ancora: “La misericordia è una speciale profusione di bontà per rimuovere la miseria” (Commento al salmo 24).
Mentre la bontà mira a ricolmare di bene una persona, la misericordia mira a sollevare dal male (Ib.).

3. Ma adesso contempliamo la misericordia in Dio di cui la nostra è una derivazione.
Sentiamo che cosa dice San Tommaso quando parla sulla misericordia di Dio.
Partendo da quanto dice il Salmo “Paziente e misericordioso è il Signore” (Sal 145,8) dice: “La misericordia va attribuita a Dio in modo principalissimo; non per quanto ha di sentimento o passione, ma per gli effetti che produce.
A chiarimento di questo si osservi che misericordioso si dice chi ha un cuore pieno di commiserazione, perché alla vista delle altrui miserie è preso da tristezza, come se si trattasse della sua propria miseria. E da ciò proviene che egli si adoperi a rimuovere l’altrui miseria come la sua propria miseria. E questo è l’effetto della misericordia” (Somma teologica, I, 21, 3).
Come vedi, anche qui la misericordia non consiste nel chiudere un occhio, ma nel togliere la miseria o il peccato che affligge una persona.

4. Continua San Tommaso: “Rattristarsi, dunque, della miseria altrui non si addice a Dio, ma ben gli conviene, in grado sommo, di liberare dalla miseria, intendendo per miseria qualsiasi difetto” (Ib.).
Intanto come vedi dice che in Dio non c’è la tristezza, con buona pace di quel teologo che continua a dire che Dio si rattrista a dispetto di San Giacomo il quale afferma che in Dio “non c’è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1,17).
Inoltre dice che Dio è misericordioso perché “libera dalla miseria, intendendo per miseria qualsiasi difetto” (Ib.).
Con tutta l’onnipotenza del suo essere Dio vuole liberare gli uomini dalle loro miserie e con tutta l’onnipotenza del suo essere fa di tutto perché la sua misericordia li raggiunga.
La sua misericordia può trovare solo un limite: nella libertà dell’uomo che la rifiuta.

5. Ora la Chiesa è chiamata ad essere il volto visibile di Dio.
Come la Chiesa vive per donare agli uomini la bontà di Dio, così vive per donare la sua misericordia.
Donare misericordia non è un optional per la Chiesa, ma è la sua stessa ragion d’essere.
Ma come la misericordia di Dio non consiste nel chiudere un occhio  e far finta che non ci sia il male, così la Chiesa usa misericordia al mondo e gli uomini nella misura in cui fa di tutto per liberarli dai mali fisici e morali che li affliggono.

6. San Tommaso sa che Dio è santità (e cioè verità e giustizia) ed è misericordia. Si domanda come la misericordia in Dio si componga con la sua giustizia. Ecco la risposta:
“Quando Dio opera con misericordia, non agisce contro la sua giustizia, ma compie qualche cosa oltre i limiti della giustizia: precisamente come se uno ad un tale a cui sono dovuti cento denari, dà del suo duecento denari; costui non agisce contro giustizia, ma opera con liberalità, o con misericordia.
Così pure se uno perdona l’offesa commessa contro di lui. Perché chi perdona, in qualche maniera dà: tant’è vero che l’Apostolo chiama il perdono una donazione: “Donatevi vicendevolmente, come Dio ha donato a voi in Cristo”. Da ciò appare chiaro che la misericordia non toglie via la giustizia; ma è in qualche modo coronamento della giustizia. Per questo dice S. Giacomo che “la misericordia trionfa sul giudizio” (Somma teologica, I, 21, 3, ad 2).
Dio mostra la sua misericordia perché porta l’uomo al pentimento e là dove l’uomo ha peccato riversa il Sangue del Signore, quel Sangue che non soltanto ripara il peccato secondo giustizia, ma arricchisce il peccatore pentito con i meriti infiniti di Nostro Signore.
Così parimenti è chiamata a fare la Chiesa.

7. La vera misericordia dunque è quella che mira alla conversione dei peccatori.
E questo è quanto scrive Papa Francesco nella Bolla Misercordiae vultus, con la quale indice il Giubileo della misericordia”: “Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia” (n. 9).
Intanto la prima condizione per avere misericordia nei confronti delle debolezze e dei peccati umani è il perdono.
Per perdono non s’intende dire che va tutto bene, che si debba confondere il male col bene.
No, il male resta male e un male talvolta odiosissimo.

8. In che cosa consiste allora?
Dice Papa Francesco: il perdono consiste nel “lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta” (Ib.).
Per questo San Paolo dice: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo” (Ef 4,26-27).
Questa è l’apertura d’animo mostrata da Dio nei confronti degli uomini e  da lui infusa nei cuori mediante la grazia.

9. Come si vede, la misericordia predicata da Papa Francesco è la misericordia predicata e insegnata da sempre.
È la misericordia che vuole vincere il male, non quella che lascia nel male.
È la misericordia che vuole vincere il peccato, non quella che lascia nel peccato.
E vuole vincere il male e il peccato mostrando un animo pronto alla riconciliazione e al perdono perché, pur rimanendo il dispiacere per il torto subito, non conserva verso chi si é lasciato vincere dal male “il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta” (Ib.).

10. La misericordia vuole suscitare nell’animo del peccatore i medesimi sentimenti e con questi la consapevolezza di aver sbagliato e la necessità di riparare il male fatto.
Solo a questo punto la misericordia ha realizzato i suoi effetti.
Diversamente rimane solo nell’animo di chi è misericordioso, come è rimasta nell’anima di Gesù fino alla fine nei confronti di Giuda che l’aveva deliberatamente rifiutata. Questa misericordia non  stata sufficiente per salvarlo. E non perché fosse troppo debole (anzi!), ma perché Giuda non vomito che raggiungesse il suo cuore.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di precisare questi concetti con i testi alla mano, in particolare con  quello che Papa Francesco ha scritto.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo
 
fonte: Amici Domenicani