Il Papa ai confessori: “Non mettete ostacoli a chi vuole riconciliarsi con Dio”

Udienza generale 13042016

Durante l’Udienza Giubilare, Francesco ricorda: “Dio non smette mai di cercarci ma noi dobbiamo pentirci del male compiuto”

Misericordia vuol dire innanzitutto “riconciliazione” con il Padre e con i fratelli. Lo ha ricordato papa Francesco durante l’Udienza Giubilare tenutasi stamattina in piazza San Pietro. “Spesso riteniamo che i nostri peccati allontanino il Signore da noi: in realtà, peccando, noi ci allontaniamo da Lui, ma Lui, vedendoci nel pericolo, ancora di più ci viene a cercare”, ha ricordato il Pontefice.

“Dio non si rassegna mai alla possibilità che una persona rimanga estranea al suo amore”, purché, ha puntualizzato il Papa, in lei riscontri “qualche segno di pentimento per il male compiuto”.

Spesso temiamo che “i nostri peccati allontanino il Signore da noi ma Lui vedendoci nel pericolo, ci viene sempre più a cercare”.

Per riconciliarci con Dio, quindi, non possiamo contare sulle “nostre sole forze”. Chi pecca, esprime un “rifiuto” dell’amore di Dio, con la conseguenza di “rinchiuderci in noi stessi, illudendoci di trovare maggiore libertà e autonomia”. Tuttavia, ha sottolineato il Papa, “lontano da Dio non abbiamo più una meta, e da pellegrini in questo mondo diventiamo erranti”.

Quando pecchiamo, si suol dire che “voltiamo le spalle a Dio”, pretendiamo di essere “autosufficienti”, invece “il peccato allarga sempre di più la distanza tra noi e Dio, e questa può diventare un baratro”.

A soccorrerci arriva Gesù che, come un “bravo pastore”, viene a cercarci e “non è contento fino a quando non ha ritrovato la pecora perduta”, ricostruendo così “il ponte che ci ricongiunge al Padre e ci permette di ritrovare la dignità di figli”.

Il Santo Padre ha quindi rievocato la vigorosa esortazione di San Paolo, valida anche per noi contemporanei: “Lasciatevi riconciliare con Dio!” (2Cor 5,20).

In questo Giubileo della Misericordia, tante sono le persone che “vorrebbero riconciliarsi con Dio ma non sanno come fare, o non si sentono degni, o non vogliono ammetterlo nemmeno a sé stessi”, ha osservato Francesco.

“La comunità cristiana può e deve favorire il ritorno sincero a Dio di quanti sentono la sua nostalgia”, ha aggiunto, con particolare riferimento a quanti, chiamati a compiere il “ministero della riconciliazione”, sono chiamati ad essere “strumenti docili allo Spirito Santo perché là dove ha abbondato il peccato possa sovrabbondare la misericordia di Dio”.

È proprio ai confessori che il Papa ha raccomandato di “non mettere ostacoli alle persone che vogliono riconciliarsi con Dio”, perché il confessore è “al posto di Dio Padre” e, nel suo ministero, deve aiutare le persone a “riconciliarsi con Dio”, evitando di trasformare il confessionale in una “sala di tortura” o in un “interrogatorio”.

Con l’auspicio che questo Anno Santo sia “il tempo favorevole per riscoprire il bisogno della tenerezza e della vicinanza del Padre”, Bergoglio ha invitato ad accompagnare alla riconciliazione con Dio, la riconciliazione con i fratelli, a partire dalle “famiglie”, dai “rapporti interpersonali” e dalle “comunità ecclesiali”, fino alle “relazioni sociali e internazionali”.

A braccio ha poi raccontato: “Qualcuno mi diceva, nei giorni scorsi, che nel mondo ci sono più nemici che amici, e credo che abbia ragione…”. Il Pontefice ha poi invitato i fedeli a porre in essere “ponti di riconciliazione” a partire dalle famiglie, dove, troppo spesso, molti fratelli “hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità”.

In conclusione, Francesco ha indicato nella riconciliazione, “un servizio alla pace, al riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone, alla solidarietà e all’accoglienza di tutti”, chiedendo infine ai fedeli di riconciliarsi con Dio “per diventare nuove creature e poter irradiare la sua misericordia in mezzo ai fratelli, in mezzo alla gente”.
 
(fonte: Zenit.org, 30.04.16)