Cosa vuol dire il papa quando afferma che “il tempo è superiore allo spazio”?

© Antoine Mekary / ALETEIA

(da Aleteia, 26.05.16)
 
di Jim Russel
 
Se vogliamo svelare il mistero rappresentato dalla mente del nostro Santo Padre papa Francesco, a un certo punto dobbiamo concentrarci sulla frase “Il tempo è superiore allo spazio”.

Questa espressione enigmatica appare sia nella sua prima enciclica, la Lumen Fidei, che nella seconda, la Laudato Si’, nonché in entrambe le sue esortazioni apostoliche, la Evangelii Gaudium e la recente Amoris Laetitia. Si tratta di un principio fondamentale inserito nel tessuto della visione profondamente radicata del papa di come dobbiamo vivere, nonché una chiave per comprendere le sue intenzioni nello scrivere l’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

Nella Lumen Fidei (n. 57), Francesco ci dice: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che ‘frammentano’ il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”.

Per il pontefice, il tempo è superiore allo spazio perché la via dell’autentico progresso umano è un “processo”, che è in sé una funzione temporale. Visto che il tempo è fluido e mobile, rappresenta la chiave per evitare di rimanere “incollati” allo spazio, per così dire. Se cerchiamo di riempire lo spazio con soluzioni a breve termine e risposte crude e statiche ai problemi senza pensare a come possiamo davvero andare avanti da quel punto in poi, cortocircuitiamo il tempo e ci priviamo di un futuro più speranzoso.

Nella Evangelii Gaudium, papa Francesco ci offre il suo pensiero più dettagliato su ciò che intende quando dice che “il tempo è superiore allo spazio”:

222. Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.
223. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.

Da questi paragrafi si evince chiaramente che Francesco vorrebbe che evitassimo di limitarci a “possedere” degli spazi – aggrappandoci a potere e controllo nel momento attuale –, lavorando invece per costruire persone, che è sempre un progetto più complicato e a lungo termine.

Questa idea emerge in modo piuttosto esplicito nella Laudato Si’, la sua enciclica sulla “cura della casa comune”, nella quale scrive che “la miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che ‘il tempo è superiore allo spazio’, che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere” (n. 178).

Il Santo Padre ha espresso questo contrasto tra spazio e tempo anche in altri discorsi – non è solo un cliché occasionale o uno slogan.

Avendo capito un po’ questa visione, ora siamo davvero pronti a esaminare il “tempo superiore allo spazio” come spiegato nella Amoris Laetitia. Se l’espressione appare nel modo più significativo nel paragrafo 3, guardiamo in primo luogo a ciò che dice nel paragrafo 261 (sulla genitorialità), perché questo ci aiuterà a capire meglio cosa afferma in quello precedente:

261. Tuttavia l’ossessione non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare. Qui vale il principio per cui ‘il tempo è superiore allo spazio’. Vale a dire, si tratta di generare processi più che dominare spazi.

L’ultima frase è essenziale per comprendere correttamente il significato dell’introduzione:

3. Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo.

Ecco la questione di fondo – il nostro Santo Padre è una persona che avvia processi, non un dominatore dello spazio, e tutti gli scritti del mondo non lo avvicineranno di un centimetro al dominare gli “spazi” semplicemente – e staticamente – diffondendo ulteriori decreti “riempispazio” o riaffermazioni di insegnamenti o pratiche esistenti (come il fatto che i divorziati risposati che non hanno ottenuto l’annullamento non possano ricevere la Santa Comunione). Non è quello che fa, o anche quello che cerca di fare. Chiaramente, la Amoris Laetitia è un documento di “process-building” – il riassunto di un processo sinodale durato due anni, non un tentativo di riempire gli spazi.

E dobbiamo accettarla in quanto tale.

Nel frattempo, a questo riguardo, papa Francesco continua a offrirci spunti e indizi. Nella sua intervista del 17 maggio a La Croixha affermato: “Nell’esortazione post-sinodale [Amoris Laetitia], ho cercato di rispettare al massimo il Sinodo. Non troverete prescrizioni canoniche su cosa si possa o non si possa fare… Si tratta di una riflessione serena e pacifica sulla bellezza dell’amore, su come educare i figli, come prepararsi al matrimonio… Sottolinea responsabilità che potrebbero essere sviluppate dal Pontificio Consiglio per i Laici sotto forma di linee-guida”.

Ecco un papa che lavora “in modo lento ma sicuro, senza essere ossessionato dai risultati immediati”. E mi sembra che voglia che facciamo tutti lo stesso. Proviamoci. Calmiamoci e camminiamo con lui piuttosto che davanti a lui (o, Dio ce ne scampi, sopra lui). Diamo priorità al tempo. Facciamo sì che il tempo sia superiore allo spazio.
 

Il diacono Jim Russell è marito, padre di undici figli e nonno di due nipotini. Ordinato al diaconato nel 2002, è coordinatore per la Vita Familiare presso l’Ufficio Laici e Vita Familiare dell’arcidiocesi statunitense di St. Louis.