Da Tex Willer a Dylan Dog

Quando verità e relativismo si scontrano nei fumetti

(da cattonerd.it)

Franco Nembrini: “In Italia e in Europa occidentale quella famosa cultura che da dopo il Medioevo ha preso le distanze dalla fede, fino a diventare dichiaratamente nemica dell’esperienza religiosa, compie la sua rivoluzione anche in Occidente; e irrompe nella vita del popolo in modo violento, in quel fenomeno storico del ’68. Negli ’60 e ’70 avviene la rivoluzione. Questa cultura entra improvvisamente nella vita della gente, attraverso la televisione, il giornalismo e la Scuola di Stato. Così saltò in modo violento il rapporto tra due generazioni. Una generazione di padri, che voleva dare la fede ai propri figli, si trovarono di fronte a figli che non erano più in grado di riceverla. Cos’è che non capirono questi genitori? Era accaduta una cosa senza precedenti, che non erano divisi dai loro figli da venticinque anni, ma che a separarli si erano infilati cinquecento anni di storia. Una distanza incolmabile.”

Riprendendo il discorso laddove lo avevamo lasciato ne “Dal Medioevo all’ateismo“, proseguiamo affrontando il cambiamento del pensiero occidentale sfruttando due dei più grandi personaggi del fumetto Sergio Bonelli Editore, da Tex Willer a Dylan Dog.
Cosa ha a che fare tutto questo con il discorso di prima? Beh, se continuerete a leggere lo scoprirete.

 

Due civiltà a confronto: da Tex Willer a Dylan Dog

Franco Nembrini: “Tutti ci siamo accorti di questo, ma a me colpì tanto in quegli anni, e in questo mi piaceva fare una lezione sui fumetti, perché in due fumetti io ho visto accadere esattamente questo cambiamento. Ovviamente è stato almeno altrettanto forte nella musica leggera. Io a diciotto anni cantavo le canzoni di Celentano. In particolare, “Storia d’amore” che racconta la storia di un uomo che si innamora di una donna che preferisce sposare un altro per una questione di soldi. Lui le rimane fedele, in ogni modo l’aspetta. Lei si pente, si accorge di avere preferito l’uomo sbagliato, e una notte lo va a cercare e gli arriva lì, in camera. E lui dice: “sembrava un angelo”, lei diceva “sono tua, prendimi”. Ma lui: “E uno schiaffo all’improvviso le mollai su quel bel viso, rimandandola da te.” Rimandandola dal marito, perché nonostante l’errore della scelta, lei è tua moglie e tu sei suo marito. Questo era il senso della canzone di Celentano, un’idea che se propongo oggi mi ridono in faccia, mi prendono per scemo. “Ma lei dov’è rimasto, ai tempi di Dante?!” Io dico sì, sono proprio molto più avanti di voi, sono ai tempi di Dante. Siete voi che siete tornati all’età della pietra. Io e Celentano siamo avanti.

Dieci anni dopo i miei alunni cantavano Lucio Battisti, “Motocicletta 10HP“, una canzone di questo nuovo cantautore che seguivano tutti. Nel testo dice a una ragazza: “Lo so che ami un altro, ma che ci possa fare… io sono un disperato, perché ti voglio amare […], domani puoi dimenticare tutto, ma adesso dimmi di sì.” Era cambiato il mondo. Io l’ho avvertito da queste cose. Ed a me quelle due canzoni sono rimaste ad indicare due civiltà, due mondi. Il prima e il dopo la Rivoluzione.

E così è andata per il fumetto. Finalmente siamo alla questione.”

Tex Willer incontra Dylan Dog

Un disegno di Andrea Venturi: Tex incontra Dylan Dog!

Tex Willer e la verità

 Franco Nembrini: “Uno dei miei figli ha scelto la vita consacrata; e come se fosse sposato è andato via di casa ed è entrato in una comunità. Io volevo fargli un regalo importante, la cosa più sacra che avevo, e gli ho regalato la mia collezione di Tex. Quella notte ho pianto… non tantissimo, perché in tanto ne avevo comprata un’altra, perché se no non gliela davo! Quindi ce l’ho ancora la collezione di Tex.

Quali sono le caratteristiche di Tex Willer, individuabili anche solo dalle copertine?

La prima, presente in tutte le copertine e in tutte le avventure di Tex Willer, è quella caratteristica di cui parlavamo nel precedente articolo dedicato a Dante: Tex è l’eroe, da un certo punto di vista erede del cristianesimo, almeno in questo, ha una certezza assoluta della realtà. Ciò che c’è, c’è. E dentro ciò che c’è è distinguibile in modo assolutamente chiaro ciò che bene e ciò che è male. Il bene e il male fino a prima di quella rivoluzione sono una certezza, esattamente come la verità e la menzogna. Pertanto la prima caratteristica di Tex è quella di lottare contro il male, contro il crimine.

Nel primo numero, La mano rossa è una banda di cinque rapinatori che Tex sconfigge, per poi aiutare il ranger Jeff contro El Diablo, un ricco messicano che ha armato un esercito personale. Pertanto Tex è un eroe assolutamente positivo, lotta contro il male come San Giorgio contro il drago. È più forte di tutti, praticamente immortale. In un’avventura riceve diciotto pallottole, ma lui resta vivo… tutte di striscio alla tempia!”

Tex Willer, primi numeri

Rispetto a Kit Carson ed agli altri personaggi, Tex è perennemente giovane, sempre forte, bello, una specie di eternità che rimane nella sua figura

 Franco Nembrini: “I titoli sono significativi, “Uno contro venti“, “L’eroe del Messico” – Persino politicamente si sa cosa è bene e cosa è male –, “Due contro cento“, “Il figlio di Tex“, dove compare Kit Willer: il figlio nato dal matrimonio con Lilyth, fedele agli ideali del genitore. “Incendio allo Star-O“, dove si introduce un grande amico di Tex, quello che farà da spalla in tutte le successive avventure, che è Kit Carson. Già nei primi cinquanta volumi si costruisce tutta la famiglia di Tex Willer.

Tex è così sicuro della sua identità, di ciò in cui crede, della forza della realtà, che quando incontra un’umanità diversa, gli Indiani, si fa indiano con gli indiani. E se gli Indiani hanno ragione, cioè se sono dalla parte della verità, non esita a schierarsi con loro per sparare ai bianchi cattivi, perché l’amore per la verità è più forte dell’appartenenza etnica, nazionale, storica. Dunque, sentire l’appartenenza alla verità più forte di ogni altra cosa.”

 

Dylan Dog e l’incubo del relativismo

Dylan Dog, cover Dell'Otto

La copertina di “Dyland Dog – Color fest N° 1”, realizzata da Gabriele Dell’Otto

 Franco Nembrini: “La necessità di comprendere la verità fa emergere il problema del linguaggio. È un problema enorme, perché fino all’800 il poeta che è sicuro della verità, anche quando non la vede, parte dalla realtà che la parola tra gli uomini sia veicolo di comunicazione. Cioè se io ti parlo te mi capisci, perché sei un uomo come me! Hai il mio cuore, la mia ragione. Magari con qualche fraintendimento, se io e te parliamo ci capiamo. Ma se la verità non esiste, se voi siete un incubo possibile per me, se io posso svegliarmi improvvisamente e scoprire di essere solo, scoprendo che il mondo è tutt’altro da quello che pensavo, come accade in film quali “Matrix” e “The Truman Show“, la comunicazione perde il suo senso. L’hanno chiamata fantascienza, ma è in realtà una distruzione sistematica del sentimento della realtà. Forse non per noi adulti, che l’abbiamo abbastanza robusto, ma un bambino che si sta formando la certezza di sé e sulle cose, e gli viene sottoposto un bombardamento di questo genere di storie, a vent’anni non è nemmeno più sicuro del suo paio di scarpe. E volete che si metta con una donna con un’intenzione seria? È impossibile! Non ha l’energia, non ha la forza.”

In “A Zacinto” Ugo Foscolo afferma:  “[…] a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura.”

 

 Franco Nembrini: “Dagli anni della ribellione anche il genio letterario ha iniziato a dubitare che la parola servisse a comunicare. Molti protagonisti delle opere letterarie, come riflesso di questo malessere, muoiono suicidi, inclusi i loro autori, a partire in Italia da Ugo Foscolo.

Nonostante questo dato viviamo in un’epoca meravigliosa, perché mai il bisogno dell’uomo è uscito in modo così limpido e doloroso, ma anche così sincero. Dopo tanto male, dopo duecento anni possiamo con onestà metterci in cammino, ognuno da dove si trova, e ricordare insieme il nostro bisogno, la nostra povertà.”

Io sono un uomo malato. ~ Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij

L’ammissione di una realtà umana ferita, di un peccato originale, necessaria per poter esprimere il bisogno di salvezza.

Dylan Dog, Notte senza fineNaturalmente non serve aggiungere che l’immagine dell’uomo tormentato dal relativismo, sempre con l’ansia di svegliarsi di soprassalto in una realtà identica ai suoi incubi, incarna perfettamente la figura dell’indagatore dell’incubo più popolare di Bonelli: Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi nella fine degli anni ’70. Dylan Dog non soltanto indaga su incubi ad occhi aperti, ma, come Franco Nembrini sottolinea, non sempre ha la forza di salvare le persone che a lui si rivolgono, né riesce a stabilire solide relazioni con i personaggi di sesso femminile da lui incontrati. Come molti sceneggiatori di “Dylan Dog” fanno notare con velata ironia, da Michelangelo La Neve in “Notte senza fine” fino a “Il cuore degli uomini” di Roberto Recchioni, Dylan colleziona fidanzate, passando da una relazione all’altra con eccessiva facilità. Questa contrapposizione rispetto a Tex Willer che, al contrario, resta fedele alla defunta moglie Lilyth, crea un ulteriore solco tra i due personaggi che incarnano due archetipi della storia del fumetto: l’eroe delle certezze e l’investigatore del mistero. Dylan non soltanto non si erge a difensore della verità, ma al contrario di Tex e di molto lontano da un modello di perfezione: claustrofobico, aerofobico, soffre di vertigini ed è leggermente ipocondriaco. E, detto tra noi, non saprei immaginare Tex a tavola insieme a Dylan sapendo che il primo mangia solo bistecche tenere e non troppo cotte mentre il secondo è addirittura vegetariano e astemio in quanto ex alcolista.

Tex Willer e la bistecca

Tra la nascita di Tex Willer e quella di Dylan Dog troviamo altri personaggi del fumetto Bonelli, quali Mister No eMartin Mystère, a metà strada tra queste due prospettive. Tuttavia, nonostante le differenze tra i due, per Dylan Dog restano solide le amicizie maschili, Bloch e Groucho, sempre più valorizzate nei fumetti odierni, che lasciano intravedere uno spiraglio di luce nella cupa realtà dell’Indagatore dell’incubo. In realtà Dylan non crede nelle coincidenze e non si relaziona rispetto al mistero in maniera passiva, ma la sua ricerca della verità non viene mai portata a compimento per lasciare volutamente l’intero suo mondo nell’incubo dell’ignoto. Questa di per sé rappresenta un’esigenza narrativa del genere horror serializzato, di non dare mai sicurezze al lettore fino alla fine o chiavi di lettura valide per l’intera serie.

 

Conclusione

Tex Willer, vignetti

Almeno all’inizio, il fumetto è stato per definizione il corrispondente della fiaba: un racconto sia per bambini che per adulti con finalità pedagogiche

Eppure misteri e personaggi sovrannaturali compaiono anche nel mondo di Tex Willer. Al di là delle differenze narrative dettate dai due diversi generi a cui appartengono “Tex Willer” e “Dylan Dog”, l’avventura western o quella horror, la principale differenza sta nel rapporto che i due personaggi hanno con il mistero.

Franco Nembrini: “La domanda è importante. La domanda positiva è una domanda che tiene aperta l’ipotesi di una risposta positiva. Insomma, c’è un modo per farsi la domanda che porta alla curiosità e alla saggezza. C’è un modo per farsi la domanda che invece porta alla disperazione e al suicido. O alla violenza. Per questo bisogna stare attenti riguardo il modello offerto dal protagonista.”

Dal relativismo in poi, non essendo più facile mettersi d’accordo nemmeno sulle cose più basilari, la società degli anni ’90, del tutto disillusa perché post-ideologica, dunque vuota di valori, iniziò ad preferire la figura dell’antieroe, non potendo più identificarsi con eroi positivi quali Tex Willer e/o Superman per il fumetto americano. Tuttavia, Dylan Dog restò a metà strada tra quei personaggi che avevano ancora un intento “eroico”, ma che nei fatti non possedevano gli attributi dell’eroe, pur non ricadendo nella categoria del cosiddetto “antieroe“. Anzi, ormai pure Dylan sembra cedere il passo ai nuovi personaggi dell’universo Bonelli, quali i protagonisti di “Orfani” di Recchioni e Mammucari ed antieroi come “Morgan Lost” di Claudio Chiaverotti. Personalmente non so se ciò sia un male o un bene, ma sono certo che la sete di verità darà vita a molti altri personaggi immortali come Tex Willer.