Le parole possono cambiare il modo di pensare

Non è vero che prima pensiamo e poi parliamo. Spesso le parole cambiano il nostro modo di pensare. La lingua «contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita» dice la Lettera di Giacomo: le parole condizionano la testa, ed è una bellissima notizia, perché la lingua la possiamo controllare (alla peggio impegnandola a far sciogliere un cioccolatone Chococaviar al 75 per cento di cacao della Venchi…).
Io l’ho sperimentato. Non dico il cioccolato, cioè anche quello, ma dicevo che ho sperimentato il potere di non rispondere al male, le volte che sono riuscita a controllare la lingua. Non tante, ma è successo.
Mi è capitato per esempio di ricevere lettere traboccanti di odio. Sono partita gonfiandomi come un gatto, inarcando la schiena, tirando fuori le unghie, mostrando i denti. Ho cominciato a rispondere offesa e arrabbiata producendo scritti piccati, puntuti, pieni di distinguo, giustificazioni, precisazioni, ribattendo accusa su accusa. Poi una volta ho obbedito – obbedire è meglio – al mio padre spirituale, che mi invitava a rispondere con poche semplici parole. «La ringrazio, terrò conto delle sue indicazioni, buon cammino». All’inizio l’ho fatto per obbedienza, fidandomi di lui ma pensando in cuor mio che fosse una specie di cilicio, un eroico sacrificio da offrire (mi vedevo già spuntare dietro la testa l'”aurelia”, come dice mia figlia Lavinia). Poi, e ditemi se non è un miracolo questo, ho capito che non rispondere fa bene a te, prima di tutto. E’ come un antidoto per il veleno che ti stavi mettendo in corpo. E poi capita anche che tu capisca che qualche critica magari era persino giusta. A volte gli altri vedono qualcosa di noi che ci sfugge, e non sempre si sbagliano, anche se condizionati da sentimenti non nobilissimi, ma quelli sono fatti loro.
 
Costanza Miriano, Obbedire è meglio, pagg. 80-81 (Sonzogno editori)