Bud Spencer, quel “gigante buono” con la fede nel Padreterno

Morto a 86 anni Carlo Perdersoli, in arte Bud Spencer. Aspettava la morte e il giudizio di Dio “con dignità” e senza paura, perché “la nostra anima resta viva anche dopo aver lasciato la terra”
 
“La vita non è nelle nostre mani. Prima o poi ci presenteremo di fronte al Padreterno, che sia quello cristiano o quello islamico. Non si può sfuggire. Da quando siamo nati, siamo in viaggio verso la morte”. Il suo di viaggio, è finito ieri sera. Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, è spirato in un ospedale di Roma. Al capezzale i familiari, dai quali si è congedato – ha riferito il figlio alla stampa – con un “grazie”.

Una parola che condensa le emozioni che questo “gigante buono” del cinema italiano, protagonista assoluto del filone spaghetti western e icona divertente in coppia con Terence Hill, ha provato nella sua intensa vita.

Attore sì, ma anche atleta dal fisico granitico. Nato a Napoli 86 anni fa, Pedersoli mostrò sin da giovane una predisposizione per il nuoto. Lo praticò ad alti livelli, partecipando anche alle Olimpiadi di Roma del 1960.

Ma le mani, più che per muoversi in acqua, lo renderanno famoso per gli sganassoni rifilati sui set cinematografici. Ebbe una vita avventurosa. Per motivi di lavoro del padre, quando frequentava ancora il liceo, si trasferì dapprima a Roma e poi in Sud America.

L’approdo nel cinema avvenne quasi per caso. Scriveva testi per alcuni noti cantanti italiani, negli anni ’60, quando scaduto il suo contratto con la casa discografica Rca si ritrovò costretto, marito e padre di due figli, a cercare una nuova attività.

Nel 1967 gli fu offerto un ruolo in un film, che Pedersoli accettò non senza qualche esitazione. I suoi dubbi vennero però spazzati via da un talento che forse nemmeno lui sapeva di possedere. La pellicola western – “Dio perdona… io no!” – raccolse un successo importante e diede avvio all’efficace binomio tutto italico, pur con alias esotici, Bud Spencer – Terence Hill.

Che ci fosse Dio nel titolo del film che lo consacrò nel campo cinematografico non è forse un caso. Gli occhi apparentemente socchiusi di questo magnifico attore furono infatti rivolti al cielo lungo il corso dei suoi anni coronati di soddisfazioni professionali.

Di recente aveva scritto una biografia – Mangio ergo sum (ed. Npe, 2015) – nella quale svelava alcuni aspetti meno noti della sua personalità. A leggere di come Bud Spencer si stava avviando alla morte, con Dio nel cuore e con l’aldilà come obiettivo, si scorge un animo profondo dietro quel fisico maestoso.

Emerge il discernimento subentrato con l’avanzare degli anni, anche se lui preferiva parlare di “devozione” più che di saggezza. “Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione, ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva – spiegava –. Invece mi sono reso conto che è il nulla ciò a cui prima attribuivo un grande valore: lo sport, dove volevo affermarmi, la popolarità”.

Anticonformista e schietto, lontano dalle ideologie alla moda a costo di venir bistrattato dai media di massa negli ultimi anni, non esitava inoltre ad affermare: “Chi si inorgoglisce per queste cose, chi insegue solo il successo, la fama, è un idiota”. Meglio allora riconoscersi figli, rivolgendo costantemente le proprie preghiere a Dio. In un’intervista al giornale tedesco Welt am Sonntag, l’attore italiano confidò di pregare molto.

Volgendo lo sguardo al passato, il vecchio Bud riusciva anche a fare un’analisi di sé stesso, riconoscendo di aver compiuto “errori grossolani” con “le donne e gli amici”. La fede gli ha però insegnato che “sono altre le cose che contano”.

La semplicità e al contempo la grazia straordinaria di cominciare ogni giorno, ad esempio. “Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa”, rifletteva Bud Spencer. “Perché – aggiungeva – credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra”. Anzi, sono certo che la vita continua”.

Era felice di avere la consapevolezza che esiste un Dio Padre, che è anche giudice. Scriveva, pensando alla sua dipartita: “Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio”.

E ora la morte l’ha affrontata con un “grazie” rivolto alla famiglia e al cielo. Nonostante i successi sportivi guadagnati da giovane e un curriculum di circa 130 film, la conquista più importante Carlo Pedersoli l’ha ottenuta scrutando dentro sé stesso e riconoscendosi creatura di Dio.
 
fonte: Zenit.org