Curarsi con la bellezza. L’arte è la medicina dell’anima di chi la sa osservare

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A cosa serve l’arte? La sua importanza è fin troppo presunta per essere spiegata e il suo valore è ritenuto solo una questione di senso comune: in ciò risiede l’errore. L’arte non si riduce a veicolo di astrazione pura, perché essa è anche medicina. Alain de Botton e John Armstrong approfondiscono la questione in un interessante saggio uscito per Guanda, L’arte come terapia, corredato da un ricco apparato iconografico a colori, partendo dall’idea che, se l’arte è uno strumento, allora bisogna andare più a fondo per conoscerne la natura e le possibilità.

De Botton e Armstrong – il primo scrittore (ricorderete i suoi Esercizi d’amore) il secondo professore di filosofia a Melbourne e storico dell’arte – procedono individuando le funzioni dell’arte, a partire dalla memoria: la concentrazione e l’attenzione ai dettagli potrebbe essere stimolata da un Vermeer. E la speranza, come si mantiene in vita? Con un volto soave scolpito nella pietra. O con “La danza” di Matisse, che ci tampona dalle umiliazioni. E in virtù di quale alchimia possiamo trarre sollievo dal dolore? È spiegato a pagina 30:

“Che l’arte possa offrire un osservatorio privilegiato da cui studiare i travagli della condizione umana è una considerazione valida soprattutto per le opere sublimi in senso romantico, che raffigurano stelle e oceani, maestose scogliere e grandi catene montuose. Sono opere che ci rendono consapevoli della nostra irrilevanza suscitando in noi un piacevole terrore, unito alla percezione di quanto siano insignificanti le disavventure umane al cospetto dell’eternità e lasciandoci un po’ più pronti a inchinarci dinanzi alle incomprensibili tragedie che ogni vita comporta. Anziché tentare di rimediare alle umiliazioni subite riaffermando la nostra sminuita importanza, con l’aiuto dell’arte possiamo sforzarci di comprendere e di apprezzare la nostra sostanziale insignificanza”.

Date un’occhiata all’esterno della settecentesca Cattedrale di Santa Prisca e San Sebastiano, a Taxco, in Messico: ciò contribuirà a rimettere in sesto il vostro equilibrio se è scombussolato da uno stile di vita intenso, da ritmi faticosi e dalla frenesia quotidiana. Ma basterebbe anche un ameno cottage o il chiostro di un’abbazia provenzale, non una qualsiasi però. Per la conoscenza di noi stessi, cosa è consigliabile osservare? E per salvarci dalla scontentezza o dal senso di inadeguatezza?

Una galleria di dipinti, monumenti, sculture, perfino maschere, senza limiti di tempo o di luogo. Il testo prosegue con alcune riflessioni sul senso dell’arte con una sorta di “prontuario medico-artistico” per ogni evenienza, distribuito nei tre intramontabili filoni di amore, denaro e politica: dalla pazienza, alla sensualità, all’elasticità, fino alla rivoluzione. Non dico che butterete via le medicine, ma farete tesoro delle virtuose proposte. Anche perché, per ogni malanno, gli autori suggeriscono opere, cure gratuite (prive di effetti collaterali) e motivazioni. Queste ultime, forse, sono le più importanti:

“Uno dei nostri difetti principali, nonché fonte d’infelicità, è la difficoltà nel renderci conto di ciò che abbiamo intorno. Soffriamo perché perdiamo di vista il valore di quello che abbiamo davanti, vagheggiando, spesso a torto, attrattive che immaginiamo esistere altrove”.

 
(fonte: http://www.huffingtonpost.it/marilu-oliva/curarsi-bellezza-larte-anima-osservare_b_7526378.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001)