Obiezione di coscienza: respinto il ricorso europeo della Cgil

La sede del Consiglio d'Europa a Strasburgo.

Il Consiglio d’Europa, organo differente dall’Unione Europea e dalle sue istituzioni, garante della  Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha appena emesso una risoluzione a favore dell’Italia sulla gestione dell’obiezione di coscienza all’aborto.
 
L’Italia era stata accusata davanti al  Consiglio d’Europa dalla Cgil che lamentava l’applicazione dell’obiezione di coscienza come limitante per il ricorso all’aborto. Il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa aveva accolto il ricorso nell’aprile del 2016 (leggi il nostro commento qui).

In realtà la natura giuridica del ricorso verteva i presunti carichi di lavoro per i medici non obiettori denunciati dalla Cgil. Tuttavia i dati riportati dal sindacato italiano erano vecchi e non attendibili (ne avevamo parlato qui). Secondo il Ministero della Salute ostacoli locali sono da attribuire a problemi organizzativi legati “a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie all’interno di ciascuna regione”.  I nuovi dati presentati dal Ministero hanno confermato che l’obiezione di coscienza, oltre ad essere inattaccabile dal piano giuridico e morale, non incide sul lavoro del personale sanitario non obiettore. La risoluzione licenziata a inizio luglio 2016 “prende nota delle informazioni fornite in seguito alla decisione del Comitato europeo dei diritti sociali e accoglie con favore gli sviluppi positivi intervenuti”.

Resta invece l’incoerenza palese della Cgil nella vicenda. Da una parte sostiene che l’aborto sia una attività sanitaria come le altre per cui non dovrebbe essere permessa l’obiezione; dall’altra lamenta che fare aborti incide sulla qualità della vita lavorativa di chi li pratica. In sostanza fare aborti è doloroso, ma nessuno si può rifiutare! Decisamente non il massimo per un sindacato che dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori e non delle ideologie.

Anche la stampa nostrana pecca di coerenza: quando il Consiglio d’Europa prese in esame l’esposto della CGIL la notizia arrivò in prima pagina sui giornali come una condanna “europea” dell’obiezione di coscienza. Ora che la posizione italiana esce assolta da ogni dubbio gli stessi giornali non hanno pubblicato nemmeno una riga online, (provare per credere sul sito di repubblica, ad esempio): un comportamento decisamente rivelatore della loro faziosità nell’affrontare il tema dell’obiezione di coscienza.
 
(fonte: prolife.it)