“Quando diciamo: ‘Padre ho peccato…’, Lui ci tappa la bocca: ci ha già perdonato!”

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di Luca Marcolivio

(Zenit, 04-08-2016)

Ad Assisi si è celebrato un altro momento topico dell’Anno Santo straordinario. Recandosi per la seconda ad Assisi, dopo la prima visita del 4 ottobre 2013, papa Francesco ha chiamato a sé il Patrono d’Italia come testimone d’eccellenza della Misericordia.

Le temperature altissime e il sole a picco di inizio ad agosto, non hanno affatto scoraggiato i numerosi pellegrini, assiepati dietro le transenne nei pressi della Basilica di Santa Maria degli Angeli, molti dei quali reduci dalla Festa del Perdono.

È proprio per celebrare gli 800 anni della tradizionale “Perdonanza” che il Santo Padre si è recato alla Porziuncola, varcandone il portale d’ingresso intorno alle 15.45, con qualche minuto di anticipo sulla tabella di marcia, mentre il coro intonava l’inno del Giubileo straordinario: Misericordes sicut Pater! 

La preghiera silenziosa di Francesco, capo chino in spirito penitenziale davanti all’altar maggiore della basilica francescana, è durata circa un quarto d’ora, seguita dalla lettura del Vangelo di Matteo 18,21-35.

“Paradiso” e “perdono” sono state le parole chiave della successiva meditazione del Pontefice, traendo spunto da un auspicio del Poverello d’Assisi suo omonimo: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”.

Più di altri, San Francesco aveva recepito da Gesù Cristo il “dono della salvezza” e della “vita eterna”, la cui sostanza è nella “comunione dei santi”, che ci permette di non rimanere mai “soli nel vivere la fede” ma di condividerla con “i santi e i beati” e anche con “i nostri cari che hanno vissuto con semplicità e gioia la fede e l’hanno testimoniata nella loro vita”.

Aveva ben in mente, il santo di Assisi, che nella casa del Padre “vi sono molti posti” (Gv 14,2-3) e, assumendo radicalmente questa affermazione del Vangelo giovanneo, chiese all’allora pontefice Onorio III, l’istituzione dell’indulgenza.

“Quella del perdono è certamente la strada maestra da seguire per raggiungere quel posto in Paradiso – ha ribadito il Santo Padre -. E qui alla Porziuncola tutto parla di perdono! Che grande regalo ci ha fatto il Signore insegnandoci a perdonare per farci toccare con mano la misericordia del Padre!”.

Il perdono del Padre, però, ha un senso solo se anche gli uomini esercitano tra di loro la medesima misericordia. “Ognuno di noi potrebbe essere quel servo della parabola che ha un grande debito da saldare, ma talmente grande che non potrebbe mai farcela – ha detto a mo’ di esempio il Papa -. Anche noi, quando nel confessionale ci mettiamo in ginocchio davanti al sacerdote, non facciamo altro che ripetere lo stesso gesto del servo”.

Anche se tutti noi siamo “pieni di difetti e ricadiamo sempre negli stessi peccati”, Dio “non si stanca di offrire sempre il suo perdono ogni volta che lo chiediamo”. Egli offre un “perdono totale” e “senza limiti”, “si impietosisce” e prova “un sentimento di pietà unito alla tenerezza”, andando “oltre ogni immaginazione” in fatto di misericordia.

Il Vangelo meditato oggi, tuttavia, ci mostra l’amara realtà umana dell’incapacità di perdonare le colpe. “Quando siamo noi in debito con gli altri, pretendiamo la misericordia – ha commentato Bergoglio – quando invece siamo in credito, invochiamo la giustizia! Non è questa la reazione del discepolo di Cristo e non può essere questo lo stile di vita dei cristiani”, laddove Gesù insegna a perdonare “fino a settanta volte sette”.

Nella Porziuncola, quindi, San Francesco ha fatto di se stesso un “canale” per “generare paradiso”, ancora dopo otto secoli. E nell’Anno della Misericordia “diventa ancora più evidente come la strada del perdono possa davvero rinnovare la Chiesa e il mondo”, così dominato da persone che “vivono rinchiuse nel rancore e covano odio”, e finiscono per rovinare “la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace”.

Da qui la richiesta di intercessione del Papa a San Francesco “perché mai rinunciamo ad essere umili segni di perdono e strumenti di misericordia”.

In conclusione, Francesco ha invitato i vescovi e i sacerdoti a mettersi a disposizione dei penitenti che volessero confessarsi, come lui stesso avrebbe fatto di lì a poco. “Il Signore ci dia la grazia di non finire quella frase del figlio prodigo: “Padre ho peccato…”. E lui ci tapperà la bocca”, donando il Suo perdono incondizionato.

Poco dopo le 18, il Pontefice è riapparso sul sagrato di Santa Maria degli Angeli, accolto da una nuova ovazione dei pellegrini dietro le transenne. Al momento di congedare la folla, poco prima di recitare un’Ave Maria, il Papa ha detto: “Vi ringrazio per questa voglia di essermi vicino. Non dimenticate mai: perdonare sempre dal cuore. Se noi perdoniamo, anche il Signore ci perdona! Qualcuno non ha bisogno di perdono? Allora alzi la mano…”. Mani alzate: zero…