Lo Spirito non è un dono tranquillo

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Lo Spirito non è un dono tranquillo. La sua prima azione è sempre quella di affinare penosamente l’essere su cui è calato.
Anzi, mi parrebbe questo il primo e irrinunciabile segno di autenticità. Dove c’è davvero lo Spirito, lì c’è sempre purificazione interiore. Non c’è presenza vera dello Spirito, che non lasci sereno e riposato l’uomo nella sua connaturata mediocrità. Tutta la ruggine dell’anima – orgoglio, indolenza, sensualità, ripiegamento di sé, avidità, viltà, acredine, volubilità – tutta è assalita dal fuoco. La mia opacità può resistere e dibattersi in questo crogiolo, ma se c’è sul serio lo Spirito non sarà lasciata quieta.
È questa dunque la più elementare garanzia: se c’è peccato accolto, non disturbato, addirittura giustificato dalle mirabili acrobazie dialettiche, di cui talvolta mi scopro capace, allora non c’è in me lo Spirito di Dio.

Ma questo fuoco è sofferenza, non disperazione; è tormento dell’anima, non angoscia; è tensione verso una mèta, non avvilimento.
Proprio perché è un fuoco che brucia e purifica, che aggredisce il male e reca misericordia, lo Spirito di Dio appare diverso dall’uomo, l’uomo ostile in cui spesso mi imbatto.
L’uomo – se non è illuminato a sua volta dallo Spirito – o deride il sentimento della mia colpevolezza, ritenendolo infantile e in ogni caso irrilevante, o mi schiaccia sotto accuse senza redenzione. E così la mia convivenza tra gli uomini è gravata di volta in volta da una generale ed esteriore imputazione di sanità morale che non mi conviene e non mi guarisce, o da una condanna senza scampo, che spegne ogni pur timida speranza.
Spesso l’uomo mi «inchioda alle mie responsabilità». Inutile crudeltà: più inchiodato di così non potrei. Lo so da me che ogni mio atto – per quanto buono in sé e nelle intenzioni – ha generato qualche guaio. Soprattutto, ogni mio atto – che è di solito una scelta tra molte possibilità – ha comportato sempre un numero incalcolabile di omissioni anche gravi, delle quali sento pesare su di me, quando me ne avvedo, la responsabilità amara.
Lo Spirito invece è un fuoco che guarisce, e se in principio mi impaura, portando senza riguardi alla luce le mie ferite, insieme mi fa intravvedere la salvezza.
 
(Giacomo Biffi, Sullo Spirito di Dio, 1974)

fonte: facebook