Gravidanza: un “grumo di cellule” che cura la madre

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In gravidanza il bambino – anche se non si vede, anche se è un piccolissimo embrione… – si mostra grato nei confronti dell’organismo della madre che lo ospita e lo nutre, inviandole preziose cellule staminali in grado di curarla, anche a sua insaputa.

Il meccanismo viene chiamato “microchimerismo feto-materno“, ed è studiato già da decenni, dagli scienziati.

Le cellule staminali del bambino possono restare nell’organismo materno anche per  molto tempo, dopo la gravidanza.
Nel ’96, per esempio,  nel Proceedings of the National Academy of Sciences  è stato pubblicato un articolo che spiega come gli scienziati abbiano scoperto che  le cellule geneticamente distinte provenienti da un feto di sesso maschile persistevano nel corpo della madre 27 anni dopo la gravidanza.

Nel 2015, sulla rivista Research Circulation, è stato pubblicato un articolo in cui si dimostra che le cellule staminali fetali mirano direttamente a sanare le cellule cardiache materne danneggiate.

Ma come può il feto (il “grumo di cellule”) sapere dove c’è bisogno di cure? Evidentemente c’è uno scambio di segnali tra l’organismo della madre e l’organismo del bambino che – certo npon consapevolmente – è in grado di rispondere. E infatti è stato ampiamente dimostrato che il dialogo tra i due comincia immediatamente dopo la fecondazione.

Tra i tanti commenti che ci arrivano (e cogliamo l’occasione per ringraziare tutti e scusarci con quelli che non ottengono risposta o pubblicazione, ma a volte sono davvero troppi e le persone addette non ce la fanno a leggerli tutti) una “MammaDrago” scrive che l’aborto va accettato come male minore rispetto al bisogno di salvaguardare l’interesse della madre che non può tenere il bambino: la donna in difficoltà va “sostenuta” in questa tremenda scelta. E conclude dicendo: “Occupiamoci di chi già c’è.”

Queste considerazioni sulle staminali del feto che curano la madre, possono essere un’ulteriore prova del fatto che “il bambino già c’è, anche se non si vede”. Negarlo vuol dire negare la realtà, fare finta che non c’è. Ma c’è. C’è e, prepotentemente, dalla mamma si fa sentire, anche quando lei ancora non sospetta neanche d’essere incinta: la cura. E continua a curarsene molto tempo dopo la nascita.

E quante madri, quando scoprono di essere incinta, capiscono il perché di tante cose “strane” che da qualche tempo accadevano nel loro corpo e nel loro umore?…

C’è una persona, la mamma, che può essere in una condizione di estrema fragilità. C’è poi un’altra persona che è comunque ancor più fragile. Questa non è propaganda è realtà.

Scrivevamo poi, alla gentile lettrice, che non  si aiuta una madre in condizioni di bisogno o di fragilità facendola abortire: le si provoca un trauma che ha conseguenze fisiche e psichiche nefaste. Ma questa è un’altra questione di cui abbiamo parlato in altro luogo.
 
Fonte: National Right to Life News

(tratto da notizieprovita.it)