Zero positivo: più forte della morte è l’amore

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La recensione di un libro indipendente: una biografia di una mamma che ha scelto la vita contro tutto
 
Cristina, giovane madre, al quinto mese di attesa del secondo figlio, scopre di avere una leucemia fulminante. Il suo cuore non ha dubbi: prima di tutto la vita del piccolo. Inizia così la terapia particolare nella speranza di non danneggiare il bambino, che ostinatamente resiste e fa forza a sua madre.

In uno dei primi giorni d’isolamento in ospedale, Cristina si guarda inavvertitamente allo specchio: «La vera scoperta era la mia immagine, la prova evidente della mia condizione: mi potevo vedere così, spoglia di ogni dignità, di ogni resto d’orgoglio […] mi sembrava di vedere solo un corpo senza volto, senza un’identità chiara […] Ero la spettatrice imbavagliata del mio dolore» (p. 22).

Con profonda saggezza questa donna intuisce che c’è molta differenza tra la dignità e un senso dell’onore che in definitiva è orgoglio d’autosufficienza. Intuisce anche di non avere forze sufficienti davanti a questa prova, si aggrappa alla fede e a una “strategia dei ricordi”, in particolare quelli di suo padre, con un passato da perseguitato sotto il regime di Ceausescu, vicenda di cui la piccola Cristina fu tenuta all’oscuro in una Romania ancora sotto la dittatura.

Inizia così un lungo viaggio (reale o mentale?) alla ricerca del padre e della verità sulla sua vita, classica e potente metafora. Da qui il romanzo segue due binari paralleli: le tappe della terapia nell’isolamento di una stanza d’ospedale e l’avventura di una Cristina diciassettenne fino alle sperdute isole del delta del Danubio, dove il padre è costretto ai lavori forzati. La accompagna il giovane Jun Do, figlio di un amico del padre di Cristina, che poi lo aveva tradito…

Senza evitare tutta la sofferenza che genera, tale ricerca, condotta con finissima introspezione tipicamente femminile, affonda fino al punto sorgivo dell’esistenza e dell’identità di ciascuno di noi: «È questo quello che siamo? Un intenso desiderio dei nostri genitori? Parole, preghiere diventate carne? […] E io è da lì, dal Delta, che ho cominciato ad amare e a seguire mio padre per scoprire la mia vita? Per scoprire il mio sorriso nel suo cuore, il cuore che attraverso l’amore, mi ha generato?» (p. 275).

E, contro ogni spiritualismo sempre rinascente, ci dice qualcosa di grande sul corpo umano: «Il corpo umano, meravigliosamente immagine e somiglianza di Dio. […] La mia carne era il tramite più affidabile e più diretto per le mie emozioni, custode e mediatore delle più intime e speciali sensazioni. In definitiva, tramite questo involucro, che tanti considerano cenere o carcassa, ci viene permessa l’eternità. Perché l’amore non è altro. E che duri un secondo, un giorno o una vita, l’amore si chiamerà comunque eternità. […] Questo intermediario tra noi e Dio è un dono e non una prigione, la carne non è debole, non è inutile; è il nostro modo più bello di toccare davvero Dio» (p. 243).

Cristina Marginean Cocis, Zero Positivo,

Gaspari Editore, Udine 2016,

pp. 288, € 16,00€

Isbn: 978-88-7541-489-4

http://www.cristinamarginean.it
 
fonte:  prolife.it