Il mistero della Trinità: tre risposte alle domande più comuni

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“Agostino, è più facile mettere tutta l’acqua del mare dentro a una buca che riuscire a mettere nella tua testa il Mistero della Santissima Trinità!”. 
Questo si sentì dire Sant’Agostino mentre meditava sul mistero del Dio uno e trino.

Se una mente così eccelsa ricevette un tale rimprovero dal Divin Maestro, non stupisce quanto poco possa essere compreso da noi contemporanei uno dei misteri più grandi della fede cristiana. Agli occhi del mondo la teologia cristiana appare talvolta complicata, meno semplice rispetto al monoteismo islamico. Eppure, a mio parere, è proprio questa sua inconcepibilità a dimostrarne la verità.

Nonostante vari tentativi, alcuni migliori di altri, la Trinità rimane tuttavia mistero. Ciononostante, la teologia non è rimasta muta: da Ireneo di Lione ad Agostino, da Scoto Eriugena a Tommaso d’Aquino, tutti i principali pensatori cristiani si sono confrontati con esso, dando ognuno un contributo decisivo e insuperabile. Alcuni dubbi si possono chiarire, prendendo spunto da quanto scrive il noto filosofo William Lane Craig rispondendo alle domande di un musulmano.

1) Come si può conciliare filosoficamente la Trinità con il monoteismo?
La risposta fu cercata già durante i primi secoli dell’epoca cristiana, durante i grandi concili della Chiesa. Tenendo presente che le persone della Trinità non erano tre divinità diverse, si affermò fin dal primo concilio che Padre, Figlio e Spirito Santo erano tre persone divine nella stessa essenza divina. L’essenza divina, cioè la sua natura, è ritenuta unica e indivisibile, ma “in” essa vi sono tre persone, di pari dignità, in tutto uguali, consustanziali (omoousioj in greco), diverse solo per quanto riguarda la relazione tra di loro. Come da una fiamma può rimediare tre diverse fiammelle divise tra loro, ma provenienti dalla stessa sorgente, così la Trinità. Solo l’uso dell’analogia può sfiorare il Mistero divino, poiché la sua essenza ci supera come il cielo supera il mare, e ancora di più.

2) Gli argomenti su cui si basa la dottrina trinitaria sono filosofici o scritturistici (cioè basati sulla Sacra Scrittura)?
A questa domanda la risposta è univoca: ogni argomento sulla Trinità è preso dalla Sacra Scrittura, e tutti i tentativi di dimostrare la Trinità razionalmente, come quello di Sant’Anselmo, non riescono a rendere adeguata ragione. Sulla divinità del Figlio e dello Spirito Santo le parole evangeliche sono innumerevoli, tanto quanto le profezie veterotestamentari. Non solo nel Battesimo di Gesù abbiamo una manifestazione straordinaria della stessa Trinità, con lo Spirito che discende sul Figlio, ma lo stesso Cristo ne parla in diversi discorsi (durante il dialogo dell’Ultima cena, ad esempio, riportato da Giovanni). La Scrittura esprime l’unità inscindibile del Figlio, del Padre e dello Spirito Santo, quest’ultimo è sigillo della profonda comunione sussistente tra le persone divine. Se l’intero Nuovo Testamento non dovesse bastare, allora forse la trattazione dei Padri della Chiesa potrà soddisfare ogni domanda.

3) Se sono scritturistici, perché non dubitare dell’infallibilità della Sacra Bibbia come per altre nozioni, tipo date, numerici ecc.?
In questo caso è necessario fare delle distinzioni ben precise. Il Concilio Vaticano II insegna che l’autore della Sacra Bibbia è Dio stesso e che Egli stesso ispirò alcuni uomini (cfr. DV n.11). Questi autori non furono pennelli in mano all’Altissimo ma, nel pieno possesso delle loro facoltà, scrissero come uomini del loro tempo, con la mentalità e comprensione della realtà a loro contemporanea. Per questo all’interno dell’Antico Testamento troviamo affermazioni, resoconti e descrizioni che provocano oggi non poco scandalo. Per il Nuovo Testamento il discorso cambia: gli autori descrivono la vita del Messia, riportando ciò che gli apostoli hanno sentito dalle sue stesse labbra, sono resoconti fedeli di ciò che Gesù stesso insegnò, come ritengono i principali studiosi che ne hanno indagato l’autenticità storica.

Per chi considera la Trinità un’invenzione del primo cristianesimo propongo una riflessione. L’obbiettivo di tutte le religioni e dei loro testi sacri, compresi quelli cristiani, è quello di dare una risposta soddisfacente alla domanda di divino che si sprigiona dal cuore umano. Tuttavia nei testi cristiani, i Vangeli, troviamo un fattore inedito: il “fondatore” della religione e i capi della prima comunità vengono messi in cattiva luce. Non solo gli apostoli fuggono delusi al momento dell’arresto del Cristo, rinnegandolo, ma lo stesso Gesù Cristo, il Messia annunciato da tutti i profeti, il discendente di Davide, il futuro Re dei Re, viene condannato e messo a morte! Pessima pubblicità, diremmo noi. Eppure questa fu la Rivelazione che Dio decise di consegnare agli uomini.

Perché mai, allora, gli apostoli e i discepoli avrebbero dovuto inserire all’interno dei testi sacri una complicazione teologica enorme, come un Dio sussistente in tre persone? Non erano già tanti i problemi che incontravano? Ed infine, come avrebbero potuto questi pescatori ignari di ogni nozione teologica, inventarsi una cosa del genere, se già per noi, uomini contemporanei tracotanti di ogni sapienza teologica, è difficile concepire una verità tale? La miglior spiegazione è che il mistero della Trinità, per chi crede, è uno degli insegnamenti che Dio stesso ha voluto offrire agli uomini per aiutarli a comprendere meglio la Sua persona.
 
Luca Bernardi

fonte: UCCR, 12.02.17