Marie Heurtin – Dal buio alla luce

Titolo Originale: Marie Heurtin
Paese: FRANCIA
Anno: 2014
Regia: Jean-Pierre Améris
Sceneggiatura: Philippe Blasband, Jean-Pierre Améris
Produzione: ESCAZAL FILMS, IN CO-PRODUZIONE CON FRANCE 3 CINÉMA, RHÔNE-ALPES
Durata: 95
Interpreti: Isabelle Carré, Ariana Rivoire
 

Marie Heurtin è vissuta realmente, a cavallo fra l’800 e il ‘900,in un piccolo paese del Poitier. Sordomuta e cieca, viveva come una selvaggia nella casa dei suoi genitori. Il padre, modesto artigiano, in cerca di una soluzione, si reca presso l’Istituto di Larnay, per affidare la cura di Marie a delle suore. Suor Margherita ha il coraggio di tentare l’impossibile: dedicarsi all’educazione di quella ragazza, che vede come un’anima chiusa dentro un corpo che non le consente di comunicare….
 

Valori e Disvalori: Questo film ha il dono raro di edificare l’anima, perché espressione forte di una visione del mondo dove ogni creatura umana, in qualsiasi situazione si trovi, vale tutto il nostro impegno
Pubblico:  Tutti
Giudizio Tecnico: Due attrici di eccezionale bravura Isabelle Carré e Ariana Rivoire sono dirette con mano professionale da Jean-Pierre Améris che lascia che siano i fatti e i gesti a costruire la storia, senza alcun compiacimento melodrammatico
 

Suor Margherita implora la madre superiora: “mi lasci provare, ho avuto una rivelazione! E se la mia missione fosse proprio occuparmi di questa poverina?” Suor Margherita prova a comprendere cosa vuol dire essere Marie: si tappa le orecchie, si benda gli occhi, si esprime solo con dei gesti e prova a muoversi in quel modo nel convento e nel prato circostante. Sta già pensando di sviluppare un linguaggio specifico per i sordociechi, tutto impostato sulla sensibilità tattile.

Vocazione e intraprendenza; grazia e tenacia: sono questi i due poli che caratterizzano l’iniziativa di suor Margherita: malata di tisi, costretta, nel suo stato a svolgere compiti limitati nelle sue condizioni, sente di aver scoperto la vocazione per cui Dio l’ha chiamata. Inizia, dopo esser riuscita a convincere la Madre Superiora, una serie disperante di tentativi (le continue lotte, corpo a corpo, con la ragazza, ricordano la storia simile raccontata nel magnifico film di Arthur Penn,  Anna dei Miracoli del 1962, vincitore di due premi Oscar) per convincere Marie a  condurre una vita ordinata e, forse, a imparare il linguaggio dei segni.

 Il regista Jean-Pierre Améris racconta la storia attenendosi ai fatti senza compiacimenti melodrammatici. Non c’è, in effetti, da aggiungere altro a queste giornate scandite da lotte continue, abbandoni sconsolati e poi riprese di suor Margherita, fino ai primi timidi cenni di accondiscendenza di Marie, ormai colpita dalla attenzioni che quella donna sconosciuta sta provando per lei.

C’è in quelle scene, molto di più di un interessante esperimento pedagogico. Margherita insegna a Marie a toccare l’acqua, a riconoscere i frutti dal tatto e dall’odore, con la passione di chi, assieme alla ragazza, sta scoprendo le meraviglie di quella natura silente che è viva e pulsa sotto le dita.

C’è soprattutto il rapporto delle due donne che progressivamente entrano in simbiosi e non possono fare a meno l’una dell’altra. Non è solo Margherita a dedicarsi anima e corpo a Marie ma è Marie, quando Margerita si ammala, a prendersi cura di lei. Il segno che lasciano quelle immagini è molto forte: sembra quasi che una vita se ne vada perché possa fiorire un’ altra.

Il regista, un sincero cattolico, ha dichiarato: “il caso di Marie Heurtin, è figlio di duro lavoro e di tenacia, più che di misticismo…non è un miracolo che cade dal cielo. È per questo che non si mostra mai suor Marguerite pregare. Per cercare di far comprendere la grande importanza del nostro impegno”.

Personalmente non sono d’accordo con le conclusioni che il regista dà al suo lavoro. E’ vero che non si vede mai Margherita pregare ed in effetti questa è una mancanza che si nota, ma il punto chiave è un altro: perché suor Margherita decide di dedicare tutta se stessa all’impresa impossibile di “tirar fuori” quell’anima che lei fortemente credeva esser presente in quella specie di animaletto selvaggio? Non è forse questa la miglior prova di una fede salda, convinta che ogni essere umano è un bene unico e preziosissimo, in qualunque situazione si trovi, sigillo vivente di una filiazione divina? Siamo molto lontani da quella “cultura dello scarto”, tante volte condannata da Papa Francesco.

 
fonte: familycinematv.it
 

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Il DVD del film è distribuito in Italia dalla Dominus Production