Ora di religione, dieci risposte ai luoghi comuni

scuole religiose

di Nicola Rosetti*
*docente di Religione cattolica nella scuola secondaria

da Ancoraonline, 06/07/16
 
È sempre molto vivo il dibattito attorno all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola italiana. Sono numerose le obiezioni sollevate sull’opportunità della presenza di questa materia nel curricolo scolastico: proviamo a riportare le contestazioni più frequenti e cosa si può rispondere ad esse.
 
1) Lo studio della religione non serve a niente, andrebbe abolito
Il compito della scuola è quello di aprire gli occhi degli studenti sul mondo che li circonda. Di questo mondo fa parte a pieno titolo anche l’universo religioso: ignorarlo sarebbe una forma di oscurantismo.

2) Chi vuole conoscere il cattolicesimo vada in parrocchia
Durante l’ora di Religione Cattolica non si fa catechismo, ma si studia, nel quadro delle finalità didattiche della scuola, quella religione che ha plasmato in gran parte la cultura italiana. La Divina Commedia di Dante o I Promessi Sposi di Manzoni, gli affreschi di Giotto o i dipinti di Caravaggio, il Requiem di Mozart, solo per fare alcuni esempi, sarebbero impensabili al di fuori di un contesto cristiano. Il cristianesimo è come l’humus nel quale una simile produzione artistica ha potuto attecchire. Si tratta di riconoscere un’evidenza che è indipendente dalle proprie convinzioni religiose.

3) La Costituzione garantisce la laicità dello Stato. Perciò in uno Stato laico non si dovrebbe insegnare Religione Cattolica
È la stessa Costituzione che, all’articolo 7, regola i rapporti fra lo Stato e la Chiesa per mezzo dei Patti Lateranensi i quali, fra l’altro, contemplano l’insegnamento religioso nelle scuole statali di ogni ordine e grado.

4) Ci sono sempre più stranieri di religioni diverse dalla cattolica. Non ha senso mantenere l’insegnamento della Religione Cattolica
Poiché, come abbiamo detto, l’ora di Religione Cattolica non è catechismo, non si rivolge ai soli alunni cattolici. Per uno straniero, al fine di integrarsi, potrebbe essere molto utile conoscere (senza obbligo di aderirvi) la religione più diffusa in Italia.

5) Non si dovrebbe insegnare Religione Cattolica, ma storia delle religioni
Come a scuola sarebbe impossibile studiare la storia di tutti i paesi del mondo, tutte le lingue del mondo, ecc. così, allo stesso modo, è impensabile occuparsi di tutte le espressioni religiose della Terra! Sarebbe anche irragionevole dedicare lo stesso numero di ore per l’insegnamento del cristianesimo e di una religione che, magari molto diffusa nel mondo, non ha però avuto parte nella formazione della nostra cultura. È invece ragionevole dedicare un congruo numero di ore per conoscere le principali religioni mondiali, come infatti già avviene. A tal proposito, si noti come in Inghilterra nel 2014 il governo abbia stabilito che il 75% dell’insegnamento religioso debba vertere sul cristianesimo.

6) Non si dovrebbe studiare religione ma etica oppure educazione civica
Chi in genere sostiene questa tesi ignora l’ampiezza dell’esperienza religiosa nella storia della civiltà. La religiosità appartiene all’umanità in modo trasversale, sia rispetto al tempo, sia rispetto allo spazio. La complessità del fenomeno religioso (dottrine, visioni del mondo e della vita, riti, tradizioni, ecc.) non è riducibile al solo fattore etico. Da questo punto di vista, è interessante notare quanto accaduto recentemente in Belgio: davanti alla possibilità di scegliere un’ora di educazione civica al posto della seconda ora di religione, le famiglie hanno preferito in massa quest’ultima.

7) Si insegna religione solo in Italia perché c’è il Vaticano
Falso! Si insegna religione in quasi tutti i paesi europei e, in gran parte di essi, con modalità analoghe a quelle italiane (per un quadro completo sull’insegnamento religioso si veda il paragrafo di Wikipedia “Insegnamento della Religione nelle scuole pubbliche in Europa”).

8) Gli insegnanti di Religione Cattolica sono scelti dalla Curia e pagati dallo Stato
Prima di tutto, bisogna ricordare che gli insegnanti di Religione Cattolica sono pagati, perché, al pari dei loro colleghi, svolgono un servizio a favore degli studenti italiani. Nella propaganda contro gli insegnanti di Religione Cattolica, li si accusa di essere un peso per le casse dello Stato, ma troppo spesso si dimentica che lo Stato non ha speso un euro per la formazione di questi docenti, poiché essi si sono formati nelle università ecclesiastiche.

9) Le diocesi non dovrebbero mettere bocca nella scelta del personale che insegna religione
Uno stato autenticamente laico, si riconosce non competente in materia religiosa. È per questo motivo che richiede la collaborazione della Chiesa. Non si tratta di un’anomalia italiana. Se si allarga lo sguardo alla realtà europea, si noterà che, laddove non ci sono religioni di stato, in tutti gli stati gli insegnanti di religione hanno idoneità rilasciata dall’istituzione ecclesiastica.

10) Avremo considerazione degli insegnanti di religione quando faranno un concorso come tutti gli altri insegnanti
Questa obiezione, mossa soprattutto in ambiente scolastico, avrebbe avuto senso prima del 2004, quando fu indetto il primo concorso per insegnare religione cattolica. È incredibile come, a più di 10 anni da quella data, si continui a recriminare agli insegnanti di religione il non essersi sottoposti a un concorso statale. Da anni si attende un nuovo concorso.
 
fonte: UCCR, 10.03.17