La matematica e Dio, il pensiero dei grandi matematici del ‘900

(da documentazione.info)
 
La matematica è il linguaggio di Dio? Per molti la risposta è positiva, per altri è una semplice costante nell’universo. Si parla spesso del rapporto tra scienza e fede o delle convinzioni religiose dei grandi scienziati del passato. Da Newton, convinto assertore dell’esistenza di Dio ed al tempo stesso contestatore della Trinità, fino ad Einstein, apparentemente deista in base a certe citazioni, apparentemente spinoziano in base ad altre. Sembra però che ben più raramente si parli delle convinzioni religiose dei grandi matematici. In questo articolo esponiamo brevemente il rapporto con Dio e con la religione di alcuni dei più rilevanti matematici del ‘900, soffermandoci anche sugli aspetti pittoreschi del pensiero di alcuni di loro.

Pál Erdős
Uno dei matematici più prolifici della storia (secondo forse soltanto ad Eulero), degno di nota per la sua precocità e per il suo stile di vita “vagabondo” e stacanovista. Erdős è stato considerato da alcuni un disteista a motivo del suo parlare di un essere con caratteristiche simil-divine da lui chiamato “Il Sommo Fascista”, che accusava di nascondergli i calzini e di volere il male dell’umanità. Erdős spiegò che il Sommo Fascista era in realtà un personaggio immaginario parte di un gioco da lui inventato.  A tal proposito facciamo riferimento al seguente video:

Nel video, il matematico spiega:
«Il gioco con il Sommo Fascista è definito come segue: se fai qualcosa di male il Sommo Fascista guadagna almeno due punti. Se non fai qualcosa di buono che avresti potuto fare, il Sommo Fascista guadagna almeno un punto. E se ti comporti bene nessuno prende alcun punto. E lo scopo è tenere basso il punteggio del Sommo Fascista».

Erdős aveva inoltre in un certo senso fatto della matematica la sua religione. Parlava spesso di un fantomatico Libro contenente tutte le più belle dimostrazioni, di cui sarebbe in possesso Dio. Chiamava inoltre “prediche” le conferenze di matematica.

John von Neumann
Anche lui ungherese come Erdős, e anche lui talento decisamente precoce. Von Neumann ha dato importantissimi contributi anche alla fisica ed all’informatica, oltre che alla matematica.

In base a quanto raccontato da chi lo conosceva, fu sostanzialmente agnostico per tutta la vita. Ormai debilitato dal cancro che lo porterà alla morte, von Neumann si convertì al cattolicesimo, ricevendo poi i sacramenti prima di morire. Si dice che poco prima della morte abbia scherzato dicendo che Pascal nel formulare la sua scommessa avesse punti di ragione. Padre Anselm Strittmatter, il sacerdote che gli diede gli ultimi sacramenti, affermò che la Fede non lo avesse del tutto liberato dalla paura della morte.

Alexander Grothendieck
Matematico nato apolide, poi naturalizzato francese, di padre ucraino e madre tedesca. Diede moltissimi contributi a svariate branche della matematica, ed in particolare alla geometria algebrica. A partire dagli anni ottanta iniziò ad avere particolarmente a cuore temi spirituali e religiosi, avvicinandosi dapprima al buddhismo ed alla meditazione “alla Krishnamurti”, per poi avvicinarsi successivamente all’idea di un dio personale.

Grothendieck nel suo periodo di spiritualità orientale

Grothendieck non fu mai cristiano, tuttavia alcuni aspetti della sua riflessione lo avvicinano alla mistica cristiana. Ad esempio, in un suo dattiloscritto ricorda, riguardo al fatto di aver letto il brano evangelico nel quale Pietro rinnega Gesù:

«Ho pensato all’apostolo Pietro e alla sua negazione di Cristo,  che stava per essere consegnato per essere crocifisso. Rileggendo questo racconto poco fa ho pianto a lungo, come se fossi io che lo avevo tradito, che lo avevo rinnegato, quello che stava per morire abbandonato da tutti. Solo la verità può toccare così, nel più profondo dell’essere, e ci rivela a noi stessi».

Per approfondire il tema della riflessione spirituale di Grothendieck si rimanda al video della conferenza del professor Giorgio Bolondi dell’Università di Bologna, qua sotto.

Kurt Gödel
Austiaco naturalizzato statunitense, Gödel è comunemente considerato come uno dei più grandi logici della storia, ed è ricordato in particolare per i suoi teoremi sull’incompletezza  dell’aritmetica. In passato si è discusso su quali fossero le convinzioni religiose di Gödel; infatti, il suo amico e collega Oskar Morgenstern affermò nel proprio diario (che è generalmente una fonte storica attendibile sulla vita del logico austriaco) che Gödel non credesse nell’esistenza di Dio, ma questa informazione sembra in contrasto con molte altre fonti. Il matematico cinese Hao Wang raccontò che Adele, moglie di Kurt, gli aveva detto che il marito «benché non si recasse in chiesa, era religioso e leggeva la Bibbia a letto ogni domenica mattina».

Wang racconta in oltre che lo stesso Gödel sostenne l’esistenza di un aldilà in una conversazione con lui. Infine, Gödel si definì luterano in una risposta ad un questionario inviatogli dal sociologo Burke Grandjean. Il grande logico è noto anche per un argomento per l’esistenza di Dio che cade sotto la categoria degli argomenti ontologici, pubblicata postuma.

(La dimostrazione dell’esistenza di Dio di Gödel scritta in linguaggio formale)

Bisogna notare però che Gödel intese la propria dimostrazione come un esercizio di logica, e non come un argomento teologicamente rilevante.

La sua “prova” ha comunque suscitato l’interesse di filosofi e matematici, tant’è che recentemente alcuni informatici si sono premurati di testare con un programma di verifica di dimostrazioni la correttezza formale della prova di Gödel, ottenendo risultato positivo.