Oggi in Aula. Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»  

Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»

di Francesco Ognibene 

In Aula la legge sul fine vita. I nodi: nutrizione e «disposizioni» al medico. Un testo ancora irto di delicate questioni rimaste irrisolte nei lavori in Commissione Affari sociali.

Il testo del disegno di legge con le «Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat) oggi all’esame dell’aula di Montecitorio è il frutto di un sofferto lavoro in Commissione affari sociali della Camera. Qui era iniziato un anno fa l’iter per arrivare a una legge sul «fine vita » o «biotestamento» con 15 progetti di impostazione molto differente (da ipotesi di eutanasia a forme di tutela per la vita del paziente). La sintesi ha portato a un testo base, con l’incarico alla relatrice Donata Lenzi (Pd), composto da 6 articoli: Consenso informato (articolo 1), Minori e incapaci (2), Disposizioni anticipate di trattamento (3), Pianificazione condivisa delle cure (4), più una norma transitoria su ‘testamenti biologici’ già depositati (5) e un’ultima con vincoli per risorse umane e finanziarie.

Il percorso, i nodi, i tempi

Il dibattito sul testo base è iniziato a metà gennaio, con un’accelerazione improvvisa voluta dai sostenitori del progetto (Pd, M5S e Sinistra italiana) che ha dovuto presto fare i conti col dissenso profondo delle altre forze parlamentari. Nella Commissione presieduta da Mario Marazziti (Democrazia solidale-Centro democratico) si è acceso un confronto serrato su alcune centinaia di emendamenti presentati da una pattuglia di deputati cattolici di vari partiti che hanno ottenuto alcune modifiche significative ma non ritenute ancora sufficienti a pri- vare il ddl di possibili applicazioni con forme di abbandono terapeutico, eutanasia passiva o persino di suicidio assistito. La necessità di fare chiarezza ha comportato tempi più lunghi del previsto e ripetuti rinvii dell’invio all’aula. Il persistente dissenso su alcuni nodi irrisolti ha poi fatto sì che l’ultima fase dell’esame in Commissione abbia visto l’uscita dall’aula dei deputati dissenzienti. Le due settimane trascorse da allora sono servite per cercare nuove formulazioni, ma considerando l’estrema delicatezza della materia il fattore tempo risulta ancora determinante. Tanto da far pensare che ci si debba concedere un congruo margine per ripensare alcuni passaggi.

Le «disposizioni»

Un primo punto critico è già nel titolo: qui le «disposizioni anticipate di trattamento» hanno preso il posto delle «dichiarazioni» originarie, assai meno obbliganti per il medico. Sempre Dat sono, ma la scelta delle parole pesa.

Le Dat vincolanti

Altro scoglio. Al comma 7 dell’articolo 1 (poi ripreso dall’articolo 3 comma 3) il ddl scandisce che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo». E se il paziente per questo dovesse morire? Il medico davvero «è tenuto» a fare ciò che porta alla morte di chi, con l’esercizio delle sue migliori capacità (e senza accanimento), potrebbe salvare e far vivere? A complicare le cose l’aggiunta che «in conseguenza di ciò» il medico è esente da responsabilità civile o penale». Dunque la legge contempla l’ipotesi di atti che oggi prevedono sanzioni anche gravi. Facile immaginare quali.

E l’obiezione?

Se questo è vero, andrebbe allora previsto il diritto all’obiezione di coscienza, invece assente. Al medico è concesso solo che «il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali» (articolo 1 comma 7). Un argine ritenuto però molto fragile. Non solo: al comma 10 si dice che «ogni azienda sanitaria pubblica e privata garantisce » la «piena e corretta applicazione» della legge. E se un ospedale invoca la propria ispirazione etica o religiosa per rifiutarsi di far morire di fame e di sete un paziente?

Nutrizione assistita

Il problema forse più rilevante è la possibilità per il paziente di «revocare in qualsiasi momento il consenso prestato» (una facoltà estesa, nel caso di incoscienza, al fiduciario da lui nominato) anche quando questo «comporti l’interruzione» di «nutrizione e idratazione artificiali », considerate dunque al pari di terapie. Ma se, come molti sostengono, si tratta di semplici supporti vitali nessun medico può interromperli, tranne che in condizioni di morte imminente. E poi, chi può escludere che l’«incapacità di autodeterminarsi» non sia il preludio a un risveglio?

Eutanasia

In nessun punto la legge parla di eutanasia. Visto però che la sospensione dei trattamenti potrebbe configurare scenari eutanasici c’è chi chiede l’inserimento di un divieto esplicito, anche per evitare l’introduzione per prassi (o per sentenza) di forme di suicidio assistito ‘alla svizzera’. Sul punto è facile immaginare un confronto assai aspro: da una parte c’è la pressione del caso di Fabo, dall’altra l’impegno su queste stesse pagine di quasi tutti i capigruppo alla Camera in risposta all’accorata lettera appello di Lorenzo, giovane gravemente disabile.

QUI IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE
 
fonte: Avvenire, 13.03.17