La Basilica che segnò il passaggio alla Milano cristiana

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di Margherita del Castillo
 
Divenuto, per acclamazione di popolo, vescovo di Milano, Sant’Ambrogio volle conferire all’allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente un volto nuovo, affermando, attraverso la costruzione di monumentali architetture, che la città non era più da considerarsi pagana essendo stata definitivamente cristianizzata. Per rendere evidente questo dato di fatto fece erigere quattro basiliche in posizioni strategiche all’interno del tessuto urbano, sulle grandi vie che conducevano verso le varie direzioni dell’Impero, in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Tra queste, a nord, vi era la basilica Virginum, altrimenti nota con l’intitolazione a San Simpliciano, successore di Ambrogio, che, portata a termine la costruzione,  vi depose le reliquie dei Santi Martiri di Anaunia, Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Lo stesso Simpliciano è qui sepolto.

Il primo a sostenere la fondazione ambrosiana dell’edificio paleocristiano, uno dei meglio conservati di tutto il bacino del mediterraneo, fu Benzone di Alessandria in un documento del 1200. La basilica nacque con pianta a croce latina, mantenuta fino ad oggi, e cunicula sui lati perimetrali, ovvero portici per l’accoglienza dei pellegrini, trasformati poi in cappelle laterali. La facciata, restaurata in stile da Carlo Maciachini nella seconda metà del XIX secolo, conserva i tratti romanici conferiti alla struttura in occasione delle importanti modifiche apportate tra l’XI e il XIII secolo. Tre arcate nella zona inferiore incorniciano altrettanti portali mentre la parte superiore del prospetto è movimentata da bifore e trifore con archetti decorativi. Il poderoso campanile fu ribassato nel Cinquecento dal governatore Ferrante Gonzaga affinché nessuno potesse guardare all’interno del vicino Castello.

All’interno tre navate, separate da robusti pilastri circolari di mattoni e voltate a crociera, si incrociano col transetto a due navate, nel cui braccio sinistro si conserva il dipinto di Camillo Procaccini con lo Sposalizio della Vergine. Nel presbiterio, preceduto da tiburio ottagonale, è collocato il grande altare maggiore in marmi policromi di stile neoclassico, mentre il catino absidale è interamente occupato dall’affresco che Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, realizzò nel 1508  raffigurando l’Incoronazione della Vergine. Questo intervento è unanimemente considerato il capolavoro del maestro di scuola lombarda: le immagini divine formano un triangolo, il cui vertice è il volto del Padre Eterno, e sono circondate da figure di dimensioni differenti che seguono una prospettiva gerarchica tipica della pittura medievale.

La Basilica di san Simpliciano è detta anche del Carroccio a ricordo della vittoria riportata nel 1176 dalla Lega Lombarda sul Barbarossa: una leggenda vuole, infatti, che i tre santi anauniensi fossero comparsi sotto forma di colombe sul campo della battaglia di Legnano, andandosi a posare su quello che sarebbe divenuto il simbolo dell’indipendenza milanese.
 
(fonte: lanuovabq.it)