Genetica, staminali e DNA: un passo avanti della scienza buona

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Un passo avanti della genetica: per riprogrammare il DNA e creare cellule staminali (pluripotenti) indotte non serve più “entrarci dentro”, al DNA, ma si può agire dall’esterno.

Noi “umani”, che non siamo laureati in ingegneria genetica e che abbiamo difficoltà a penetrare i misteri della cellula e del DNA, probabilmente non leggeremo mai l’articolo di  Nature Biotechnology in cui è stata pubblicata questa bella notizia per il progresso della scienza, della genetica e della cura delle malattie. Ma difficilmente la leggeremo anche sui media di regime che in questo campo divulgano principalmente notizie relative allo scientismo prometeico dei manipolatori di esseri umani.

Ci fa piacere però registrare – in modo semplice – che la scienza vera, la scienza buona, quella che rispetta la dignità dell’essere umano e non lo usa mai come mezzo, ma lo tiene di conto sempre  e solo come fine, ha fatto un altro passo avanti nel campo delle cellule staminali.

La cultura della morte strombazza l’importanza della ricerca sulle staminali per curare ogni sorta di malattia e quindi – dicono – è necessaria la produzione e distruzione di embrioni in laboratorio per procurarsi dette cellule staminali (pluripotenti). I nostri Lettori sanno che è falso.

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Le ricerche condotte con le cellule staminali embrionali non hanno condotto a niente (salvo un’ecatombe di bambini piccoli piccoli, cioè allo stato embrionale).

Invece, ha ottenuto grandi successi la ricerca e la cura con cellule staminali adulte (prese dal midollo, o dal cordone ombelicale, ecc, senza ammazzare nessuno: oltre 60.000 persone ogni anno ottengono cure efficaci con trattamenti a base di staminali adulte. Con le staminali embrionali sapete quanti? Zero, nessuno. ). Anzi, funzionano molto bene anche le cellule staminali “indotte”: cioè cellule di – per esempio – pelle, o altro, che vengono fatte regredire a livello di cellule staminali, quindi diventano pluripotenti e possono andare a curare qualsiasi parte del corpo umano.

Per far regredire le cellule finora si è usato un sistema di proteine e anticorpi che venivano inseriti dentro il DNA: e le cellule mutavano.

La bella notizia di oggi è che gli scienziati di The Scripps Research Institute, in America, Joel W. Blanchard, Jia Xie, Nadja El-Mecharrafie, Simon Gross, Sohyon Lee, Richard A Lerner & Kristin K Baldwin, hanno sperimentato un sistema più efficace e meno rischioso per far regredire le cellule senza “entrare dentro” il DNA, quindi senza correre il rischio di alterare il genoma cellulare. Gli anticorpi identificati dagli scienziati possono essere applicati a cellule mature – dove si legano a certe proteine ​​sulla superficie cellulare.

Pensandoci bene – in effetti – la scienza (sapienza, studio delle cose, delle origini, dei fini, dei meccanismi della natura…) è sempre “buona”: sono certi scienziati che ne fanno scempio con l’ansia dell‘hybris, di voler “essere come Dio”.

Quindi evviva il progresso scientifico, evviva la scienza, quella “vera”.
 
Francesca Romana Poleggi

(fonte: notizie provita)