Scuola. Crescono le chiusure: ecco cosa fare per salvare la parità scolastica

Lezione in una scuola elementare paritaria (Boato)

La crisi continua con 204 chiusure di scuole solo nel 2016. Presentato il XIX Rapporto del Centro studi della scuola cattolica, che fotografa ogni anno la situazione. Proposte e strumenti per salvarle
 
Tra poco più di cinque mesi la legge sulla parità scolastica (la 62/2000) diventerà maggiorenne, ma molti istituti paritari potrebbero non esserci a festeggiare questo traguardo. Solo nell’anno scolastico 2016/17 hanno chiuso i battenti 204 scuole paritarie (159 materne, 26 primarie, 12 medie inferiori, 7 istituti superiori) confermando un calo che si registra dal 2012 e che ha portato alla chiusura di 580 scuole in tutta Italia nell’ultimo quadriennio. E in diversi casi si trattava anche di istituti con una lunga storia alle spalle, ma che non sono più riuscite a far fronte all’impegno economico per continuare il servizio.

“Il valore della parità”

E proprio “il valore della parità” è il tema scelto dal Centro studi scuola cattolica (Cssc) per l’annuale fotografia scattata alla scuola cattolica, che rappresenta da sola i due terzi dell’intero segmento delle paritarie nell’unico sistema scolastico nazionale, offerta nel Rapportopresentato alla Camera dei Deputati alla presenza del segretario generale della Conferenza episcopale italiana il vescovo Nunzio Galantino e del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Un Rapporto giunto alla sua XIX edizione e che proprio in vista dell’anniversario dei 18 anni della legge 62/2000, ha voluto rilanciarne potenzialità e criticità. Purtroppo gli aspetti critici sembrano ancora prevalere su quelli della potenzialità, e così, ancora una volta “il valore della parità – commenta Sergio Cicatelli coordinatore scientifico del Centro studi scuola cattolica – è soltanto quello economico e non anche quello del valore del suo servizio, di ciò che fa e offre all’intero sistema scolastico italiano”. Insomma “l’analisi dei valori precede quella dei costi”. Ma al momento prevale proprio quest’ultimo.

Galantino: in gioco valori importanti

“La scuola statale non è certo un avversario – commenta il vescovo Nunzio Galantino nel suo intervento alla presentazione del Rapporto -. Anzi le va riconosciuto il merito di aver alfebetizzato gli italiani negli ultimi decenni e di essere impegnata a garantire a tutti gli alunni una formazione di qualità”. E se la scuola statale non è l’avversario, altrettanto importante è il fatto che “il sostegno dello Stato per le scuole paritarie non nasca dalla considerazione che la loro esistenza consente un risparmio per lo Stato stesso. Sarebbe ben triste”. Ma è guardando ai diritti sanciti dalla Costituzione italiana, che “deve esere assicurata a tutti la possibilità di promuovere scuole che, nel rispetto delle regole fissate dallo Stato, possano soddisfare una più ricca e articolata domanda educativa”. In questo quadro, sottolinea ancora il segretario generale della Cei si colloca la scuola cattolica e paritaria. Il vescovo Galantino ha ricordato anche come autonomia, parità e liberta di scelta educativa siano “ancora delle incompiute“, che mette in pericolo la completezza dell’intero sistema scolastico nazionale. “Come Chiesa abbiamo a cuore non solo le scuole cattoliche ma tutte le scuole. “Da parte nostra ovviamente – aggiunge Galantino – c’è una particolare attenzione alla scuola cattolica perché avvertiamo la responsabilità di assicurare alle future generazioni un’educazione di qualità”.

Fedeli: proseguire sul costo standard

“Considero assolutamente importante il fatto di proseguire in un lavoro che mette al centro della scuola pubblica, quindi sia statale che paritaria, gli obiettivi qualitativi dei percorsi formativi dei ragazzi” ha detto il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, sottolineando l’importanza anche di continuare sul cammino della definizione di un costo standard. “Noi – prosegue il ministo – abbiamo completato la parte economica, ma rimane questo tema del costo standard: un impegno l’ho già preso, faccio fatica a costruire un gruppo plurale sui costi standard, ma ho detto che lo faccio e lo farò”. Per il momento, aggiunge la titolare del dicastero, “è giusto che anche le paritarie, dal momento che sono considerate come quelle pubbliche, usufruiscano delle risorse e dei fondi europei”. Del resto, ha ammesso Valeria Fedeli “negli anni c’è stata una lettura laicista e ideologica sull’articolo 33 della Costituzione” e sulla libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, di cui parla appunto quell’articolo, “si è guardato solo alla parte in cui dice senza oneri per lo Stato”.

La legge 62 del 2000

Partecipanti alla Marcia Andemm al Domm delle scuole cattoliche dell'arcidiocesi di Milano (Fotogramma)

Partecipanti alla Marcia Andemm al Domm delle scuole cattoliche dell’arcidiocesi di Milano (Fotogramma)

La legge 62 del 2000 per la prima volta sancisce che esiste un unico sistema scolastico nazionale, al quale possono partecipare le scuole gestite dallo Stato, dagli Enti locali e dal privato sociale. Dunque accanto alle scuole statali, di diretta dipendenza dello Stato, si affiancano le scuole paritarie, che hanno gestori differenti, ma svolgono il medesimo servizio pubblico. Un riconoscimento, quello della parità, che viene dato se si rispettano alcune regole e norme fissate dalla stessa legge. Parità nei doveri, ma decisamente meno nei diritti. Il ministero dell’Istruzione ha capitoli di bilancio specifici per la scuola paritaria, che vengono inseriti nelal Legge di Stabilità di ogni anno. Soltanto da un paio di anni – con l’impegno del ministero dell’Istruzione e della maggioranza di governo – questi capitoli vengono finanziati direttamente senza tagli e successive ed estenuanti trattative di recupero nella Conferenza Stato-Regioni. Dal 2001 ad oggi i fondi stanziati complessivamente non sono aumentati (da 539 a 500 milioni di euro) mentre le spese hanno conosciuto un incremento. Anche la novità della detraibilità di parte delle spese sostenute dalle famiglie per le rette al momento, al di là del lodevole inserimento in Finanziaria, non è ancora riuscita ad invertire la riduzione degli studenti nelle scuole paritarie.

Strumenti per superare la crisi

Il XIX Rapporto del Cssc, non si limitata a ribadire le criticità, ma cerca anche di proporre, alla luce anche di 18 anni di vita della legge e di finanziamenti avvenuti, una serie di strumenti concreti per poter rendere piena e reale la parità scolastica e soprattutto il diritto di scelta in campo educativo delle famiglie, senza che queste ultime si debbano sobbarcare ulteriori spese. Proposte affidate a esperti e uomini e donne della scuola paritaria, che ogni giorno devono affrontare la fatica dell’impegno educativo e quella di tenere aperta la scuola con conti che non siano sempre in rosso.

Una serie di strumenti che vanno dalla definizione del costo standard(come punto di riferimento per stabilire quanto bisogna investire per ogni bambino nei diversi gradi scuola per offrire il servizio migliore) alleconvenzioni con gli istituti, dal buono scuola (cioè un assegno di cui ogni bambino è titolare e che viene versato alla scuola in cui intende iscriversi) alla via fiscale della detrazione delle spese sostenute dalle famiglie per le rette nelle paritarie, dalle agevolazioni fiscali per l’ente gestore di una scuola paritaria al sostegno per gli alunni disabili, dalle misure di diritto allo studio alla partecipazione a progetti nazionali ed europei. Sono solo alcuni degli strumenti che vengono illustrati, commentati e spiegati nella seconda parte del volume – edito dall’Editrice Morcelliana Els La Scuola -, dopo una prima nella quale si ripercorre il cammino di cambiamenti e riforme a cui il sistema scolastico italiano è stato sottoposto negli ultimi vent’anni, dunque anche in contemporanea all’arrivo della legge sulla parità scolastica.

Il documento del Consiglio nazionale

Dunque ancora una volta il mondo della scuola cattolica si fa carico di riaccendere il dibattito su questo tema, cercando anche di offrire un contributo di idee, proposte e istanze per giungere anche nel nostro Paese (unico assieme alla Grecia in Europa) ad avere una parità scolastica vera e non soltanto sulla carta. Proposte che sono anche al centro del documento unitario diffuso qualche settimana fa dal Consiglio nazionale della scuola cattolica, che già nel titolo del documento ha indicato con chiarezza le questioni prioritarie: “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”.

I dati della scuola cattolica

Partecipanti alla Marcia Andemm al Domm delle scuole cattoliche dell'arcidiocesi di Milano

Il Rapporto ogni anno offre anche le cifre della scuola cattolica. Secondo quanto riporta il XIX Rapporto, in base al proprio questionario, nell’anno scolastico 2016/2017 erano operative 6.101 materne, 1.067 elementari; 531 medie inferiori e 623 istituti superiori, per un totale di 8.322 scuole. Il numero complessivo degli iscritti risulta 611.628, per il 60% concentrato nella scuola materna. Tra gli alunni iscritti il 5,2% non ha la cittadinanza italiana (anche se per il 79,3% dei casi si tratta di bambini nati nel nostro Paese), e gli studenti portatori di handicap sono l’1,2% del totale. La scuola cattolica da lavoro a 54.092 docenti, per due terzi con contratto a tempo indeterminato. I docenti di sostegno sono 3.445. Ai docenti si affiancano 9.483 addetti all’amministrazione, pulizie e cucina.

 
(fonte: Avvenire, 24.10.17)