Papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro?

Nelle ultime ore molti quotidiani online hanno diffuso la notizia che Papa Francesco vuole cambiare il Padre Nostro in italiano, la preghiera insegnata direttamente da Gesù agli apostoli.  

Nel corso della settima puntata del programma di Tv2000 “Padre nostro” condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, Francesco ha infatti sottolineato come l’espressione secondo cui «“Dio induce in tentazione” non sia una buona traduzione». Anche i francesi – ha aggiunto il Papa – «hanno cambiato il testo con una traduzione che dice “non lasciarmi cadere nella tentazione”. Sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

La preghiera del Padre Nostro in italiano, in realtà, è già stata cambiata dalla CEI nel 2008, con la pubblicazione di una traduzione aggiornata della Bibbia, nella quale si legge, nel capitolo 6 del vangelo di Matteo, al versetto 13: “e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”.

Inoltre, nella quarta sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica – dedicata interamente alla preghiera del Padre nostro – al punto 2846 si legge:

    “Questa domanda (non ci indurre in tentazione) va alla radice della precedente, perché i nostri peccati sono frutto del consenso alla tentazione. Noi chiediamo al Padre nostro di non “indurci” in essa. Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa: “non permettere di entrare in”, [Cf Mt 26,41] “non lasciarci soccombere alla tentazione”. “Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male” (Gc 1,13); al contraro, vuole liberarcene”.

 
Nel 2007, un anno prima della pubblicazione dell’edizione aggiornata della Bibbia, Benedetto XVI aveva espresso chiaramente questo stesso concetto nel suo libro Gesù di Nazareth. Tra le pagine 192 e 197 approfondisce la questione della richiesta Non indurci in tentazione:

    “Le parole di questa domanda sono di scandalo per molti: Dio non induce certo in tentazione! […] Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del Padre nostro deve essere così racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall’altro, appunto, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo ingrado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani”.