Non aveva speranze, è nata e sta bene: “miracolo di Paolo VI”

Contenta, con una grande soddisfazione nel cuore che però non vuole esternare pubblicamente perché, spiega mamma Vanna Pironato, ha promesso per rispetto che non intende fare commenti fino a quando non sarà papa Francesco in persona a proclamare santo Paolo VI per il miracolo compiuto sulla sua piccola Amanda.

Ora, dopo quasi tre anni di studi, il Vaticano ha esaminato e riconosciuto ufficialmente il miracolo per intercessione compiuto da papa Paolo VI il 25 dicembre 2014.

Il giorno di Natale, all’ospedale di Borgo Roma, venne alla luce a sole 26 settimane e 4 giorni Amanda, uno scricciolo di appena 865 grammi che oggi ha quasi tre anni e vive sana e felice con i genitori e il fratellino Riccardo di 6 anni a Villa Bartolomea.

Il peso alla nascita era compatibile con le settimane di gestazione, ma persino i medici che assistettero al parto dubitavano che la neonata potesse farcela viste le problematiche che il feto aveva affrontato fino ad allora. Il parto prematuro infatti è stato solo la conclusione di una storia medica e umana travagliata che ha visto la mamma Vanna Pironato, lottare con coraggio e determinazione, sostenuta dal marito Alberto. La donna decise di andare a pregare nel santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia, luogo legato alla devozione di Giovanni Battista Montini, dove si trova anche una reliquia.
 
A 13 settimane e 3 giorni, la mamma aveva purtroppo subito la rottura della membrana e la conseguente perdita del liquido amniotico. Un caso disperato: i medici avevano già prospettato alla donna l’interruzione della gravidanza come unica soluzione possibile. Era impensabile, almeno per la scienza, che il feto potesse svilupparsi regolarmente senza liquido amniotico e che una volta nato potesse sopravvivere. All’ospedale di Legnago, dove la donna si era immediatamente recata, le avevano prospettato una minima possibilità che la membrana potesse rimarginarsi da sola. L’ipotesi più probabile era quella che il cuore del feto avrebbe smesso di battere da solo. Ma la donna non si arrese e cominciò a informarsi per trovare soluzioni alternative.

Ma sia a Monza che a Roma, dove si era recata alla ricerca di aiuto, i medici furono categorici: purtroppo non c’è nulla da fare. Intanto Amanda, con grande stupore degli esperti, continuava a crescere. Alla 23esima settimana un nuovo allarme portò la mamma ad essere ricoverata all’ospedale di Borgo Roma perché Amanda sembrava potesse nascere da un momento all’altro e anche lì la prognosi non lasciava speranze. Poi, proprio la notte di Natale, partì il travaglio e Amanda venne al mondo.

Fu subito intubata, portata nel reparto di Patologia e Terapia intensiva neonatale di Borgo Roma e messa in incubatrice. Da quel giorno, la crescita di Amanda proseguì senza mai arrestarsi e tre mesi e mezzo dopo finalmente poté andare a casa con i genitori e crescere serenamente.
 
«MIRACOLO PER INTERCESSIONE DI PAOLO VI»

Oggi a monitorare periodicamente la crescita di Amanda è la pediatra Barbara Boseggia. Nel frattempo, l’apposita Commissione della Congregazione per le Cause dei Santi ha esaminato il «miracolo per intercessione» di Paolo VI e ne ha accolto i requisiti di validità per il fine della canonizzazione del Pontefice, beatificato il 19 ottobre 2014 da papa Francesco in una celebrazione tenutasi in piazza San Pietro.

Il parere della consulta medica e teologica è preliminare alla decisione sulla data per la proclamazione della santità di papa Montini, che sarà stabilita dall’attuale Pontefice. Negli ambienti della postulazione si confida che ciò potrà avvenire nel 2018, con ogni probabilità ad ottobre.
 
«NESSUNO CI CREDEVA»

«Alla rottura della membrana», aveva sempre raccontato a L’Arena Vanna Pironato l’anno scorso quando si diffuse la notizia che il miracolo era stato preso in esame, «seguì la corsa all’ospedale di Legnago, dove lavoro come infermiera. Mi dissero che le speranze di sopravvivenza del bambino erano pochissime. C’era una minima possibilità che la membrana si rimarginasse da sola, altrimenti il cuore del feto avrebbe smesso di battere».

Pianti, controlli quasi giornalieri, ma soprattutto la voglia di combattere e non arrendersi, hanno portato questa mamma a cercare informazioni on line. Così, grazie all’associazione «Quercia millenaria», la donna si è messa in contatto con il professor Giuseppe Noia, specialista in Ostetricia al Policlinico Gemelli di Roma. «Il professore ha eseguito l’amnioinfusione», aveva spiegato la signora, «che consiste nell’inserimento di soluzione fisiologica nel sacco amniotico al posto del naturale liquido in cui cresce il bambino e ciò ha permesso ai polmoni di svilupparsi».

Farsi seguire a Roma, però, era difficoltoso e così la mamma è passata alle cure dell’ospedale «San Gerardo» di Monza, seguita dalla dottoressa Patrizia Vergani. Tra la 19esima e la 20esima settimana, mamma Vanna si è sottoposta a due amnioinfusioni, la prima con buoni risultati, la seconda con perdite importanti: di qui la decisione di interrompere il trattamento. Nel frattempo però Amanda, con grande stupore degli esperti, continuava a crescere e proprio la notte di Natale, a 26 settimane e 4 giorni, è partito il travaglio e stavolta Amanda è nata.

«Nessuno ci credeva», dice Pironato, «ancora oggi Amanda è seguita con attenzione dalla sua pediatra e da altri medici, facciamo molti controlli, ma tutto sta andando per il meglio e mia figlia sta bene». Sul fatto che si tratti di un miracolo la mamma non ha mai avuto dubbi. «Pregammo al santuario di Brescia, dedicato a Papa Montini: ci torneremo per ringraziarlo. Non è un caso che la mia piccina sia nata lo stesso giorno del bambino Gesù e si sia salvata».
 

(fonte: larena.it)