Carnevale e Cristianesimo, quale legame?

Una maschera di carnevale

Dall’antica Grecia ai nostri giorni, la storia della festa più divertente dell’anno
 
di Gaetano Paciello
 
Coriandoli, maschere e stelle filanti sono i segni inconfondibili del carnevale, una ricorrenza che coinvolge grandi e piccini in una grande festa che si sviluppa nelle strade di ogni città. Dolci, buon cibo e musica la fanno da padroni durante i giorni che precedono l’inizio della Quaresima. Scherzi, risate e finzione sono all’ordine del giorno. Ma quali sono le origini di questo tempo di sfrenato divertimento?
 
Nell’antica Roma
 
La nascita del carnevale si può rintracciare nella civiltà greca, prima, e in quella romana, poi. Infatti, durante le feste dionisiache e i saturnali, la società rinunciava, per un breve tempo, a quasi tutti gli obblighi della legge. Ricchi e poveri, liberi e schiavi, davano sfogo ai piaceri della carne. La religione dell’epoca dava a questi giorni una doppia valenza: quella della festa e al contempo anche un rinnovamento simbolico. Il caos sostituiva l’ordine costituito, il quale tornava “rinnovato” dopo i festeggiamenti e garantito per un altro anno. Anche l’uso delle maschere è da ricondurre all’antica Roma. Con la conquista dell’Egitto venne importata in tutte i territori dominati dall’Urbe la festa della dea Iside. Come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle ‘Metamorfosi’, questa ricorrenza comportava la presenza di gruppi mascherati. Una tradizione, questa, che arriva dai popoli della Mesopotamia. A Babilonia, infatti, poco dopo l’equinozio di primavera, attraverso un grande “spettacolo teatrale” in movimento, veniva ri-attualizzato il processo originario di fondazione del cosmo così com’era descritto nei miti che formavano i testi sacri di questi popoli. La leggenda narrava della lotta del dio Marduk con il drago Tiamat, che si concludeva con la vittoria del primo. Una grande processione ricreava allegoricamente l’evento. Ma non solo. Erano rappresentate anche le forze del caos che contrastavano il mito della morte e risurrezione di Marduk. Nel corteo vi era anche una nave a ruote su cui la luna e il sole percorrevano “la grande via della festa”. Questo periodo veniva vissuto con una libertà sfrenata accompagnata da un capovolgimento dell’ordine sociale e morale.
 
Purificazione
 
Mircea Eliade, noto storico delle religioni, nel ‘Mito dell’Eterno Ritorno”, scriveva: “I combattimenti rituali fra due gruppi di figuranti, la presenza dei morti, i saturnali e le orge, sono elementi che denotano che alla fine dell’anno e nell’attesa del Nuovo Anno si ripetono i momenti mitici del passaggio dal Caos alla Cosmogonia“. Queste cerimonie, dunque, avevano una valenza purificatoria e dimostrano, secondo Eliade, il “bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia”. In altre parole: la violazione di tutte le leggi, sociali e morali, mira alla “distruzione” del mondo e alla “restaurazione di quel tempo primordiale” nel quale si originò l’universo. In primavera, quando la terra “torna a vivere”, si apriva un passaggio tra gli inferi e la terra dei vivi. Ma le anime, per non diventare pericolose, dovevano essere onorate e per questo si prestavano loro dei corpi provvisori fatti con stoffe colorate. Al posto della testa una maschera che rappresentava i personaggi del mito. Questa tradizione ha poi generato, nel corso dei secoli, anche alcune maschere italiane. Arlecchino ne è un chiaro esempio. Dante, nella sua cantica, parla del demone Alichino; la tradizione popolare francese, invece, lo identifica come uno dei “personaggi diabolici farseschi”. Ma alla fine, il tempo e l’ordine sociale del cosmo venivano ricostituiti tramite un rituale di carattere purificatorio comprendente un “processo”, una “condanna”, la lettura di un “testamento” e un “funerale” del carnevale stesso. Infatti, come accade ancora oggi in diverse città, terminati i festeggiamenti, si “uccideva” il re carnevale, rappresentato da un fantoccio (veniva dato alle fiamme, o decapitato, o annegato).
 
Nel Rinascimento
 
Con l’avvento del cattolicesimo e la cristianizzazione dell’Europa, questi riti vennero aboliti dalla Chiesa. Bisognerà attendere il Rinascimento e la corte medicea. Nel XV e XVI secolo, a Firenze, la famiglia de Medici era solita organizzare grandi mascherate su carri chiamate “trionfi”, accompagnate da canzoni da ballo. Lo stesso Lorenzo il Magnifico fu autore di uno dei più celebri di questi canti: “Il trionfo di Bacco e Arianna”. Anche nella Roma papale del ‘500 si riprese a “festeggiare” il carnevale con la corsa di alcuni cavalli e la “gara dei moccoletti”: i partecipanti, mascherati, cercavano di spegnersi reciprocamente le candele. E’ in questo contesto storico che nasce la parola carnevale. Le prime testimonianze dell’uso di questo termine vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano e del novelliere Giovanni Sercambi. Il nome della festività deriva dal latino carnem levare ovvero “togliere la carne”, e indicava il grande banchetto che si teneva il martedì grasso, ovvero l’ultimo giorno dei festeggiamenti. Infatti, con il Mercoledì delle Ceneri ha inizio la Quaresima, un tempo di digiuno e purificazione durante il quale i credenti praticano l’astinenza dalle carni.
 
Il carnevale per la Chiesa
 
La Chiesa, nel corso dei secoli, ha riabilitato il carnevale dandogli un’interpretazione “sacra”. Il giorno d’inizio dei festeggiamenti, ad esempio, è stato deciso proprio dalla gerarchia ecclesiastica. Nei Paesi cattolici, per tradizione, il carnevale cominciava con la Domenica di settuagesima, ovvero la prima delle nove che precedono la Settimana Santa secondo il calendario gregoriano. I festeggiamenti duravano, come anche oggi, circa due settimane, e si concludevano il martedì precedente il Mercoledì delle Ceneri. In passato, in questo periodo, si celebravano le Quarantore, pratica introdotta a Milano da San Carlo Borromeo e rapidamente diffusasi in tutta Italia per riparare ai peccati commessi durante i festeggiamenti. Consisteva in una preghiera di adorazione davanti all’Ostia consacrata, esposta nelle chiese per due giorni consecutivi (da qui l’origine del termine quarantore).
 
Il rito ambrosiano
 
Nelle diocesi che seguono il rito ambrosiano, per antica tradizione, il carnevale termina con la prima Domenica di Quaresima. A Milano e dintorni, dunque, il carnevale dura 4 giorni in più rispetto a quei luoghi dove si celebra il rito romano. Il motivo di ciò è legato a una leggenda: il vescovo Ambrogio, impegnato in un pellegrinaggio, aveva annunciato il proprio ritorno nella città meneghina per carnevale, per poter celebrare i primi riti della Quaresima con il suo popolo. I milanesi lo aspettarono prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito dell’imposizione delle Ceneri. In realtà, questa differenza sta nel fatto che, inizialmente, la Quaresima iniziava ovunque di domenica. I giorni che vanno dal Mercoledì delle Ceneri alla domenica furono introdotti nel rito romano per portare a quaranta i giorni di digiuno e penitenza effettivi. Infatti le domeniche non erano mai state considerate, come anche oggi, giorni di digiuno.
 
Il carnevale oggi
 
Ad oggi, il carnevale è la festa più divertente dell’anno, svilita, negli ultimi tempi, dalla pratica anti-cristiana di Halloween. Nel corso dei millenni i festeggiamenti hanno perso ogni caratteristica sacra. Sono rimaste, tuttavia, le maschere, i carri allegorici e il senso della festa. Tra i carnevali più famosi del mondo ci sono quello di Rio de Janeiro, in Brasile, e quello di Venezia, in Italia. Ma nel Bel Paese sono diverse le città note al grande pubblico per le sfilate: Putignano, Viareggio, Manfredonia e Acireale, sono considerate tra le più importanti. Turisti provenienti da ogni parte del mondo accorrono in queste località per godere dei maestosi carri allegorici, che ironizzano sui personaggi politici e del mondo dello spettacolo del momento, e per assaggiare i piatti tipici: chiacchiere, frittelle e castagnole.
 

fonte: interris