Ricerca. Ovociti umani in provetta anti-infertilità? «Sulla vita non si sperimenta»

All’Università di Edimburgo sono stati ottenuti per la prima volta ovociti umani maturati in provetta. Estratti da tessuto ovarico sono forse un rimedio all’infertilità. Ma i dubbi etici sono numerosi
 
di Francesco Ognibene
 
Ovociti ottenuti in provetta. Detto così, pare inquietante. Ma ormai la scienza e la riflessione bioetica ci hanno abituati a cercare informazioni affidabili prima di formulare qualunque giudizio, sempre ricordando che di una scoperta si possono fare usi positivi o pessimi. I termini tecnici oggi sono questi: portando a compimento un percorso di ricerca trentennale, l’équipe di Evelyn Telfer all’Università di Edimburgo ha ottenuto per la prima volta la maturazione in vitro di ovociti umani estratti da tessuto ovarico, nel quale si trovano in gran numero ma in uno stadio estremamente immaturo, e comunque di certo inadatto a una fecondazione. La tecnica, sinora sperimentata solo su animali, consiste nel prelevare campioni di tessuto da pazienti che hanno visto o potrebbero vedere compromessa la fertilità. Gli ovociti immaturi estratti – di qualità inferiore ma in quantità assai superiore rispetto a quelli prelevati per normali cicli di fecondazione assistita – vengono poi fatti maturare in provetta attraverso un mix di sostanze.
«Riuscire a far sviluppare completamente gli ovociti in laboratorio – spiega Telfer, che si è vista pubblicare lo studio da Molecular Human Reproduction – potrà portare a nuove cure per la fertilità e a nuove applicazioni nel campo della medicina rigenerativa. Ora stiamo ottimizzando l’insieme di sostanze in cui vengono coltivati e stiamo cercando di capire se sono del tutto sani». Interrogativo che chiarisce il punto della questione: «Gli ovociti ottenuti sinora sono pochi e presentano vari tipi di difetti gravi – spiega Eleonora Porcu, ginecologa e pioniera mondiale della vitrificazione ovocitaria –.
È stato compiuto un passo significativo, ma ancora troppo limitato per poterne valutare possibili vantaggi e conseguenze. Tanto per cominciare, non sappiamo se questi ovociti siano fecondabili e a quale tipo di embrioni darebbero vita. E non è un’obiezione da poco…». Non a caso Telfer annuncia che «aspettiamo l’approvazione per poter verificare che gli ovociti possano effettivamente essere fecondati». Posto che in un Paese come l’Inghilterra dove si è dato il via libera persino agli embrioni ibridi umano-bovini, poi rivelatisi fallimentari, difficilmente un simile placet verrà negato, valgono le laicissime domande del presidente del Comitato nazionale per la bioetica Lorenzo D’Avack: «Per verificare l’efficacia della scoperta occorrerebbe provare a far nascere un bambino, ma sperimentare sull’uomo è inaccettabile. Chi ci garantisce che gli embrioni ottenuti in provetta siano perfettamente uguali agli altri? Ribadisco l’obiezione espressa dal Cnb sull’editing genetico: non possiamo sapere quale esito possa dare questa tecnica sulla vita umana. E dunque occorre molta prudenza».
 

fonte: Avvenire, 8.02.18