Roma. Subito coperto (con la sua verità) il poster contestato contro l’aborto 

 
Nel quartiere Aurelio un cartellone di 7 metri per 11 ricordava cosa avviene a 11 settimane di gravidanza. Accontentate le proteste delle consigliere del Pd al Campidoglio e altre associazioni
 
Ci saranno anche voragini da riparare, per le strade della Capitale, e spazzatura a deturpare le belle vie del centro, ma le priorità del Campidoglio sembrano altre. Per esempio, un cartellone che campeggiava su un palazzo di via Gregorio VII, nel quartiere Aurelio. Mostrando un bambino a 11 settimane di vita, con lo slogan – senz’altro forte nei toni, ma vero nella sostanza – dell’associazione Provita.

Da quando si è aperto il caso della presunta “violazione della sensibilità collettiva” da parte dell’immagine stilizzata di un bambino nel grembo materno il Campidoglio ha impiegato meno di 48 ore a far coprire l’immagine con un telone bianco. Come si trattasse di un messaggio scandaloso, insostenibile. Da censurare, addirittura, com’è purtroppo accaduto. Con soddisfazione del comitato di quartiere secondo cui si tratterebbe di una vittoria «dell’ampio e unitario fronte che ha visto coinvolti associazioni, movimenti, forze politiche ed esponenti delle istituzioni capitoline e regionali» mobilitatosi con forza contro «chi mette in discussione il diritto di scelta delle donne».

Rimosso con grande velocità (Avvenire)

Rimosso con grande velocità (Avvenire)

Ma cosa mostrava e diceva, esattamente, il cartellone?

Partiamo dall’immagine. Sette metri per undici di altezza: una lente di ingrandimento sorprendente per ciò che nella pancia di una donna, a 11 settimane di gravidanza, misura appena 5 centimetri. Era un bambino. Niente di speciale, o di spaventoso. Siamo fatti esattamente così, a quell’età gestazionale: la testa ancora allungata, e sproporzionata rispetto al corpicino, mani e piedi già perfette nei particolari, il cordone ombelicale che fluttua nella placenta.

L’associazione Provita aveva scelto l’immagine per una campagna di sensibilizzazione a 40 anni dalla legge 194 sull’aborto: «Tu eri così» si leggeva sul cartellone, «i tuoi organi erano presenti», «il tuo cuore batteva già», «ti succhiavi il pollice». Più sotto uno slogan d’impatto: «E ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito». Si può discutere, dissentire, replicare (non sui dati scientifici: quelli sono patrimonio condiviso dalla comunità scientifica), non censurare. L’aborto è un fatto tragicamente reale visto che – anche se per questo pochi si mobilitano – è una ferita profonda davanti alla quale purtroppo le mamme sono spesso lasciate sole: senza uomini degni di questo nome al proprio fianco, senza famiglie, senza l’aiuto delle istituzioni. E nonostante questo aiuto per legge – la 194 appunto – sia previsto.

«Si tratta di immagini che offendono la sensibilità di tutti – hanno invece tuonato unite le consigliere del Pd al Campidoglio, Michela Di Biase, Valeria Baglio, Ilaria Piccolo, Giulia Tempesta e quella di Lista Civica Svetlana Celli –. Difendere la vita con messaggi così crudi e violenti non appartiene alla storia delle donne, né della città». Hanno avanzato una mozione per chiedere al Campidoglio la rimozione immediata del manifesto, sostenute sui social da un hashtag lanciato dalla senatrice Pd Monica Cirinnà (#rimozionesubito). E il Comune ha prontamente avviato le indagini: un Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale d’altronde vieta espressamente «Esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali». Una vita umana di 11 settimane ricadrebbe dunque in questa categoria. Ecco fatto. Il cartellone da oggi non si vede più. Cancellato, con le sue scomode verità. Quella biologica, di un bambino nel grembo materno. E quella culturale, di una società davanti alla scelta sul suo stesso futuro.
 

(fonte: Avvenire, 6.04.18)