Respinto l’ultimo ricorso per Alfie. Il padre: «Continua a lottare»

Ancora un «no» al trasferimento in Italia del piccolo, che dopo 36 ore è tornato a ricevere nutrimento assistito.

Un muro di gomma. I genitori non hanno il diritto di portare Alfie in Italia per tentare nuove strade terapeutiche. La Corte d’Appello di Londra ha rigettato anche l’ultimo ricorso dei genitori del piccolo contro il rifiuto di autorizzare il trasferimento del bambino da Liverpool a un ospedale italiano. Respinta sia l’argomentazione dell’avvocato di papà Tom Evans, che contestava un giudizio precedente errato, sia quello del legale di mamma Kate, che puntava sulla sopravvivenza inaspettata del bambino nonché sulla cittadinanza italiana concessa ad Alfie per invocare la libertà di circolazione interna all’Ue, di cui il Regno Unito fa ancora parte.

Il padre di Alfie Thomas (Ansa)

È una disperata corsa contro il tempo quella che stanno vivendo i genitori del piccolo Alfie. Staccato ormai da lunedì dal respiratore artificiale, aiutato a respirare con mascherine per l’ossigeno, il piccolo di 23 mesi affetto da una grave malattia degenerativa «continua a lottare senza sofferenza o segno di dolore”, ha scritto su Facebook nel pomeriggio il giovanissimo padre, Tom Evans.

Non ha dato risultati quindi la battaglia legale che oppone la famiglia all’ospedale di Liverpool, che sulla base di numerose sentenze ha deciso di lasciarlo morire. I genitori hanno perso anche il ricorso in appello contro la decisione di ieri del giudice dell’Alta corte britannica Anthony Hayden di dire ‘no’ al trasferimento del piccolo da Liverpool a un ospedale italiano.

In aula c’era anche un rappresentante dell’ambasciata italiana, hanno fatto sapere gli avvocati. Il team legale dei Kate Evans ha fatto presente che il bimbo ha bisogno di “un intervento immediato“. L’avvocato del padre, Paul Diamond ha aggiunto che un aereo ambulanza è pronto, in attesa di portare in Italia il piccolo. Diamond ha insistito sul fatto che Alfie “non può restare prigioniero” dell’ospedale di Liverpool e bloccato da un verdetto emesso originariamente “tre mesi fa” (quello del via libera a staccare la spina): visto che la situazione mutata per l’inattesa resistenza del bambino dopo il distacco dal ventilatore. “Per lui c’è una fantastica alternativa di assistenza disponibile” in Italia, ha proseguito il legale ipotizzando che malgrado tutto il piccolo “possa avere qualche gioia di vivere”. Un’ipotesi non da escludere perché “va oltre la nostra conoscenza”, ha concluso. 

Parole subito contestate dall’unica giudice donna del collegio a tre – lady King – secondo cui “l’evidenza che abbiamo è un’altra: che probabilmente non soffre, ma che tragicamente tutto ciò che potrebbe dargli un apprezzamento della vita, anche una carezza di sua madre, è irrevocabilmente distrutto”.

E durante l’udienza si è saputo che Tom Evans ha minacciato di far causa a tre medici dell’Alder Hey Hosipital di Liverpool per cospirazione finalizzata all’omicidio del figlio Alfie. “Fategli la grazia, riconoscetegli la dignità di tornare a casa o andare in Italia”, il suo grido di dolore, prima dell’udienza.

Interrogazione al Parlamento Ue

Per il bambino si sono mobilitate anche le eurodeputate del Partito Democratico e del gruppo S&D Silvia Costa e Patrizia Toia, che hanno presentato un’interrogazione urgente ai commissari Ue responsabili della Salute, Vytenis Andriukaitis, e della Giustizia, Vera Jourová, per chiedere un’azione decisa da parte dell’Unione europea sul caso del piccolo Alfie.

Una maschera ad ossigeno

Al momento Alfie viene ventilato con una maschera ad ossigeno NHS, ovvero autorizzata dal sistema nazionale sanitario inglese e quindi completamente a norma di legge. La mascherina è stata fornita privatamente ai genitori da medici esterni all’Alder Hey in quanto l’ospedale non vuole fornirla per evidenti motivi. L’Alder Hey ha manifestato l’intenzione di volerla togliere in quanto non è un ausilio appartenente all’ospedale stesso ma non intende poi sostituirla dandone una identica.

Il nutrimento assistito

Vista la tempra del piccolo, ad Alfie questa mattina è stato ripristinato il nutrimento assistito, dopo esserne stato privato per 36 lunghissime ore ed essere entrato nel secondo giorno di vita dopo il distacco della ventilazione meccanica, avvenuto lunedì. Lo ha
detto papà Tom. “Alfie – ha aggiunto – resiste ancora bene come può. Sta lottando e continua a non soffrire, non ha apnee né dà segno di provare dolore”.

I genitori non si rassegnano: Alfie “è stato tenuto senza nutrizione per ore. Come questo può essere umano? Dove è la sua dignità?”. È quanto ha scritto Thomas Evans in un post.

L’Italia è al fianco dei genitori di Alfie

Ieri il conferimento della cittadinanza italiana, le offerte degli ospedali Bambino Gesù e Gaslini, l’aereo pronto a Ciampino con i medici a bordo. I medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool, dov’è ricoverato Alfie, hanno riferito però che il piccolo non poteva essere trasferito nemmeno a casa prima di 3-5 giorni. Il giudice infatti ha dato il permesso a un eventuale trasferimento a casa, escludendo l’ipotesi di un viaggio verso Roma. E ieri il Consiglio dei ministri italiano ha deliberato il conferimento della cittadinanza italiana ad Alfie “in considerazione dell’eccezionale interesse per la comunità nazionale” ad assicurare al minore ulteriori sviluppi terapeutici, nella tutela di preminenti valori umanitari che, in questo caso, attengono alla salvaguardia della salute.

Ansa

(fonte: Avvenire, 25.04.18)