Marijuana? Più dannosa di alcol e tabacco, ecco perché

Uno studio recente, apparso sul Journal of Alzheimer’s Disease, oltre ad aver confermato la dannosità della cannabis, ha mostrato anche la sua maggior pericolosità rispetto all’abuso di alcol. L’uso di tale droga, infatti, è associato a 2,8 anni di invecchiamento cerebrale prematuro, rispetto agli 0,6 anni di chi abusa nel consumo di alcol. Cogliamo l’occasione per riprendere un approfondimento di Enzo Pennetta sul tema.

di Enzo Pennetta
da Critica Scientifica, 26/06/18

Uno degli argomenti usati dal versante antiproibizionista e ripreso nella trasmissione RAI da Roberto Saviano è il confronto tra la cannabis ed altre sostanze (legalizzate) come alcol e tabacco. Ma si tratta di un paragone fuorviante in quanto hanno caratteristiche diverse.

Quello che caratterizza l’effetto della cannabis è l’azione sul sistema nervoso ed è su questo punto che il divieto si basa e, su questo, va verificata la presunta analogia con tabacco e alcol. Il principio attivo del tabacco è la nicotina che agisce sui recettori per l’acetilcolina (Ach) -dove ne imita l’azione del neurotrasmettitore- che sono appunto stati chiamati nicotinici. Questa sostanza, come del resto è esperienza diffusa, non provocaalterazioni negative delle capacità cognitive o di altri aspetti psicologici che sono circoscritti ai sintomi da astinenza, né tanto meno si registrano effetti di questo tipo a medio lungo termine. Negli alcolici la sostanza attiva è l’etanolo che, a bassi dosaggi, ha effetti benefici e manifesta quelli nocivi solamente con un uso eccessivo, come riportato in questo studio.

Nel caso della Cannabis, la situazione è la seguente: il principio attivo responsabile del maggiore effetto ai fini terapeutici riguardo a patologie infiammatorie, immunitarie, psichiatriche è il cannabidiolo (CBD), mentre la sostanza di interesse tossicologico è principalmente il tetraidrocannabinolo (THC). Nelle piante coltivate a scopo “ricreazionale” negli anni ’90, il contenuto medio di sostanza attiva (THC) era tra il 3 e il 4,5%; nel 2008, questo valore era salito all’8%, mentre nell’ultimo decennio sono state prodotte diverse varietà di cannabis con un contenuto di THC superiore al 20%, in alcuni casi fino al 30%.

Le proprietà positive, cioè medicinali, della Cannabis sono legate all’esistenza di una patologia e quindi l’uso ricade nella stessa fattispecie di sostanze come la morfina, di cui nessuno contesta la legalizzazione a fini clinici e divieto ad uso ricreazionale. Gli effetti indesiderati tendono ad aumentare in modo proporzionale all’uso, a livello neurologico un’alterazione della corteccia cerebrale (riduzione) è stata registrata in uno studio del 2014, pubblicato su PNAS. I danni a livello cognitivo sono rilevabili con certezza a breve termine ma la loro persistenza a lungo termine è dibattuta, quello che appare certo è invece l’aumentato rischio di sviluppare comportamenti psicotici, come riferito sul sito della Fondazione Umberto Veronesi: «La marijuana una droga leggera? Può anche raddoppiare il rischio di schizofrenia. La verità è che non esistono droghe leggere o pesanti, è un concetto da superare: sono tutte droghe con effetti deleteri, il rischio e la gravità con cui si manifestano in una condizione patologica sono individuali» (Roberto Cavallaro, responsabile dell’Unità per i disturbi psicotici dell’ospedale San Raffaele di Milano). La scoperta più incisiva è che pure dopo un anno di abbandono della cannabis facilmente i giovani continuano a vivere esperienze subcliniche di paranoia ed episodi di allucinazioni, come quelle osservate durante il consumo continuato.

L’argomento della presunta analogia tra fumo di sigaretta, uso di alcolici e cannabis è dunque da respingere in quanto le tre sostanze hanno caratteristiche tanto diverse a livello neurologico da renderle inconfrontabili e la Cannabis ha effetti incomparabilmente più nocivi.

(fonte: UCCR, 2.09.18)