Il Papa in Lituania, dove inginocchiarsi significava sfidare l’ateismo del KGB

Il viaggio del Papa in Lituania, tra i corridoi della follia ateo-comunista. Ma «nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė.
 
(UCCR, 25.09.18)
 
L’altro ieri Papa Francesco faceva il suo ingresso nell’ex sede del Kgb durante l’occupazione sovietica della Lituania, oggi Museo delle Occupazioni e delle lotte per la libertà. Accompagnato dal vescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, si è addentrato nelle stanze delle torture, dove i membri della resistenza venivano interrogati, detenuti, seviziati.

Il 20% del clero del paese, tra il 1944 e il 1960 fu arrestato, deportato o ucciso, condividendo così il destino di migliaia di concittadini. Si opponeva ad un regime ateo e ostile, che negava Dio e l’uomo. Francesco ha oltrepassato la soglia della stanza dove avvenivano le esecuzioni, attraversato i luoghi del sacrificio dei tanti martiri per la libertà e la giustizia (140.000 lituani furono vittime delle deportazioni decretate da Stalin) e firmato il libro d’onore, invocando il dono della pace e della riconciliazione per la Lituania. La veste bianca del Papa ha sfiorato le anime massacrate dalla follia dell’odio, restituendo uno dei momenti più intensi e commoventi della visita nei paesi baltici.

Vi furono notti di urla e torture in quella stanza di morte, prima utilizzata dai nazisti e poi dal Kgb. E’ improbabile che qualcuno avrebbe mai immaginato la presenza del capo della Chiesa cattolica in quei corridoi. Dominio russo, occupazione nazista e poi quella sovietica: l’indipendenza della Lituania fu davvero vista come una liberazione. «Nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede»ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė, accogliendo il Pontefice. «La Santa Sede ha sempre appoggiato l’idea della Lituania libera. È stato tra i primi a riconoscere la nostra indipendenza incoraggiando così anche altri stati a farlo. Poi, negli anni dell’occupazione, ha preservato l’ambasciata della Lituania indipendente, auspicio e promessa della libertà. E così la speranza si è realizzata».

Più che la Gestapo, il KGB era ben infiltrato e talvolta ascoltava le confessioni dei fedeli. È uno dei motivi per cui questo sacramento è stato impopolare fino a poco tempo fa. All’Università di Vilnius c’era una cattedra di ateismo scientifico ed il dipartimento è ancora oggi di lingua russa. Padre Sigitas Tamkevicius è stato rinchiuso, 35 anni fa, in quel seminterrato del KGB poiché accusato di diffondere propaganda antisovietica attraverso una rivista clandestina. Sopravvisse ad un campo di lavoro forzato in Siberia e dopo l’indipendenza lituana, fu nominato arcivescovo. «Il tuo viaggio è un omaggio al sacrificio per la libertà»ha detto al Papa.

In Lituania l’89% sono cristiani e il 77%di essi sono cattolici. In Estonia, il 75% della popolazione afferma di non avere religione. La Lettonia è diversa, con grandi percentuali di ortodossi e protestanti, con un dettaglio in comune: nonni e nipoti hanno conosciuto la fede fin dall’infanzia, mentre per i genitori è sempre stata assente. Secondo la Costituzione sovietica, era legale rimuovere la patria potestà sui figli se i genitori non educavano all’ateismo, sebbene questa disposizione fosse applicata in modo molto selettivo.

«E’ il venerdì santo del dolore e dell’amarezza», ha affermato sommessamente Francesco, «della desolazione e dell’impotenza, della crudeltà e del non senso». Il “non senso”, cioè quando -ha detto Benedetto XVI- «Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini. E con lo spegnersi della luce proveniente da Dio, l’umanità viene colta da una mancanza di orientamento i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più» (Ultime conversazioni, 2016).