Cristicchi e quella poesia contemplata nel silenzio

Simone Cristicchi a Sanremo 2019

Il cantautore romano conquista l’Ariston con “Abbi cura di me”. Un’intima riflessione, tra fede e bellezza
 
Premio alla Miglior composizione e alla Miglior interpretazione. Un risultato non certo casuale ascoltando (e riascoltando) la sua canzone. Lui è un artista completo, un cantante dotato di un invidiabile timbro vocale ma, soprattutto, di una carica interpretativa fuori del comune. Simone Cristicchi, ancora una volta, è stato capace di regalare al Festival di Sanremo non solo una canzone di qualità ma l’ennesima grande interpretazione, intensa, emozionante, con un’intimità palpabile e che, in qualche modo, ne ha messo in evidenza la costruzione, avvenuta attraverso vere e proprie esperienze di vita. Abbi cura di me è riuscita a entrare nel cuore degli ascoltatori come accadde nel 2007, quando Cristicchi si aggiudicò la vittoria con Ti regalerò una rosa. Questa volta il successo, perlomeno in classifica, non è arrivato ma ancora una volta il cantautore romano è riuscito a far breccia nei cuori del pubblico, a fronte di un testo che in molti suoi passaggi risuona di atmosfere che rispecchiano indirettamente la realtà del nostro tempo ma, in qualche modo, anche l’antidoto ai suoi retaggi che, in molti casi, si nasconde nella fede.
 
“Un cristiano inconsapevole”

Cristicchi lo ha ripetuto più volte durante le sue interviste: “Le persone più gioiose e felici che ho incontrato, sono quelle appartate dal mondo, ma non per una questione di fuga o di snobismo. Nel silenzio ci si connette a qualcosa”. Quel “qualcosa”, secondo il cantautore, è da ricercare in un intimo confronto con se stessi, nel calarsi appieno nella bellezza di ciò che ci circonda, sganciando la nostra mente dalle costrizioni frenetiche del quotidiano: “Siamo invasi ogni giorno da mille progetti, da mille informazioni, mille immagini, siamo continuamente collegati e connessi con la realtà virtuale. Così si perde interesse per le grandi domande dell’esistenza”. 
Raccontando poi un’altra esperienza, Cristicchi ha spiegato di aver aperto gli occhi sulla fede quando un suo amico monaco lo definì “un cristiano inconsapevole: credo che occorra ritornare alle priorità della vita.  Siamo noi stessi che ci dobbiamo risvegliare e capire l’importanza della vita. In realtà c’è tanta bellezza che ci circonda, la meraviglia di esserci e di partecipare”.
 
La riflessione

“La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere, perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi”. Così recita in un passaggio la canzone del cantautore che, in questi versi, racchiude buona parte del senso della sua riflessione: la vita non ha bisogno del chiasso o del clamore ma di una conoscenza di se stessi e della bellezza che ci circonda contemplabile solo nel silenzio. Tra questi, i luoghi di culto (diversi monasteri) da lui visitati, inseriti in un contesto paesaggistico che rende la meditazione più spontanea. Tematiche profonde, condensate in una canzone che, già al primo ascolto, ha saputo conquistare e commuovere il pubblico, oltre che far riflettere sulla vita di oggi e sulla bellezza che, magari per troppa frenesia, sfugge al nostro sguardo.
 
(fonte: interris.it, 11.02.19)

 

 

Un commento su “Cristicchi e quella poesia contemplata nel silenzio

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