Depositati tre ddl per correggere la legge sulle Dat

Idratazione e alimentazione non sono terapie; il rappresentante legale in assenza di Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) non può rifiutare o interrompere le cure senza passare dal giudice; la validità delle Dat richiede consenso informato e firma del medico, e quest’ultimo può non applicarle in caso di inappropriatezza clinica. Sono i tre punti cruciali di altrettanti disegni di legge depositati ieri dai senatori Gaetano Quagliariello (Idea) e Maurizio Gasparri (Forza Italia). “Abbiamo presentato in Senato tre disegni di legge mirati, chirurgici, per correggere quantomeno nei suoi elementi più gravi la legge sulle Dat e rimuovere dalla legislazione italiana le aperture eutanasiche sulle quali si è innestata la sentenza della Corte Costituzionale sul dj Fabo”, ha spiegato in una nota Quagliariello.

Il senatore abruzzese motiva quindi la sua iniziativa legislativa nell’orizzonte del pronunciamento dello scorso settembre della Corte Costituzionale, che ha dato un anno di tempo al parlamento per legiferare sul tema dell’eutanasia attiva, già in buona parte prevista dalla legge targata Pd, come ha spiegato Tommaso Scandroglio su questo quotidiano. “L’opposizione alla legge sull’eutanasia in discussione alla Camera”, ha aggiunto Quagliariello, “è un fatto scontato. Il vero punto è un altro: l’eutanasia nel nostro ordinamento di fatto già c’è, introdotta surrettiziamente dalla legge sulle Dat approvata durante il governo Renzi”. L’ex ministro per le Riforme ha poi ricordato che “avevamo invano provato a dirlo, e ora la Corte Costituzionale, riferendosi proprio a quella legge, ha chiesto al Parlamento di allargarne le maglie, affermando che se una persona può morire di fame e di sete per mano di terzi, non si capisce perché non possa morire direttamente con un’iniezione letale. È questa la situazione sulla quale dobbiamo intervenire, se vogliamo fermare l’eutanasia in Italia”.

L’annuncio dei disegni di legge tesi a modificare la legge 219 del 2017 è stato dato dallo stesso Quagliariello, ieri pomeriggio, in un contesto molto significativo: la presentazione del libro di Eugenia Roccella, Eluana non deve morire. La politica e il caso Englaro (edizioni Rubbettino), che ricostruisce tutta la vicenda che portò, il 9 febbraio di 10 anni fa, alla morte della ragazza lecchese vissuta per 17 anni in stato vegetativo. Il volume presentato presso la Biblioteca del Senato – alla presenza tra gli altri di Gasparri e del vicepresidente del Centro studi Livatino, Alfredo Mantovano – celebra anche il decennale di quella battaglia che fu portata avanti dall’allora maggioranza parlamentare di centrodestra e dal governo Berlusconi, fino alle estreme conseguenze dello scontro istituzionale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Fu un impegno senza timori e con grande passione”, ricorda alla Nuova Bussola la Roccella: “La politica intervenne con grande decisione fino allo scontro tra il Quirinale e Palazzo Chigi”. Per salvare Eluana furono infatti percorse tutte le vie consentite dalle leggi. Andando per ordine, fu prima sollevato un conflitto di competenza, poi varato un atto di indirizzo del ministero della Salute, il decreto che trovò l’opposizione di Napolitano, e infine l’approvazione di una legge ad hoc. Insomma fu fatto “di tutto” come ha ricordato lo stesso Beppino Englaro nello speciale di Enrico Mentana andato in onda lo scorso 6 febbraio.

La Roccella ricostruisce anche gli sforzi profusi da un gruppo di persone che tramite il dramma della Englaro mirava a introdurre l’autodeterminazione più estrema in materia di fine vita. L’autrice cerca inoltre di ristabilire la verità rispetto alle molte bugie che furono dette sullo stato vegetativo di Eluana.

I fatti dell’epoca, riletti nel contesto attuale, su cui pesa il pronunciamento della Consulta e l’arrivo in parlamento del testo di iniziativa popolare per l’eutanasia sostenuto dai Radicali, pongono un interrogativo di fondo presente anche nel libro: ovvero, esiste ora una classe politica pronta a rifare tutto quello che è stato fatto all’epoca? E ancora, esiste un fronte parlamentare capace di fronteggiare la grande sfida antropologica del terzo millennio?

La moratoria sui temi etici decisa dal governo giallo-verde dice chiaramente che sulle questioni sensibili che toccano vita e famiglia le distanze tra Lega e Cinque Stelle sono incolmabili. Oltretutto diversi parlamentari leghisti garantiscono che Salvini non ha alcuna intenzione di far passare una legge che allarga ancora di più la strada italiana all’eutanasia. Ma questo non potrebbe bastare a disinnescare l’ultimatum della Corte Costituzionale che chiede di legiferare in favore di una strada più immediata rispetto alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione. “L’unico modo per evitare nuove derive eutanasiche è che si cambi la 219”, rimarca anche la Roccella, ricordando che il fine vita “determina l’orizzonte antropologico fondante della nostra società”.
 

(fonte: lanuovabq.it, 13.02.19)