“Manuale di volo per uomo”: uno spettacolo che fa bene all’anima

Simone Cristicchi ci cattura, ci coinvolge e ci trasporta con la sua umanità semplice.
 
di Cristina Cappellini

(da alleanzacattolica.org)
 
Se determinati gesti o simboli hanno ancora un valore preciso (e chi scrive si augura che sia proprio così) le standing ovation che la platea sanremese del Teatro Ariston e quella milanese del Teatro Manzoni hanno riservato a Simone Cristicchi significano qualcosa in più del (seppur notevole) successo di una canzone o di uno spettacolo.

Non ero presente all’Ariston, ma ero al Manzoni, alcune sere fa, alla prima di Manuale di volo per uomo, il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi, cantautore, attore, scrittore, disegnatore.
Ho assaporato la pièce dalla prima all’ultima scena e devo dire che non è stato per nulla difficile percepire il pathos creatosi in sala, minuto dopo minuto. Per questo mi viene da dire che, in fondo, il tributo spontaneo e commosso del pubblico non è stato solo un grande gesto di apprezzamento, ma soprattutto un segno di gratitudine e di condivisione. Ma voglio spiegarmi meglio.

Gratitudine perché Cristicchi ha saputo sì regalare al pubblico un piacevole, originale e intelligente spettacolo teatrale, ma di fatto ha offerto a tutti una grande lezione di vita. Un messaggio universale che non può lasciare indifferenti, soprattutto se raccontato con quell’onestà intellettuale, quell’umiltà e quella generosità (proprie sia dell’uomo sia dell’artista Cristicchi) che permettono di scavare ancora di più nel profondo rispetto agli eventi che si svolgono sul palcoscenico.

E arriviamo alla condivisione: di cosa? Anzitutto di un percorso umano, prima che artistico. Raffaello, il protagonista dello spettacolo, interpretato dallo stesso Cristicchi in un intenso monologo, a tratti ironico, a tratti drammatico, è di fatto il simbolo dell’uomo che soffre ma che allo stesso tempo riesce a dare un senso a ciò che accade attraverso la scoperta e lo stupore, la bellezza di cose semplici o apparentemente banali. Raffaello è un ragazzo particolare, ipersensibile, che però non si arrende alla durezza della vita, ma la rielabora dando valore a tutto ciò che, se osservato in un certo modo, può diventare importante, significativo.

Raffaello/Cristicchi insegna a tutti ‒ senza alcuna volontà di insegnare ‒ che, guardando la quotidianità con determinati occhi, si può trovare bellezza e amore in ogni cosa. “Niente è più grande delle piccole cose” è infatti il leitmotiv sia dello spettacolo teatrale sia di Abbi cura di me, la canzone presentata al Festival di Sanremo, nata proprio durante la preparazione di Manuale di volo per uomo.
E come riesce Raffaello a costruirsi il proprio “Manuale di volo”, cioè la capacità di alzarsi sopra la durezza della vita e amarla nonostante tutto? Guardandola come un bambino dagli occhi puri e coltivando il rapporto con “gli altri”, le figure con le quali è entrato in contatto e che hanno segnato la sua personalità, dalla pittoresca (e mascolina) suora che gli ha impartito i primi insegnamenti scolastici al padrone della ferramenta, alla ragazza amata tra i relitti della società, quelli che, come lui, hanno vissuto il trauma dell’abbandono. Fino alla madre immaginaria, che non ha mai conosciuto, ma alla quale si rivolge continuamente durante lo spettacolo, come a voler ricercare un legame, nonostante tutto, nonostante l’abbandono, con le proprie origini.

Da notare che Cristicchi è in scena da solo, fa tutto da sé per 80 minuti, ma è come se lì con lui (e in platea) ci fossero tutti i personaggi che di fatto hanno dato un senso alla vita del protagonista.
E questa si chiama capacità di stare su un palcoscenico e di tenere viva l’attenzione e la partecipazione dello spettatore dall’inizio alla fine, portarlo con sé nella propria (semplice e straordinaria) avventura, facendogliela condividere, generando nello spettatore stesso un senso di compassione, nel senso più vero e nobile del termine.

Un’ultima riflessione. Non sono sempre necessari grandi allestimenti per rendere bello uno spettacolo: se un attore/regista con solo un letto, una sedia, una pianta e una scala porta in scena una bella storia, che resta addosso, onore al merito!

Insomma, lo spettacolo è da vedere perché è autentico e fa bene all’anima.