Vincent Lambert, sospensione delle cure dal 20 maggio

I medici annunciano che a partire dalla prossima settimana saranno sospese le cure al paziente tetraplegico in stato di coscienza minima. Il vescovo di Reims, mons. Eric de Moulins-Beaufort, chiede una riflessione etica e di mantenere le cure appropriate.
 

Marco Guerra – Città del Vaticano
 
Dal prossimo 20 maggio l’ospedale di Reims, in Francia, inizierà la sospensione delle cure a Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico di 42 anni, immobilizzato dal 2008 in seguito a un incidente stradale e che per alcuni medici è in stato vegetativo, mentre per altri si trova in stato di coscienza minima e sottolineano la sua capacita di respirare in maniera autonoma. L’annuncio è stato dato dal suo medico curante, Vincent Sanchez, in una lettera rivolta ai famigliari di Lambert che recita testualmente: “Vi informo che la sospensione dei trattamenti e la sedazione profonda e continua evocata dalla procedura collegiale avranno inizio nel corso della settimana del 20 maggio”.

L’intervento Onu

La decisione arriva malgrado nei giorni scorsi sul caso sia intervenuto anche il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, chiedendo alla Francia di non interrompere la somministrazione dell’idratazione e dell’alimentazione di Vincent Lambert.

Opinione pubblica divisa

La vicenda sta facendo discutere tutta l’opinione pubblica francese e Lambert è divenuto per molti movimenti pro-life un simbolo delle derive eutanasiche prese dai sistemi sanitari occidentali. Ad ogni modo la comunicazione del medico arriva in esecuzione dell’ultima decisione, adottata il 24 aprile dal Consiglio di stato francese, di convalidare la decisione di interrompere le cure, rispetto alla quale si oppongono i genitori di Lambert mentre si è sempre detta favorevole la moglie.

Vescovi pregano per chi deve decidere

Mons. Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e neo presidente della Conferenza episcopale francese, e mons. Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims, hanno reagito a questo annuncio con una lettera pubblica che si apre riportando le preoccupazioni di “molti” per la “conclusione” di quello che è stato ribattezzato come il “caso Lambert”. I due vescovi pregano quindi per Vincent Lambert e per i suoi parenti, per i medici e gli infermieri dell’ospedale universitario di Reims e per coloro che “devono ancora decidere il suo destino”.

Serve riflessione etica

I presuli riconoscono poi la “singolare complessità” della situazione medica e umana di Vincent Lambert, dicono che la società deve saper confidare nella professione medica e rispettare la decisione collegiale dei medici ma sottolineano che questi, da parte loro, “devono prendere in considerazione le opinioni dei parenti e ponderare le loro decisioni con una riflessione etica” sulla responsabilità che gli esseri umani hanno l’uno verso l’altro.

Lambert non è alla fine della sua vita

“Gli specialisti sembrano essere d’accordo, tuttavia, che Vincent Lambert, non è alla fine della sua vita” si legge ancora nel testo a firma dei due vescovi. Dunque secondo mons. Moulins-Beaufort e mons. Feillet “è sorprendente che il signor Lambert non sia stato trasferito in un’unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o in stato di coscienza minima”. “Appartiene alla condizione dell’uomo e alla sua grandezza di dover morire un giorno – scrivono ancora -. È bene ricordarlo in un momento in cui alcune persone rivendicano il diritto di morire quando e come lo scelgono”.

Mantenere le cure appropriate

Dunque, secondo i presuli l’onore di una società umana sta nel “non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete” e nel fare tutto il possibile “per mantenere le cure appropriate. “La grandezza dell’umanità consiste nel considerare come inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, specialmente i più fragili”, evidenziano poi i due vescovi.

Non imboccare la via dell’eutanasia

Infine i due presuli sottolineano che le strutture sanitarie sono organizzate per accompagnare fino alla fine le persone in stato vegetativo o in stato di coscienza minima e che questo rende più umani anche coloro che sperimentano questo accompagnamento. “Il dovere della società è di aiutarli. Preghiamo ancora e invitiamo a pregare affinché la nostra società francese non si impegni sulla via dell’eutanasia”, scrivono in conclusione i due membri dell’episcopato francese.

 
(fonte: vaticannews.va 13.05.19)