“Mettersi in gioco”, i pensieri di Francesco sullo sport

Un incontro "storico" in Vaticano fra papa Francesco e l'ex capitano della Roma e campione del mondo nel 2006 Francesco Totti

Lo sport come palestra di vita e come canale speciale per promuovere la pace e l’unità. Questo il senso e il valore del nuovo volume “Mettersi in gioco. Pensieri sullo sport” (edito dalla Libreria Editrice Vaticana), che raccoglie, con uno stile semplice e concreto tipico del magistero di Papa Francesco, i pensieri del Pontefice tratti dai suoi discorsi più significativi rivolti agli atleti.

Di seguito la prefazione al volume, curata da Lucio Coco (da Avvenire.it):
 

Lo sport è un canale davvero speciale per promuovere la pace e l’unità. In diversi modi papa Francesco tratta lo sport. In primo luogo come palestra di vita, perché per raggiungere i risultati è richiesta una lunga preparazione, bisogna perseverare nell’impegno e nella disciplina. In questo senso l’attività sportiva “allena” le persone e soprattutto i giovani a dei valori che non sono così facili da perseguire quando si tratta di impegnarsi in 22 altri campi come per esempio lo studio o il lavoro. Oltre ai risultati tecnici gli atleti offrono infatti «una testimonianza di disciplina, di sano agonismo e di gioco di squadra», mostrando «a quali mete si può arrivare attraverso la fatica dell’allenamento, che comporta un grande impegno e anche delle rinunce». Tutto questo costituisce «una lezione di vita» che si estende e coinvolge anche altre qualità morali. La pratica sportiva educa infatti ad essere leali, onesti, a coltivare la semplicità, il senso di giustizia, l’autocontrollo, tutte virtù non solo di chi fa sport ma più propriamente dell’uomo. In tal modo viene reso un importante servizio all’umanità e «i valori di rispetto, coraggio, altruismo, equilibrio e dominio di sé, appresi nello sport, sono una preziosa preparazione per una buona riuscita nella corsa della vita».

Per rendere più chiaro il suo discorso sullo sport non di rado papa Francesco si sofferma su alcune discipline sportive che si prospettano come una vera e propria metafora della vita e che probabilmente proprio per questo godono di tanta popolarità.

Il ciclismo per esempio «mette maggiormente in risalto alcune virtù come la sopportazione della fatica – nelle lunghe e difficili salite – , il coraggio – nel tentare una fuga o nell’affrontare una volata – , l’integrità nel rispettare le regole, l’altruismo e il senso di squadra». (Infatti, nota il Papa, durante le gare ciclistiche la squadra lavora unita e quando un corridore attraversa un momento di difficoltà, sono i compagni a dargli appoggio e sostegno).

Questo spirito di gruppo si rivela importante anche nel calcio che «è un gioco di squadra, [dove] non ci si può divertire da soli!» ammonisce il pontefice, al quale preme ricordare sempre che «se si pensando al bene del gruppo, allora è più facile ottenere la vittoria». In campo «un semplice sguardo, un piccolo gesto, un’espressione comunicano tante cose», servono a cementare l’unità e la compattezza dell’insieme, a mettere da parte l’individualismo e il desiderio egoistico di «comerse la pelota [trattenere la palla] solo per sé». Quanto vale ed è necessaria questa educazione a fare insieme agli altri in una società come la nostra – commenta il Papa – «che esaspera il soggettivismo, cioè la centralità del proprio io, quasi come un principio assoluto». Per questo motivo lo sport si prospetta sempre come un’attività inclusiva. Mai infatti papa Francesco lo descrive come competizione, rivalità, antagonismo, ma sempre come un’occasione per mettersi alla prova, per confrontarsi prima di tutto con se stessi e di sperimentare la virtù della tenacia, vivendo la pratica sportiva come un opportunità di incontro, possibilità di accoglienza, capacità di accettazione e di convivenza. Si tratta di qualità umane e morali, veicolate dallo sport, alle quali spesso si è dovuto fare appello durante la pandemia di coronavirus.

Come papa Francesco ha voluto espressamente sottolineare proprio nei momenti difficili e bui, «vengono fuori i frutti migliori dello sport: la resistenza, lo spirito di squadra, la fratellanza, il dare il meglio di sé…». Solo se si è formati nella palestra di questi ideali è possibile rilanciare «lo sport per la pace e lo sviluppo » e poter corrispondere pienamente a quello che è il nobile spirito olimpico. Le competizioni sportive, come le Olimpiadi o i campionati, sono eventi nei quali gli atleti sperimentano e mettono alla prova se stessi, la loro preparazione fisica e atletica in un contesto nel quale le diversità culturali, le barriere sociali e le differenze religiose vengono superate. Simbolo evidente di questa volontà di costruire e intrecciare legami sono proprio i cinque cerchi della bandiera olimpica. Essi infatti «stanno a rappresentare lo spirito di fratellanza che deve caratterizzare questa manifestazione e la competizione sportiva in generale» e mettono bene in evidenza il senso «di fraternità e amicizia tra i popoli, di concordia e pace tra le nazioni; di rispetto, tolleranza, armonia delle diversità» che sono il vero “carburante” per alimentare e tenere accesa la fiamma accesa un giorno ad Olimpia, ma che continua ad ardere nei vari contesti – amatoriali o professionali, a livello locale o internazionale – in cui ogni atleta fa esperienza che la prima e decisa competizione è quella con se stessi per Mettersi in gioco fino in fondo nell’incontro con gli altri.