Castità, Magistero e Scrittura

Abbiamo visto nel post sulle ragioni naturali della castità, come vi siano delle ragioni profondamente “umane” alla base della proposta di vivere il periodo del fidanzamento in maniera casta.
In campo morale, infatti (e quindi anche nel caso della castità pre-matrimoniale), la Chiesa ricorda all’uomo innanzitutto ciò che il suo essere esige perché si possa realizzare pienamente, quindi fa riflettere a partire da un discorso razionale ancor prima che ricordare le esigenze della Rivelazione (esigenze che comunque confermano e rafforzano il dato della ragione naturale, in quanto l’Autore della ragione e della Rivelazione è Dio stesso).

Ora affrontiamo il tema della castità nell’ottica più propriamente evangelica e cristiana. Per la dottrina cristiana l’atto sessuale è considerato lecito esclusivamente all’interno del matrimonio. Solo in virtù di tale sacramento, infatti, un uomo e una donna possono donarsi totalmente l’uno all’altro e, nel contempo, perseguire il fine ultimo della loro unione, ossia la procreazione.

La Parola di Dio

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Mantenere la castità – soprattutto per le giovani coppie di fidanzati – non è cosa affatto facile. Tuttavia è questo il comportamento che ogni cristiano dovrebbe perseguire, e non solo a livello esteriore: deve rendere puro il cuore dell’uomo, secondo la parola di Cristo (Mt 5,27-28). E la castità è inclusa in quella continenza che Paolo annovera tra i doni dello Spirito Santo, mentre condanna la lussuria come un vizio particolarmente indegno del cristiano e che esclude dal regno dei cieli (cfr. Gal 5,19-23; 1 Cor 6,9-11) [1].

Molti oggi rivendicano il diritto all’unione sessuale prima del matrimonio, almeno quando una ferma volontà di sposarsi e un affetto, in qualche modo già coniugale nella psicologia dei soggetti, richiedono questo completamento, che essi stimano connaturale.

Questa opinione è in contrasto con la dottrina cristiana, secondo la quale ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio. E’ un’unione stabile quella che Gesù ha voluto e che ha restituito alla sua condizione originale, fondata sulla differenza del sesso. «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non separi» (cfr. Mt 19,4-6). Gesù mostra la via di nobiltà più alta e di libertà totale dell’uomo. Egli non solo richiama il comandamento “Non commettere adulterio” ma chiede di più, ovvero la purezza del cuore: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,27-28).

Nei versetti 20-23 del Capitolo 7 di Marco (così come nei versetti 17-19 del Capitolo 15 di Matteo), Gesù evidenzia come non sia quello che entra nell’uomo a renderlo impuro, bensì ciò che esce dal suo cuore: “Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo»” (Mc 7, 20-23).

San Paolo è ancora più esplicito quando insegna che, se celibi e vedovi non possono vivere in continenza non hanno altra scelta che la stabile unione del matrimonio: «Ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1 Cor 7,9); «Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna. Ma per evitare le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito» (1 Cor 7,1-2). Col matrimonio, infatti, l’amore dei coniugi è assunto nell’amore irrevocabile che Cristo ha per la Chiesa (cfr. Ef 5,25-32), mentre l’unione dei corpi nell’impudicizia contamina il tempio dello Spirito Santo (cfr. 1 Cor 6, 18-20), quale è divenuto il cristiano. L’unione carnale, dunque, non è legittima se tra l’uomo e la donna non si è instaurata una definitiva comunità di vita [2].
 
Le relazioni sessuali extramatrimoniali vengono espressamente condannate in molti passi della Scrittura. Vediamone alcuni:
 
Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio” (Eb 13,4).

“Le vivande sono per il ventre, e il ventre è per le vivande. Ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13).

Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila” (1 Cor 10,8).

Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito” (1 Ts 4, 3-8).

Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio” (Rm 8, 5-8).

Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo.
O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”
” (1 Cor 6, 18-20)

Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono” (Col 3, 5-6).

Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Genesi 2, 18-24).

Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi… Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce” (Ef 5,3-8; cf. 4,18-19).

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio” (Galati 5,19-21).

“Gesù disse: Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina. Infatti dal di dentro, cioè dal cuore, provengono pensieri malvagi, adulteri, fornicazioni, omicidi, orgoglio… Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,20-23).

“Tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (1 Gv 2,16).

“Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l’uomo” (Mt 15,19-20).
 
(Qui altri passi significativi della Bibbia).

 
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Il Catechismo

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nella parte dedicata al sesto comandamento, così insegna:

I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità” (CCC. n. 2350).

La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli“. (CCC. n. 2353 )

Molti attualmente reclamano una specie di «diritto alla prova» quando c’è intenzione di sposarsi. Qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti « non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci ». L’unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l’uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva. L’amore umano non ammette la « prova ». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro“. (CCC. n. 2391)
 
Nella Familiaris Consortio Giovanni Paolo II ricorda che: “La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente” (FC 11).

 
Qui di seguito riporto un articolo della rivista “Il Timone” che approfondisce l’argomento alla luce dell’insegnamento della Chiesa nel Catechismo.

 

Castità: catechismo docet

(Autore: Roberto Lanzilli – Il Timone n.18 – marzo-aprile 2002)
 
La castità è la virtù morale che modera l’appetito sessuale e si colloca all’interno della temperanza.
Delle diverse forme di castità (verginale, giovanile, coniugale e vedovile) – tutti siamo chiamati alla castità – prenderemo in esame quella relativa ai fidanzati, facendo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica. In esso tale virtù è trattata in modo specifico, quando si parla del sesto Comandamento che la Tradizione della Chiesa ha sempre considerato come comprensivo della sessualità umana [3].

Al paragrafo 2337, leggiamo: “La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità (…) diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna”. Essa implica “l’integrità della persona e l’integralità del dono”.

Perché è indispensabile la castità?

In quanto virtù, essa è un mezzo dato all’uomo per diventare simile a Dio che è sommo bene. In che modo assume rilievo la sessualità concernente in maniera particolare l’affettività, la capacità di amare e di procreare?

Essendo l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio – il Quale è amore esprimentesi nelle persone della SS. Trinità in maniera totale e indissolubile – è chiaro che anche la sessualità umana deve manifestare tale sacralità nella relazione tra l’uomo e la donna. Dove? Nel matrimonio.

Invero, se la vocazione all’amore coniugale è vocazione al dono di sé nel matrimonio, è necessario arrivare a possedere se stessi (la cosiddetta integrità della persona) attraverso la conoscenza di sé, la rinuncia e l’attesa per potersi veramente donare. Inoltre, la totalità o integralità del dono si realizza non solo nella dimensione corporale, ma anche in quella temporale, cioè fino alla morte.

Pertanto, la castità non va intesa come un’attitudine repressiva della volontà, quale potrebbe mostrarsi nella continenza fine a se stessa. Al contrario è quella “energia spirituale” (Familiaris Consortio, 33) che libera il dono dell’amore ricevuto dall’egoismo dei sensi e dei sentimenti, più in generale dal desiderio del piacere non subordinato alla disposizione ad amare in tutte le circostanze, in vista del dono di sé nel matrimonio, avendo sempre presente il valore della persona ed il suo bene.

In altri termini, il piacere non deve essere l’unico valore e la base di ogni valutazione. “L’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera” (CCC. n. 2340) sono alcuni mezzi che la Chiesa ci consiglia in questo impegno continuo del dominio di sé.
 

GLOSSARIO

Virtù. Disposizione abituale e ferma a fare il bene. Ci sono due specie di virtù: naturali e so­prannaturali
Virtù naturali. Si producono nell’uomo con la ripetizione dell’atto sotto la guida della ragione naturale.
Virtù soprannaturali. Ci vengono date diret­tamente da Dio e dispongono l’intelletto e la volontà a seguire il dettame della ragione illu­minata dalla fede.
Temperanza. Virtù cardinale che modera l’at­trattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nei beni creati.
Fornicazione. Unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio.
 

NOTE:

[1] Persona Humana, par. 11.

[2] Ibid. par. 6,7.

[3] Il sesto comandamento (Catechismo della Chiesa Cattolica)

 
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-> Articolo correlato: Castità prematrimoniale, ragioni naturali