Castità prematrimoniale, ragioni naturali

Una frase oggi spesso ricorrente è questa: “la castità prematrimoniale è ormai qualcosa di superato che solo la Chiesa si ostina a proporre ai fidanzati”.

Nella mentalità comune non c’è nulla di più normale che i giovani fidanzati si comportino come se fossero già sposati.

Ma la castità è in realtà qualcosa che attiene alla natura dell’uomo e risponde ad un’esigenza profonda del suo cuore, perché possa realizzarsi pienamente. Per una riflessione sul tema, dunque, è possibile partire da un discorso eminentemente razionale, prima che religioso.
 
1) La ragione ci fa per prima cosa chiedere cosa sia l’atto sessuale.
Esso è l’atto di donazione massima e totale che più intimamente lega un uomo e una donna.
Ogni atto sessuale compiuto al di fuori di questa prospettiva (donazione totale e massima) è dunque una bugia e fa smarrire la verità di quest’atto.
Infatti se questo gesto è vero – cioè espressivo del fatto che uno dona tutto se stesso all’altro – può donarsi corporalmente solo quando è già avvenuta la donazione vicendevole attraverso il consenso nuziale.
Il sì che un uomo e una donna si dicono nel momento del matrimonio è un sì che li cambia in profondità: essi diventano uno proprietà dell’altro, diventano un noi per sempre. Finché non c’è questo sì, i due non sono ancora una cosa sola, non sono ancora uno dell’altro.
Risulta allora abbastanza chiaro che la persona, in un rapporto prematrimoniale, finga di donarsi in totalità, proprio perché esclude volutamente la totalità del dono. Se la persona si riservasse la possibilità di decidere altrimenti per il futuro… non si donerebbe totalmente.

2) Una constatazione di buon senso: il sesso unisce. “Crea cioè subito tra gli amanti un’unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun’altra relazione è in grado di eguagliare. Il sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta infatti drammaticamente le chance di divorzio”. (1)

3) Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché è proprio nell’attesa, se i due sono veramente consapevoli delle loro scelte, e non nella consumazione immediata degli istinti, che si consolida il rapporto e cresce la responsabilità ed il rispetto dell’uno verso l’altro. Si incrementa così l’amore quello vero.

4) Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile tra uomo e donna. Dunque “è innaturale creare, attraverso il rapporto sessuale, un’intimità così forte per poi romperla. Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone: il significato oggettivo del sesso è infatti più importante – prevale – sul significato soggettivo. Il don Giovanni impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più intima della sua persona. C’è un fatto inequivocabile: l’effetto unitivo automatico del sesso”. (2)

5) Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante “effetto valanga”, poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. Il fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant’è vero che si può ancora ripensarci.
Ebbene, se il rapporto sessuale lascia insoddisfatti, conduce facilmente a premature ed erronee ipotesi di incompatibilità mentre, invece, le due persone potrebbero essere fatte per sposarsi e, attraverso una più matura e profonda conoscenza reciproca, potrebbero raggiungere un affiatamento i cui riscontri positivi si riprodurrebbero anche sull’atto sessuale, perché l’affiatamento sessuale (lo dice la psicologia) è una conseguenza del dono di sé.
Se, viceversa, il rapporto risulta soddisfacente, porta ad idealizzare l’altra persona in modo entusiastico e a minimizzare le differenze esistenti, nell’illusione che le differenze (di carattere, interessi e visione della vita) si possano facilmente superare, mascherando così effettive incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.
L’atto sessuale prematrimoniale può dunque non di rado impedire una vera e profonda conoscenza, e può portare persone molto diverse (talvolta finanche incompatibili) a continuare a stare insieme e magari a sposarsi, aumentando il rischio di sfacelo dell’unione matrimoniale. L’unione sessuale cementa il rapporto tra un uomo e una donna, ma solo se si svolge al termine di un lungo percorso di conoscenza reciproca e di elaborazione di un progetto, altrimenti può avere un effetto contrario, cioè può portare a far poggiare il rapporto su qualcosa di fragile. Se faccio una colata di cemento sui muri in mattone di una casa in costruzione irrobustisco la casa stessa, ma se faccio la colata di cemento sui muri di paglia di una capanna distruggo la capanna.

La scienza conferma quanto fin qui detto. Lo studio, realizzato dagli studiosi della Brigham Young University’s School of Family Life guidati da Dean Busby e pubblicato sul Journal of Family Psychology, ha dimostrato che le coppie che esercitano la castità prima del matrimonio – rispetto a quelle che sperimentano la dimensione sessuale prima delle nozze – hanno una stabilità di coppia maggiore del 22%, una soddisfazione nella relazione superiore del 20%, una qualità del rapporto sessuale migliore del 15% e la comunicazione all’interno della coppia è stata valutata migliore del 12%.
In base alla ricerca, le coppie che demandano la scoperta sessuale alla prima notte di nozze si concentrano maggiormente su altri fattori di conoscenza, come il dialogo. Al contrario, le coppie che anticipano l’esperienza sessuale vivono una relazione meno profonda dal punto di vista intellettuale, quindi sviluppano meno la comunicazione, che è alla base di un rapporto solido e duraturo. Sembra, infatti, che a essere davvero indispensabile per una coppia felice, a differenza di quanto pensano in tanti, non sia il sesso ma il dialogo, la capacità di raccontarsi, confidarsi, condividere i problemi. Sono proprio questi gli elementi che creano la giusta complicità che dà stabilità alla coppia. Lo studio è pubblicato su Il Sole 24 ore. (3)

6) Talvolta si giustificano questi gesti dicendo che la celebrazione del matrimonio sarebbe una pura formalità, perché la cosa che più conta è l’affetto vicendevole.
L’errore del ragionamento sta nella premessa: è vero certamente che l’affetto o la volontà di stare insieme è elemento di primaria importanza perché, se mancassero, il matrimonio sarebbe nullo. Ma anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di fuori di una decisione di esclusività e permanenza.
Non è vero che il consenso matrimoniale (la celebrazione) sia solo una formalità, perché è un momento decisivo per la vita dei due: prima del consenso sanno di essere liberi e di non appartenersi ancora definitivamente (e a tal proposito va detto con chiarezza che non necessariamente il vaglio avvenuto durante il fidanzamento implica le nozze. Non ci sono e non ci devono essere fedine o promesse ufficiali che tengano: se si scopre a partire da valori e prospettive importanti che si è incompatibili, è un atto di giustizia, superare le illusioni, ringraziandosi vicendevolmente e slegarsi).
Dopo il consenso sono, e sanno di essere, ormai una cosa sola.

Solo il matrimonio è cosi forte ed esclusivo – e centrato sulla capacità dell’uomo di amare integralmente la persona – da giustificare, cioè rendere giusto di fronte agli uomini e a Dio (per il credente), l’atto sessuale che diventa una espressione intima dell’amore che i due si sono reciprocamente promessi nel patto matrimoniale. Al di fuori del matrimonio il sesso è una sorta di “furto” perché i due non si appartengono. La castità prematrimoniale è dunque il percorso propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio. Non si può capire l’indissolubilità matrimoniale se si rifiuta il valore della continenza prima delle nozze.

7) Quanto alla tesi del sesso come “prova d’amore”, l’amore non si prova. L’amore per sua indole si vive giornalmente nell’impegno e nel sacrificio che le vicissitudini della vita riservano; ecco perchè il rapporto prematrimoniale non può in nessun caso provare alcuna compatibilità o meno tra i partners. Inoltre, provare una persona significa ridurla ad oggetto.

8) La convivenza “di fatto” è, in tal senso, l’abbaglio più clamoroso per le coppie moderne: “esse pensano in questo modo di ‘provare’ il matrimonio, mentre la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché manca della responsabilità di una vita altrui per tutta la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale. Come scrivono Arturo Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò, c’è una bella differenza tra coniuge e compagno: l’uno – da cum e iugum è colui con il quale divido il giogo; l’altro – da cum e panis – colui con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo – esperienza aperta ai più svariati incontri – e un conto è mettere in comune la sorte e tutto se stesso. L’amore dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore libero da impegni è un controsenso. Il motto implicito di ogni convivenza è: ‘finché dura’”. (4)

9) Con i rapporti prematrimoniali i fidanzati si consegnano e si abituano a consegnarsi a chi loro non appartiene.
Di fronte ad un giovane che ha rapporti prematrimoniali con la sua ragazza, occorre farlo riflettere: se vuoi bene alla tua ragazza e anche a te stesso, abitua la tua ragazza a non consegnarsi a chi non le appartiene. Perché se la abitui a consegnarsi a chi non le appartiene mediante rapporti prematrimoniali, sarà facile che lei un giorno si consegni ad altri che non le appartengono. La fedeltà coniugale (e anche prematrimoniale) non si improvvisa, ma va preparata. Il fidanzamento serve anche a questo.

I rapporti prematrimoniali costituiscono spesso una premessa per l’infedeltà successiva e la rottura del futuro matrimonio. Come dicevamo, una casa, per rimanere in piedi, ha bisogno di fondamenta proporzionate. Ugualmente anche il matrimonio, per resistere a tutte le intemperie e anche ai terremoti, ha bisogno di fondamenta solide. Con i rapporti prematrimoniali si mette come fondamento del matrimonio il capriccio e la superficialità. Mentre il futuro matrimonio ha bisogno della solidità e della fermezza di carattere dei due.

10) Non va dimenticato poi che i rapporti sessuali sono potenzialmente procreativi. Questo significa che il rapporto sessuale, a differenza di altre manifestazioni di affetto che investono solo i due che si amano, coinvolge potenzialmente una terza persona che ha il diritto di nascere in una unione stabile e che fuori del matrimonio viene procreata irresponsabilmente.
Perché la relazione sessuale sia seria e responsabile si richiede un legame oggettivo preesistente. E questo proprio perché l’atto ha una intrinseca destinazione a suscitare la vita.
Il matrimonio suggella la completa e definitiva donazione di sé all’altro e, dunque, solo allora si giustifica quella più intima e profonda donazione di sé che si concreta, anche, nella potenzialità procreativa dell’atto sessuale.

11) “Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile convincere le persone che è meglio sforzarsi di rimandare a dopo le nozze. Ma i fatti della legge morale sono molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte al lungo cammino della storia, la verità si impone: una società non casta è ricca di divorzi e povera di figli”. (5)

12) Si tratta solo di riconoscere che l’amore non è gioco, ma dono totale di sé che edifica una società a partire dall’adesione alla realtà e dal riconoscimento morale dell’essere persona, e non individui o cose. Si tratta cioè di riflettere sulla dignità della persona: l’uomo è dotato di un’anima razionale e dunque è superiore al mondo animale. E’ in grado di dominare i suoi istinti e può dunque evitare di farsene sopraffare.

Queste considerazioni sono frutto della riflessione razionale filosofica, che può per esempio essere rintracciata nei filosofi pagani dell’antichità come Platone, Epitteto, Plinio il Giovane, Musonio Rufo e Seneca, e ci danno la certezza che l’uomo non nel libertinaggio e nella de-responsabilizzazione realizza sé stesso, ma nella verità dell’ordine morale naturale e nell’impegno di adesione ad esso, sforzandosi di condurre una vita regolata e ordinata.

13) Il cristiano sa di avere in questo cammino un aiuto potente ed efficace, ovvero la grazia che gli deriva dalla preghiera e dai Sacramenti che rafforzano la sua volontà nel seguire questa (come altre) virtù che la Chiesa saggiamente insegna.
 
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NOTE

(1) Cfr. M. Palmaro, Castità pramatrimoniale: perchè si?, Il Timone, Marzo/Aprile 2002 (n. 18), pag.32.

(2) Ibidem

(3) Cfr. Sesso: unioni più stabili per le coppie che ‘attendono’ (Il Sole 24 Ore); Sesso: castità prematrimoniale, il segreto per una coppia felice (Dire Donna).

(4) Cfr. M. Palmaro, Castità pramatrimoniale: perchè si?, Il Timone, Marzo/Aprile 2002 (n. 18), pag.32.

(5) Ibidem

 

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