Un anziano dona un pacchetto di pasta all’asta parrocchiale e un imprenditore lo compra per più di 2.500 euro

La storia toccante del pensionato che ha offerto tutto ciò che aveva e che sta emozionando tutto il Brasile attraverso le reti sociali
 
Il blog Ancoradouro ha riferito un fatto toccante avvenuto questo mese nella parrocchia di San Giovanni Battista di Ituverava, nell’interno dello Stato di San Paolo, in Brasile.La parrocchia stava portando avanti il progetto di costruzione di un centro pastorale, e a metà mese ha realizzato un’asta per raccogliere fondi, con pecore, maiali, mobili e un oggetto che ha richiamato l’attenzione di tutta la comunità: un anziano della parrocchia, Antônio Vicente da Silva, noto come o “Zé do Rádio”, di 81 anni, ha cercato il parroco, padre Adailson Ferreira de Oliveira, per fare l’unica offerta che le sue condizioni finanziarie gli permettevano in quel momento: un pacco di pasta.

Questa storia ha già commosso tutti i parrocchiani, come ha testimoniato il parroco durante la Messa, e ha avuto un altro capitolo che ha toccato ancor di più la comunità: un imprenditore locale, Walter Gama Terra Júnior, ha deciso di comprare il pacco di pasta per 12.000 reais, equivalenti a poco più di 2.600 euro.

“Questa storia ci ha insegnato molto e ha fatto una grande differenza”, ha affermato padre Adailson.

“Il signor Antônio mi ha detto che voleva aiutare la nostra raccolta, perché abbiamo ricevuto ogni tipo di oggetti da offrire, come torte, polli, valigie, tavoli, borse… Questo signore ha detto che voleva fare anche lui la sua parte, ma poteva contribuire solo con un pacco di pasta, perché era tutto quello che aveva. Ha donato con cuore generoso, e dopo aver impacchettato il suo dono, come abbiamo fatto con tutti gli altri, abbiamo iniziato l’asta. Continua a leggere

Una carezza nel buio

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.
 
Massimo Gramellini, Il Caffè, 13 maggio

(fonte: Corriere della Sera)

 

Santi di ghiaccio, quando l’Inverno irrompe nel cuore della Primavera

Il fenomeno delle improvvise gelate primaverili fuori programma (soprattutto in maggio) è sempre esistito. Temutissimo dai contadini, specialmente in epoche in cui l’agricoltura era tutto, era posto sotto il patrocinio di quattro Santi, detti appunto «Santi del ghiaccio».
 

Con la primavera che entra nel pieno del suo vigore, le giornate si allungano e le temperature salgono, l’inverno per molti sembra oramai un ricordo lontano. Ma esiste una tradizione, che fonda la sua storia in secoli e secoli di osservazioni dei contadini, che ci ricorda come invece l’inverno, proprio in questo periodo possa fare la sua ricomparsa, in particolar modo sull’Europa centro settentrionale. Stiamo parlando del periodo denominato “Santi di Ghiaccio”, ovvero quei giorni che solitamente vanno all’11 Maggio al 15 Maggio, durante il quale ogni anno si dovrebbe verificare un brusco abbassamento delle temperature, specie sull’Europa centro settentrionale.

La tradizione contadina ha associato questo calo delle temperature, e quindi con le tardive gelate di metà maggio, a un’irruzione di aria fredda d’origine polare. Da qui nacque la credenza popolare dei “Santi di ghiaccio”, ovvero una “singolarità meteorologica”, un evento meteorologico che ricorre con una certa regolarità in un determinato periodo dell’anno, e che porta a condizioni meteorologiche diverse da quelle che normalmente sono attese per tale periodo.

Non si sa con preciso quando nacque questa tradizioni anche se in molto affermano che la sua storia ebbe origine durante il periodo medioevale. Come accennato prima i Santi coinvolti dalla credenza popolare sono quelli associati ai giorni dal 11 al 15 maggio:San Mamerto, San Pancrazio, San Servazio e San Bonifacio di Tarso, a cui si aggiunge anche Santa Sofia di Roma, chiamata in tedesco “die kalte Sophie”, ovvero “la fredda Sofia”. Va tuttavia preso in considerazione il fatto che la tradizione nacque prima della riforma gregoriana (1582) del calendario. Se non si considera la riforma gregoriana, i Santi di ghiaccio inizierebbero il 19 maggio, per terminare il 23 maggio. Continua a leggere

Da sei anni porta tutti i giorni il compagno disabile a scuola sulle spalle

Zhang Ze è un ragazzo cinese di 12 anni. Da tempo è affetto da una malattia che gli impedisce di camminare o di essere autonomo. Zhang Ze però non è mai solo: al suo fianco c’è sempre il suo amico Xu Bingyang, che fin dall’età di 6 anni si è preso cura del suo migliore amico: “Io peso più di 40 chili, mentre Zhang pesa solo 25. Per me è facile trasportarlo”, ha detto Xu al Sichuan Online. Come riporta “Il Messaggero”, entrambi i ragazzi sono inseparabili fin da piccoli.

Chi trova un amico…

A unirli una grande amicizia fatta di continui gesti di altruismo da parte di Xu, grande e forzuto, nei confronti di Zhang Ze, mingherlino e disabile. Fin dal giorno in cui si sono conosciuti, in prima elementare, nella città di Meishan Xu ha portato il suo compagno di classe a scuola sulle spalle per sei anni consecutivi. Tutti i giorni sempre lo stresso tragitto, casa-scuola, aiutandolo anche a mangiare e persino ad andare alla toilette. Mai, in questi anni, Xu si è tirato indietro: si è sempre prodigato per aiutare il suo amico. Continua a leggere

Mamma cieca conosce volto del figlio atteso, grazie alla stampante 3D

E’ una storia che risale al 2015, ma non la conoscevo. Personalmente la trovo bellissima e, anche se un po’ datata, la rilancio volentieri.

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Tatiana Guerra ha 30 anni, ha perso la vista quando ne aveva 17 e ora che è alla ventesima settimana di gravidanza non può vedere le ecografie del bambino. Può solo immaginare, dalla descrizione del medico, come sarà il volto del suo primo figlio, Murilo.

“Immagino il naso a forma di una piccola patata, una bocca sottile e le mani paffute”, dice Tatiana ignara della sorpresa che sta per ricevere: una stampa tridimensionale del volto di Murilo.

Quindici minuti per trasformare un’ecografia in qualcosa da poter accarezzare e abbracciare.

Una storia vera che il brand Huggies ha utilizzato come pubblicità.

(Fonte: Repubblica)
 

 

Modena: la voce della mamma fa uscire un neonato dalla terapia intensiva

Cento giorni in terapia intensiva per il piccolo Alessandro, che guarisce grazie al canto della sua mamma.
 
Una storia che spiega da sola come la mamma sia una sola e come il potere della sua voce possa fare davvero miracoli. All’ospedale di Modena il piccolo Alessandro è uscito dalla terapia intensiva grazie al canto della madre.

Il bambino, che compierà 10 mesi il 4 marzo, ha trascorso ben cento giorni nel reparto di Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Modena. Era nato prematuro, con problemi all’intestino gravi.

Gravi al punto da costringerlo in un lettino, con tanti tubi e poche speranze di essere abbracciato e cullato. Invece i medici dell’ospedale hanno ultimamente approvato l’uso di una terapia che prevede il contatto con la mamma.

Così la donna, Cristina Iossa, si è recata ogni giorno in ospedale: entrava in reparto, parlava al piccolo Alessandro e gli cantava dolci canzoncine. Questo è stato indispensabile.

Gli stessi medici hanno sottolineato come il cervello del piccolo benefici della voce della mamma, addirittura più che della voce di un eventuale papà, perché si crea un rapporto unico. Continua a leggere

Eugeniu Iordăchescu, l’angelo che salvò le chiese dalla furia comunista

 di Angelo Bonaguro
 
(Tempi,

All’epoca Iordăchescu era uno dei responsabili dell’ufficio progetti della capitale, e il pensiero che sarebbero stati distrutti numerosi edifici legati alla tradizione del suo popolo lo tormentava. Poi venne il bel giorno: «L’idea mi venne come un dono, una grazia di Dio che mi accompagnò passo passo», ha raccontato qualche anno fa alla tv. Lo capì osservando un ristorante pieno di gente, dove i camerieri si muovevano con agilità portando i vassoi con i bicchieri pieni, senza far cadere una goccia. Ecco la soluzione: tagliare le antiche fondamenta, sollevare l’edificio, infilarci sotto una sorta di «vassoio», imbragare il tutto e portarlo altrove facendolo scorrere piano piano sulle rotaie. Una volta sul posto, il «vassoio», costruito secondo norme antisismiche, veniva posato sulle nuove fondamenta con tutti i «bicchieri». Iordăchescu raggruppò un team di ingegneri che gli diedero del visionario, ma alla fine riuscì ad ottenere l’approvazione del progetto. Continua a leggere